Arsenico nell'acqua di pozzo: come controllarlo
Perché l'arsenico è un problema da pozzo
L'arsenico nelle acque sotterranee è quasi sempre di origine naturale: viene ceduto da rocce e sedimenti, in particolare in aree vulcaniche e in alcune zone alpine e di pianura dove la falda è povera di ossigeno. A differenza dei nitrati, non dipende da quello che succede in superficie e non si risolve proteggendo meglio la testa del pozzo.
Chi usa l'acquedotto beneficia dei controlli del gestore e degli eventuali impianti di rimozione installati a monte. Chi beve l'acqua di un pozzo privato, invece, è l'unico responsabile della sua qualità. Il rischio legato all'arsenico è cronico: la IARC lo classifica come cancerogeno per l'uomo e gli effetti dipendono dall'esposizione prolungata negli anni, non da un singolo bicchiere.
La guida su arsenico e nitrati nell'acqua di pozzo confronta i due contaminanti più diffusi nei pozzi privati; qui l'attenzione è sulla gestione dell'arsenico una volta che il pozzo è in uso: controlli, usi possibili, trattamenti e verifiche.
Il valore di riferimento e il suo significato
Il D.Lgs. 18/2023 fissa per l'arsenico un valore di parametro di 10 µg/L nell'acqua destinata al consumo umano, senza periodi transitori. È lo stesso valore della direttiva (UE) 2020/2184. Il valore si applica all'acqua usata per bere, cucinare e preparare alimenti, indipendentemente dal fatto che provenga da una rete pubblica o da un pozzo.
Nelle acque sotterranee la soglia di contaminazione del D.Lgs. 152/2006 è sempre 10 µg/L, ma ha un altro significato: serve a capire se un sito è contaminato. Quando l'arsenico è naturale, le autorità ambientali possono riconoscere un valore di fondo più alto per la falda, ma questo non rende l'acqua potabile: per bere conta solo il valore di 10 µg/L.
Il dato si legge in µg/L, cioè microgrammi per litro. Un esito come «0,012 mg/L» equivale a 12 µg/L, quindi sopra il valore: un errore di lettura delle unità frequente sui referti.
Come impostare i controlli nel tempo
Un'unica analisi dice poco su un parametro che può variare con il livello della falda e con la stagione. Un calendario ragionevole per un pozzo usato per bere segue questa logica.
- Primo controllo prima dell'uso: profilo completo con arsenico, microbiologia e principali parametri chimici, come descritto nella guida sul nuovo pozzo.
- Conferma: se l'arsenico è vicino o sopra 10 µg/L, un secondo prelievo in una stagione diversa, per capire quanto varia.
- Controllo periodico: almeno una volta l'anno se la zona è nota per l'arsenico o se un controllo precedente ha dato valori non trascurabili.
- Dopo eventi straordinari: siccità prolungata, alluvioni, lavori sul pozzo o sulla pompa, che possono cambiare la parte di falda da cui si preleva; vedi la guida sull'analisi del pozzo dopo siccità o alluvioni.
- Con un trattamento installato: prelievi a monte e a valle, come spiegato più avanti.
Per il prelievo si fa scorrere l'acqua finché non arriva dalla falda e non da serbatoi o tubazioni. Il flacone per metalli fornito dal laboratorio contiene già il conservante e non va sciacquato.
Arsenico alto: quali usi restano possibili
Un valore sopra 10 µg/L non rende inutilizzabile il pozzo per tutto. Il rischio riguarda l'ingestione, mentre l'assorbimento attraverso la pelle è molto basso. La tabella riassume le indicazioni generali, da adattare al caso con il servizio di igiene pubblica dell'ASL.
| Uso | Arsenico sopra 10 µg/L | Nota |
|---|---|---|
| Bere, preparare bevande | da evitare | usare acqua trattata e verificata o confezionata |
| Cucinare pasta, riso, legumi, minestre | da evitare | gli alimenti assorbono l'acqua di cottura |
| Lavare frutta e verdura, risciacquo finale | preferibile acqua trattata | contatto breve ma residuo sull'alimento |
| Igiene personale, doccia, lavatrice | in genere possibile | l'assorbimento cutaneo è minimo |
| Irrigazione dell'orto | da valutare | dipende dal valore e dalle colture |
| Abbeveraggio animali | da valutare | vedi la guida sull'acqua a uso zootecnico |
Un errore diffuso è bollire l'acqua pensando di renderla sicura. La bollitura non rimuove l'arsenico e, facendo evaporare una parte dell'acqua, ne aumenta la concentrazione.
