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Quale analisi dell’acqua potabile scegliere

I tre profili in una tabella

Sul sito trovi tre analisi dell’acqua potabile pensate per esigenze diverse. Non sono tre livelli di qualità dello stesso prodotto: cambiano i parametri, chi esegue il prelievo e quindi l’uso che puoi fare del risultato. La tabella mette a confronto gli elementi che di solito decidono la scelta.

Profilo basePozzo completoAllineato al D.Lgs. 18/2023
ParametriE. coli, enterococchi, coliformi, nitratiCome il base + arsenicoCome il pozzo completo + PFAS
PrelievoKit fai-da-teKit fai-da-teTecnico in loco
Fonte tipicaRubinetto da acquedotto, piccolo pozzo già notoPozzo privato usato per bereAcqua fornita a terzi, strutture, controlli documentati
Domanda a cui rispondeC’è contaminazione fecale o da nitrati?La falda è idonea al consumo?Il quadro regge un controllo strutturato?

Il dettaglio aggiornato di parametri e tempi di consegna è nelle schede: pacchetto base, analisi completa per pozzo e profilo D.Lgs. 18/2023. Tutti e tre restituiscono un Rapporto di Prova emesso secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Profilo base: quando quattro parametri bastano

Il profilo base risponde alla domanda più frequente: l’acqua che esce dal mio rubinetto è contaminata? Escherichia coli ed enterococchi intestinali indicano una contaminazione di origine fecale e per l’acqua destinata al consumo umano il valore di parametro è 0 UFC in 100 mL. I coliformi totali segnalano problemi igienici dell’impianto (serbatoi, autoclavi, filtri trascurati), mentre i nitrati, con valore di parametro di 50 mg/L, rivelano l’influenza di concimi, reflui o scarichi.

È la scelta sensata se sei allacciato all’acquedotto. Il gestore controlla l’acqua fino al contatore; dopo, la responsabilità è di chi gestisce l’impianto interno, cioè tu o il condominio. Il profilo base intercetta i problemi tipici di quel tratto: ristagni, cisterne, tubazioni datate. Per i metalli che possono cedere le tubazioni (piombo, nichel, rame) servono invece analisi dedicate come il pacchetto metalli pesanti.

Il limite del profilo base è il perimetro: non dice nulla su arsenico, PFAS, solventi o pesticidi. Usarlo su un pozzo mai analizzato significa ottenere una risposta parziale proprio sui contaminanti che non si vedono e non si sentono.

Pozzo completo: perché l’arsenico fa la differenza

Con un pozzo privato nessuno controlla la fonte al posto tuo. Il profilo completo aggiunge l’arsenico, il cui valore di parametro è 10 µg/L: è un contaminante quasi sempre di origine naturale, presente in alcune falde di aree vulcaniche e in diverse pianure alluvionali, ed è inodore e insapore. L’unico modo per sapere se c’è è misurarlo.

La differenza pratica tra base e completo emerge quando il risultato è sfavorevole. Un’acqua con E. coli si può rendere sicura con disinfezione e interventi sulla testa del pozzo; un’acqua con arsenico o nitrati elevati no, perché la bollitura concentra le sostanze disciolte invece di eliminarle. Sapere fin dall’inizio se il problema è microbiologico o chimico cambia l’intervento da fare (e il suo costo).

Per approfondire i due contaminanti chimici più comuni nelle falde c’è la guida su arsenico e nitrati nell’acqua di pozzo. Se il pozzo è nuovo o non è mai stato analizzato, la guida nuovo pozzo: le analisi prima dell’uso spiega quali parametri aggiungere in base al territorio, ad esempio ferro, manganese o ammonio.

Profilo allineato al D.Lgs. 18/2023: cosa significa davvero

Il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 recepisce la direttiva (UE) 2020/2184 e fissa nell’Allegato I i valori di parametro per le acque destinate al consumo umano. È stato integrato dal correttivo D.Lgs. 19 giugno 2025, n. 102, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 4 luglio 2025: per i valori da applicare conviene sempre consultare il testo coordinato su Normattiva e il testo del correttivo in Gazzetta Ufficiale.

Il profilo allineato al decreto aggiunge ai parametri del pozzo completo la ricerca dei PFAS, per i quali il D.Lgs. 18/2023, come modificato dal D.Lgs. 102/2025, prevede la somma di PFAS (0,10 µg/L) e la nuova somma di 4 PFAS (PFOA, PFOS, PFNA, PFHxS), mentre il parametro PFAS totale della direttiva (UE) 2020/2184 non è stato mantenuto. Il prelievo è eseguito da un tecnico, che usa materiali dedicati ed evita contaminazioni del campione.

“Allineato” indica che i parametri scelti seguono il quadro del decreto, non che l’analisi esaurisca tutto l’Allegato I, che comprende molti più parametri. La conformità del singolo campione si legge nei risultati del Rapporto di Prova. Se ti servono solo i PFAS, ad esempio in una zona con contaminazione nota, esiste la ricerca PFAS dedicata.

