PFAS nell’acqua: come si analizzano in un laboratorio accreditato
Perché i PFAS sono una prova “difficile”
I PFAS non sono un singolo parametro ma una famiglia di migliaia di sostanze per- e polifluoroalchiliche. I valori di interesse per l’acqua potabile sono bassissimi, nell’ordine dei nanogrammi per litro, e gli stessi PFAS sono presenti in molti materiali di uso comune: alcuni tubi e guarnizioni in fluoropolimeri, tessuti tecnici idrorepellenti, carte oleorepellenti. Questo significa che il risultato dipende molto da tre fattori: la sensibilità strumentale, la pulizia della catena analitica (bianchi di laboratorio sotto controllo) e la correttezza del prelievo. Sono proprio gli aspetti che un sistema di qualità ISO/IEC 17025 obbliga a tenere sotto controllo e documentare.
Il metodo: estrazione e LC-MS/MS
La tecnica di riferimento è la cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa tandem (LC-MS/MS), spesso preceduta da un’estrazione in fase solida (SPE) che concentra i composti, oppure in alcuni casi con iniezione diretta del campione. Tra i metodi normati il riferimento internazionale è la ISO 21675 per i PFAS nelle acque; molti laboratori usano anche metodi interni validati o derivati dai metodi EPA. La quantificazione avviene di norma con standard interni marcati isotopicamente, che correggono le perdite durante la preparazione. Quando leggi il Rapporto di Prova, il metodo indicato ti dice come è stato ottenuto il dato e permette di confrontarlo con il campo di accreditamento.
L’elenco dei composti: la domanda da fare per prima
Due laboratori possono entrambi “analizzare i PFAS” e cercare liste diverse. Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva (UE) 2020/2184, fa riferimento a una “somma di PFAS” basata su un elenco definito di sostanze; il correttivo D.Lgs. 102/2025 ha eliminato il parametro “PFAS totale” e aggiunto la “somma di 4 PFAS” (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS, 0,02 µg/L). Un pannello ridotto (per esempio solo PFOA e PFOS) può bastare per uno screening, ma non per un confronto con il valore di parametro della somma. Prima di ordinare chiedi quindi: quali composti sono inclusi, se il pannello copre la somma di PFAS prevista dalla normativa e, per ciascun composto, se la prova rientra nel campo di accreditamento per la matrice acqua potabile.
Limite di quantificazione e incertezza
Il limite di quantificazione (LOQ) è la concentrazione più bassa che il laboratorio riesce a misurare con affidabilità. Per i PFAS è un dato decisivo: se il LOQ di un composto è troppo vicino al valore di riferimento, un risultato “< LOQ” dice poco. Per la somma conta anche la regola con cui il laboratorio tratta i valori sotto il LOQ (di solito considerati pari a zero o a metà LOQ, a seconda del criterio dichiarato). Nel Rapporto di Prova trovi per ciascun composto il risultato, l’unità di misura (ng/L o µg/L), l’incertezza di misura quando pertinente e il LOQ: verificali prima di trarre conclusioni.
Come si preleva un campione per PFAS
Il prelievo segue regole più severe rispetto a un’analisi ordinaria. Si usano flaconi forniti dal laboratorio, in genere in polipropilene o polietilene ad alta densità, evitando contenitori o tappi in PTFE e vetro se non previsti dal metodo. Chi preleva non dovrebbe indossare abiti idrorepellenti trattati, usare creme o cosmetici e maneggiare carta oleorepellente subito prima. Si lascia scorrere l’acqua, si riempie il flacone senza toccare l’interno del tappo e si conserva il campione refrigerato fino alla consegna. Alcuni laboratori inviano anche un bianco di campo, un flacone di acqua pulita da aprire sul posto per verificare eventuali contaminazioni.
Chi ha davvero bisogno di un laboratorio accreditato
Per i gestori idrici e per chi deve documentare la qualità di acqua destinata al consumo umano — ad esempio un’azienda alimentare o una struttura ricettiva con pozzo autonomo — la scelta di prove accreditate è la via più solida, perché il dato può essere richiesto da autorità sanitarie o clienti. Per un privato con pozzo, l’accreditamento resta una garanzia di metodo validato e controlli di qualità, anche se l’analisi non ha uno scopo formale. In entrambi i casi l’analisi si chiude con un Rapporto di Prova, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
Cosa fare con il risultato
Se tutti i composti sono sotto il LOQ, il dato descrive quel campione in quel momento: per un pozzo vicino a fonti note di PFAS può avere senso ripetere il controllo nel tempo. Se uno o più composti sono quantificati, confronta la somma con il valore di parametro applicabile e, per un pozzo privato, valuta con il servizio di igiene pubblica della ASL l’uso dell’acqua. I sistemi domestici a carbone attivo o a osmosi inversa possono ridurre i PFAS, ma la loro efficacia va verificata con un’analisi a valle del trattamento, non data per scontata.
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Domande frequenti
- Quanti PFAS cerca il laboratorio?
- Dipende dal pannello: da pochi composti per uno screening fino a oltre venti. Per il confronto con la somma di PFAS del D.Lgs. 18/2023 serve un pannello che includa l’elenco di sostanze previsto dalla normativa.
- Posso usare una mia bottiglia per il campione PFAS?
- Meglio di no. Usa il flacone fornito dal laboratorio e segui le istruzioni di prelievo: contenitori e tappi non idonei possono cedere o adsorbire PFAS e falsare il risultato.
- Cosa significa “< LOQ” nel Rapporto di Prova?
- Che il composto, se presente, è sotto la concentrazione minima misurabile con affidabilità dal metodo. Per interpretarlo verifica che il LOQ sia adeguatamente inferiore al valore di riferimento.
- I PFAS si possono analizzare con un test rapido domestico?
- No: alle concentrazioni di interesse per l’acqua potabile serve strumentazione LC-MS/MS di laboratorio. Diffida di kit che promettono un risultato sui PFAS senza analisi strumentale.
- Un filtro domestico elimina i PFAS?
- Carbone attivo e osmosi inversa possono ridurli, con efficacia variabile secondo il sistema e la sua manutenzione. L’unico modo per saperlo è analizzare l’acqua dopo il trattamento.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org