Trattamenti: cosa funziona e cosa no
Esistono tecnologie efficaci per ridurre l'arsenico, ma nessuna funziona senza un dimensionamento sull'acqua reale. Le principali sono queste.
### Adsorbimento su ossidi di ferro Cartucce o colonne con media a base di ossidi o idrossidi di ferro trattengono l'arsenico. La capacità si esaurisce con il volume trattato e con la presenza di altri ioni come fosfati e silice, quindi il media va sostituito secondo i risultati delle analisi, non solo a calendario.
### Osmosi inversa al punto d'uso Un impianto sotto il lavello riduce l'arsenico nell'acqua da bere e per cucinare. È una soluzione mirata al rubinetto alimentare, che lascia invariata l'acqua per gli altri usi.
### Il ruolo della forma chimica Nelle falde povere di ossigeno l'arsenico è spesso presente come arsenico trivalente, che molti sistemi trattengono peggio della forma pentavalente. Per questo alcuni impianti prevedono una fase di ossidazione a monte. Chiedere all'installatore come il sistema gestisce questa differenza evita delusioni.
Caraffe filtranti e filtri a carbone attivo non sono progettati per l'arsenico. La guida sull'osmosi inversa per l'acqua di casa descrive pregi e limiti di quella tecnologia.
Verificare che il trattamento funzioni
Un impianto per l'arsenico va controllato con le analisi, perché quando il media si esaurisce l'acqua trattata torna a superare il valore senza alcun segnale visibile. Lo schema minimo prevede un prelievo a monte e uno a valle al collaudo, poi controlli periodici a valle con una frequenza legata ai volumi trattati e ai risultati precedenti.
Esempio: un pozzo con 28 µg/L di arsenico alimenta un'abitazione di quattro persone con un filtro a ossidi di ferro. Al collaudo l'acqua trattata dà 2 µg/L; dopo sei mesi 7 µg/L. Il valore è ancora conforme, ma l'andamento indica che il media si sta esaurendo e che la sostituzione va anticipata rispetto al calendario del fornitore.
Per il primo inquadramento serve l'analisi completa dell'acqua di pozzo; per i controlli successivi può bastare un profilo mirato come l'analisi dei metalli pesanti nell'acqua. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esiti riportati nel Rapporto di Prova.
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Domande frequenti
- Posso fare la doccia con acqua di pozzo ricca di arsenico?
- In genere sì. Il rischio dell'arsenico è legato all'ingestione ripetuta nel tempo, mentre l'assorbimento attraverso la pelle è molto basso. Per bere, cucinare e preparare bevande va invece usata acqua trattata e verificata con analisi, oppure acqua confezionata. Per situazioni particolari, come valori molto elevati, è utile chiedere un parere al servizio di igiene pubblica dell'ASL.
- L'arsenico nel pozzo può cambiare nel tempo?
- Sì. La concentrazione dipende dalle condizioni della falda, dal livello dell'acqua e da quanto si preleva, e può variare tra stagioni o dopo periodi di siccità. Per questo un singolo risultato vicino a 10 µg/L va confermato con un secondo prelievo in un periodo diverso, e il controllo va ripetuto almeno una volta l'anno nelle zone in cui l'arsenico è noto.
- Le caraffe filtranti tolgono l'arsenico?
- Non sono progettate per farlo e non vanno usate come soluzione per un pozzo con arsenico sopra il valore di legge. Funzionano sistemi specifici come media adsorbenti a base di ossidi di ferro o l'osmosi inversa, dimensionati sull'acqua reale. L'efficacia di qualsiasi trattamento si dimostra solo con un'analisi dell'acqua a valle, ripetuta nel tempo.
- Se l'arsenico è naturale vale comunque il limite di 10 µg/L?
- Sì. Per l'acqua che si beve il D.Lgs. 18/2023 fissa 10 µg/L senza distinguere l'origine. Un valore di fondo naturale più alto può essere riconosciuto per la falda nei procedimenti ambientali, ma non cambia il giudizio sull'acqua da bere. L'origine naturale incide solo sulle soluzioni: proteggere il pozzo non basta, serve trattare l'acqua o cambiare fonte.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org