Kit fai-da-te o prelievo del tecnico

Il modo in cui viene prelevato il campione pesa quanto la scelta dei parametri. Con il kit il prelievo lo fai tu seguendo le istruzioni: il Rapporto di Prova indica che il campione è stato consegnato dal cliente e i risultati valgono per il campione così come è arrivato in laboratorio. Per un controllo domestico è una soluzione adeguata ed economica.

Con il prelievo del tecnico, il campionamento è documentato da un verbale e segue procedure codificate (punto di prelievo, flussaggio, conservazione, trasporto refrigerato). È la scelta da preferire quando il risultato deve essere esibito a terzi: un Comune per una pratica edilizia, un’ASL, un acquirente, i clienti di una struttura. La guida sul campionamento accreditato spiega perché un prelievo sbagliato può invalidare anche un’analisi eseguita perfettamente.

Un errore frequente è scegliere il profilo più ampio e poi prelevare a valle di un addolcitore o di un filtro: il risultato descrive l’acqua trattata, non quella di partenza. Se vuoi valutare entrambe, ordina due campioni.

Quattro esempi per decidere

Gli esempi seguenti sono situazioni tipo, utili per orientarsi; la scelta definitiva dipende dal tuo contesto.

  1. Esempio: appartamento in città servito da acquedotto, l’acqua ha cambiato sapore dopo lavori nel condominio. Profilo base, eventualmente con i metalli se le tubazioni sono vecchie.
  2. Esempio: casa di campagna con pozzo a 20 metri da un campo coltivato, acqua usata per bere. Pozzo completo, ripetuto almeno una volta l’anno.
  3. Esempio: agriturismo che serve acqua di pozzo agli ospiti. Profilo allineato al D.Lgs. 18/2023 con prelievo del tecnico, inserito nel piano di autocontrollo; per la cucina vale anche l’analisi dell’acqua per HACCP.
  4. Esempio: famiglia in un comune con contaminazione da PFAS documentata, acqua di rete. Ricerca PFAS dedicata, senza duplicare la microbiologia già controllata dal gestore.

Se la tua situazione nasce da un sintomo preciso (odore, colore, macchie sui sanitari) la guida quale analisi dell’acqua scegliere per situazione collega ogni segnale ai parametri da cercare. Per i pacchetti già combinati per la casa c’è invece il confronto tra i pacchetti di analisi dell’acqua di casa.

Gli errori che fanno sprecare l’analisi

Il primo errore è scegliere in base al prezzo e poi dover ripetere tutto. Su un pozzo mai analizzato il profilo base è il più economico solo in apparenza: se manca l’arsenico, servirà un secondo prelievo e una seconda spedizione.

Il secondo errore è il contrario: comprare il profilo più ampio per l’acqua di rete, pagando parametri che il gestore controlla già con frequenze ben superiori a quelle che un privato può sostenere. Le analisi del gestore sono pubbliche e spesso consultabili sul suo sito: guardarle prima aiuta a concentrare la spesa sul tratto interno.

Il terzo errore è non dichiarare lo scopo. Se il Rapporto di Prova serve per l’abitabilità, per un’attività alimentare o per un contenzioso, dillo prima di ordinare: l’ente destinatario può chiedere parametri o modalità di prelievo specifici, e accorgersene dopo significa rifare l’analisi. Per leggere i valori quando arriva il referto, consulta la guida su come leggere i parametri dell’acqua potabile.

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Domande frequenti

Qual è l’analisi dell’acqua potabile più economica?
Il profilo base, con quattro parametri e prelievo tramite kit. È adatto all’acqua di rete o a un pozzo già conosciuto. Su un pozzo mai analizzato conviene il profilo completo: senza l’arsenico la risposta resta parziale e rischi di dover ripetere prelievo e spedizione, spendendo alla fine di più.
Per l’acqua di acquedotto serve il profilo D.Lgs. 18/2023?
Di solito no. La qualità dell’acqua fino al contatore è controllata dal gestore idrico. Per l’impianto di casa bastano in genere il profilo base e, se le tubazioni sono vecchie, i metalli. Il profilo allineato al decreto è utile quando l’acqua è fornita a terzi o il controllo va documentato in modo strutturato.
Il profilo allineato al D.Lgs. 18/2023 comprende tutti i parametri del decreto?
No. L’Allegato I del decreto elenca molti parametri, e i controlli completi spettano ai gestori con frequenze stabilite dalla norma. Il profilo comprende indicatori microbiologici, nitrati, arsenico e PFAS, cioè i parametri più utili per una fonte privata o una struttura. Se ti servono parametri aggiuntivi, segnalalo in fase d’ordine.
Posso usare il kit e presentare il risultato al Comune o all’ASL?
Dipende dall’ente. Il Rapporto di Prova di un campione prelevato con kit vale per il campione come ricevuto, ed è indicato che il prelievo è stato eseguito dal cliente. Molti enti richiedono un prelievo eseguito da tecnico con verbale. Chiedi all’ente quali requisiti pretende prima di ordinare.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org