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HACCP e analisi alimentari

Il Reg. (CE) 852/2004 obbliga ogni operatore del settore alimentare (OSA) a predisporre e applicare procedure basate sui principi HACCP. Le analisi di laboratorio non sono l’HACCP, ma ne sono lo strumento di verifica: servono a dimostrare che i pericoli sono sotto controllo e che i prodotti rispettano i criteri del Reg. (CE) 2073/2005. Qui trovi quali analisi inserire nel piano, come decidere le frequenze e come gestire un esito sfavorevole.

Il quadro normativo in breve

Il Reg. (CE) 178/2002 pone la responsabilità della sicurezza degli alimenti in capo all’operatore e disciplina rintracciabilità e ritiro. Il Reg. (CE) 852/2004, all’articolo 5, impone procedure permanenti basate sui sette principi HACCP: analisi dei pericoli, punti critici di controllo, limiti critici, monitoraggio, azioni correttive, verifica e documentazione. Il Reg. (CE) 2073/2005 fissa i criteri microbiologici e chiede all’operatore di verificarne il rispetto con campionamenti e analisi. In Italia le sanzioni per le violazioni di queste norme sono previste dal D.Lgs. 2 febbraio 2021, n. 27.

A chi si applica

A tutti gli OSA dopo la produzione primaria: ristoranti, bar, mense, laboratori artigianali, industrie, depositi, distribuzione e vendita, anche ambulante o temporanea. Il principio di flessibilità consente alle microimprese procedure semplificate, per esempio basate su manuali di corretta prassi igienica, ma non esonera dalla verifica dell’efficacia delle misure. Un’attività che vende solo prodotti preconfezionati avrà un piano molto più snello di un laboratorio che produce alimenti pronti al consumo.

Quali analisi entrano nel piano

Le analisi tipiche sono: analisi microbiologiche sui prodotti (Salmonella, Listeria monocytogenes, E. coli, stafilococchi, Enterobacteriaceae, secondo la categoria di alimento); tamponi delle superfici e delle attrezzature per verificare pulizia e sanificazione, e tamponi ambientali per Listeria se produci alimenti pronti al consumo; analisi dell’acqua, indispensabili se usi un pozzo e utili al punto d’uso anche con acquedotto; studi di shelf life per giustificare la data di scadenza; analisi chimiche mirate (allergeni, istamina nel pesce, micotossine, contaminanti) quando l’analisi dei pericoli le rende pertinenti.

Come stabilire le frequenze

La normativa non fissa una frequenza unica: la decide l’operatore in base al rischio del prodotto, ai volumi, alla storia dei risultati e alle indicazioni dell’autorità competente o dei manuali di settore. Una regola pratica: frequenze più alte all’avvio di un’attività o di un nuovo prodotto, dopo modifiche al processo o dopo una non conformità; frequenze ridotte quando una serie di risultati favorevoli dimostra che il processo è sotto controllo. Le scelte vanno motivate per iscritto nel piano.

Laboratori e documentazione

In Italia le analisi per l’autocontrollo devono essere eseguite da laboratori accreditati per le prove svolte e iscritti negli elenchi regionali, secondo l’Accordo Stato-Regioni dell’8 luglio 2010. Conserva i Rapporti di Prova insieme al piano: sono la prova documentale in caso di controllo ufficiale. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Cosa fare se un’analisi non è conforme

Se un prodotto supera un criterio di sicurezza alimentare (per esempio presenza di Salmonella dove deve essere assente), il lotto non può essere immesso sul mercato e, se già distribuito, va ritirato e, se necessario, richiamato, informando l’autorità competente come previsto dall’art. 19 del Reg. (CE) 178/2002. Se il superamento riguarda un criterio di igiene di processo o un tampone, servono azioni correttive sul processo: rivedere pulizia e sanificazione, formazione, temperature, fornitori. In entrambi i casi registra cause, azioni e verifiche successive.

Differenze con le pagine correlate

Questa pagina spiega il ruolo delle analisi nel sistema HACCP. I limiti microbiologici veri e propri sono nella pagina sul Reg. (CE) 2073/2005, i metodi ISO nelle pagine dedicate ai singoli microrganismi, e i contaminanti chimici come le micotossine nella pagina sul Reg. (UE) 2023/915.

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Fonti

Domande frequenti

Le analisi di laboratorio sono obbligatorie per un ristorante?
Il Reg. (CE) 852/2004 obbliga a verificare l’efficacia delle procedure HACCP; le analisi sono lo strumento più comune per farlo. Tipo e frequenza dipendono dall’analisi dei pericoli: per un ristorante di solito si tratta di tamponi delle superfici, verifiche periodiche su preparazioni a rischio e, se serve, dell’acqua.
Chi decide quante analisi fare?
L’operatore, nel proprio piano di autocontrollo, motivando le scelte in base al rischio. L’autorità competente può chiedere di rivedere le frequenze se le ritiene inadeguate.
Cosa rischio se non ho un piano HACCP?
L’articolo 6 del D.Lgs. 193/2007 (rimasto in vigore anche dopo il D.Lgs. 27/2021 sui controlli ufficiali) prevede sanzioni amministrative per la mancata predisposizione o applicazione delle procedure di autocontrollo; nei casi gravi l’autorità può sospendere l’attività. Se un prodotto non sicuro arriva al consumatore le conseguenze possono essere anche penali.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14