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Arsenico e nitrati nell’acqua di pozzo

Arsenico: un’eredità geologica

L’arsenico nelle acque sotterranee proviene in gran parte dalle rocce e dai sedimenti attraversati dalla falda. In Italia concentrazioni significative sono documentate soprattutto nelle aree vulcaniche e geotermiche del Lazio, della Toscana (ad esempio nell’area dell’Amiata), della Campania e della Sicilia, e in alcune falde profonde in condizioni riducenti della pianura padana e del Trentino-Alto Adige. In passato diversi acquedotti di queste zone hanno operato in regime di deroga, fino all’adeguamento degli impianti. Il valore di parametro del D.Lgs. 18/2023 è 10 µg/L: è basso perché l’esposizione prolungata all’arsenico inorganico è associata a effetti cronici, compresi tumori della pelle, del polmone e della vescica, secondo le valutazioni di OMS e IARC.

Nitrati: il segno delle attività in superficie

I nitrati arrivano in falda soprattutto da fertilizzanti azotati, reflui zootecnici, fanghi e scarichi civili non trattati. Sono molto solubili e si muovono facilmente con l’acqua di infiltrazione. Le aree più esposte sono quelle ad agricoltura e allevamento intensivi, designate come zone vulnerabili da nitrati in applicazione della direttiva 91/676/CEE, e i pozzi poco profondi vicini a fosse settiche o concimaie. Il valore di parametro di 50 mg/L serve a proteggere i lattanti dalla metaemoglobinemia. Il D.Lgs. 18/2023 fissa anche 0,5 mg/L per i nitriti e una condizione combinata: la somma di nitrati/50 e nitriti/3, in mg/L, non deve superare 1.

Perché i valori cambiano nel tempo

L’arsenico tende a essere stabile nel tempo per uno stesso pozzo, perché dipende dalla geologia; può però cambiare se cambia la profondità di pescaggio o se variano le condizioni di ossido-riduzione della falda. I nitrati, al contrario, variano con le stagioni: aumentano spesso dopo le concimazioni e con le prime piogge autunnali che dilavano il suolo, e possono diminuire nei periodi di ricarica. Un singolo valore sotto il limite non dice quindi molto se è vicino alla soglia: per i nitrati conviene ripetere l’analisi in periodi diversi dell’anno; per l’arsenico, un controllo periodico conferma la stabilità.

Come si analizzano

I nitrati si determinano di norma in cromatografia ionica secondo UNI EN ISO 10304-1, insieme a nitriti, cloruri e solfati; l’arsenico con spettrometria di massa a plasma (ICP-MS) secondo UNI EN ISO 17294-2, che permette di misurarlo ben sotto il limite di 10 µg/L. Il campione per i metalli va raccolto in un flacone dedicato e acidificato, quello per gli anioni in un contenitore pulito e refrigerato. Nel profilo conviene includere anche ferro e manganese: se presenti, influenzano la scelta del trattamento per l’arsenico. Per i pozzi in aree vulcaniche hanno senso anche fluoruri e boro, spesso associati all’arsenico.

Trattamenti domestici: cosa funziona

Bollire l’acqua non serve: non elimina né arsenico né nitrati e, concentrando l’acqua, li aumenta leggermente. L’osmosi inversa riduce in modo efficace sia nitrati sia arsenico ed è la soluzione più usata per l’acqua da bere. Per l’arsenico esistono anche filtri ad adsorbimento su ossidi di ferro o di alluminio; poiché l’arsenico trivalente, frequente nelle acque riducenti, si rimuove peggio di quello pentavalente, molti sistemi prevedono una preossidazione. Per i nitrati si usano anche resine a scambio ionico selettive. Ogni trattamento va dimensionato sul risultato dell’analisi e verificato con un’analisi a valle; le apparecchiature domestiche devono rispettare il D.M. 25/2012 ed essere manutenute.

Leggere il risultato e decidere

Il Rapporto di Prova riporta arsenico in µg/L e nitrati in mg/L, con metodo e, se richiesto, il valore di parametro. Con arsenico sopra 10 µg/L o nitrati sopra 50 mg/L, non usare l’acqua per bere e cucinare finché non hai una soluzione verificata, e in particolare non usarla per preparare alimenti per lattanti. Valori vicini al limite giustificano controlli più frequenti. Se il pozzo serve un’attività o più famiglie, il superamento va gestito con l’ASL. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

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Domande frequenti

Qual è il limite di arsenico e nitrati nell’acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 fissa 10 µg/L per l’arsenico e 50 mg/L per i nitrati, con un limite di 0,5 mg/L per i nitriti e una condizione combinata tra nitrati e nitriti.
Bollire l’acqua elimina arsenico o nitrati?
No. La bollitura agisce sui microrganismi, non sulle sostanze chimiche, che anzi si concentrano un poco per evaporazione.
Ogni quanto controllare un pozzo per arsenico e nitrati?
Per i nitrati almeno una volta l’anno, meglio in periodi diversi se i valori sono vicini al limite; per l’arsenico un controllo periodico conferma la stabilità, più spesso se usi un trattamento da verificare.
L’osmosi inversa elimina l’arsenico?
Lo riduce in modo efficace, così come i nitrati. L’efficacia reale va però verificata con un’analisi a valle dell’impianto e mantenuta con la manutenzione prevista.
Come faccio a sapere se la mia zona ha problemi di arsenico?
Consulta i dati di ARPA, Regione e gestore idrico, che pubblicano monitoraggi delle falde e della rete. Se la tua zona è di origine vulcanica o geotermica, includi comunque l’arsenico nella prima analisi del pozzo.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org