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Mangimifici e allevamenti

Mangimifici e allevamenti che producono mangime in proprio hanno bisogno di tre controlli principali: micotossine su cereali e materie prime, Salmonella sulle farine e sui mangimi finiti, composizione nutritiva rispetto al dichiarato. Servono a dimostrare l’autocontrollo richiesto dal Reg. CE 183/2005 e a proteggere la salute degli animali e la sicurezza di latte, uova e carne.

Il mangime è il primo anello della filiera alimentare: una contaminazione che entra con una partita di mais arriva, in forma diretta o trasformata, negli alimenti di origine animale. L’esempio più noto è l’aflatossina B1, che le bovine da latte alimentate con mangime contaminato trasformano in aflatossina M1 nel latte.

Il Reg. CE 183/2005 sull’igiene dei mangimi chiede agli operatori diversi dalla produzione primaria procedure basate sui principi HACCP e un controllo della qualità con campionamenti e analisi; la Dir. 2002/32/CE fissa i tenori massimi delle sostanze indesiderabili, come aflatossina B1, metalli pesanti e diossine.

Chi deve fare le analisi e perché

Un mangimificio industriale e un allevamento che miscela in azienda il proprio mangime hanno obblighi diversi ma lo stesso problema: garantire che quello che finisce in mangiatoia sia sicuro. Il mangimificio deve inserire le analisi nel proprio piano HACCP e nel controllo qualità previsto dal Reg. CE 183/2005; l’allevatore che produce mangime per i propri animali deve comunque rispettare i requisiti di igiene e le buone pratiche di alimentazione.

Accanto alla sicurezza c’è la conformità commerciale. Il Reg. CE 767/2009 disciplina l’immissione sul mercato e l’etichettatura dei mangimi: i valori dichiarati di proteina, grassi, fibra e ceneri devono corrispondere al prodotto. La guida all’analisi della composizione dei mangimi spiega quali parametri controllare. Per il quadro normativo vedi la scheda sul Reg. CE 183/2005.

Piano analitico per fase della filiera

Collegare ogni analisi a una fase rende il piano più efficiente e più difendibile durante un controllo ufficiale. La tabella è un esempio di struttura, da adattare alle specie allevate, alle materie prime e agli esiti delle annate precedenti.

FaseAnalisiQuando
Ricevimento cereali e maisAflatossine, deossinivalenolo, zearalenone, fumonisineA ogni nuova partita o fornitore, più spesso in annate a rischio
Farine proteiche e di estrazioneSalmonellaA campione sulle partite in ingresso
Stoccaggio in silosMicotossine, umiditàDopo periodi caldi e umidi o in presenza di condense
Mangime finitoComposizione nutritiva, SalmonellaPeriodico, per formula
Acqua di abbeverataParametri microbiologici e chimiciAlmeno annuale, di più se da pozzo

La scelta delle micotossine da cercare dipende dalla specie: suini e bovini da latte sono sensibili a tossine diverse. La guida su micotossine nei mangimi per bovini e avicoli aiuta a scegliere. Per l’acqua di abbeverata vedi la guida sull’acqua a uso zootecnico.

Campionare bene le partite

Nelle micotossine l’errore di campionamento pesa più dell’errore analitico. Le tossine non sono distribuite in modo uniforme ma concentrate in pochi chicchi, e un singolo prelievo dalla parte superiore del camion può dare un risultato molto diverso dalla media della partita.

  1. Prelevare campioni elementari in più punti e a diverse profondità del carico o durante lo scarico.
  2. Riunirli in un campione globale e ridurlo per quartatura, senza scegliere a vista.
  3. Usare sacchetti puliti e asciutti, evitando condense che alterano umidità e crescita fungina.
  4. Identificare il campione con partita, fornitore, data e mezzo di trasporto.
  5. Conservare un controcampione sigillato fino all’esito.

Il Reg. CE 152/2009 stabilisce i metodi di campionamento per il controllo ufficiale dei mangimi ed è un riferimento utile anche per l’autocontrollo.

Salmonella nei mangimi

La Salmonella entra nei mangimi soprattutto con le farine proteiche, vegetali o animali, e con le ricontaminazioni dopo il trattamento termico, dovute a condense in raffreddatori e coclee o alla presenza di roditori e volatili. Un mangime contaminato può introdurre il batterio in allevamenti avicoli e suini, con ricadute sui piani di controllo della filiera.

Per questo i controlli sul prodotto finito vanno affiancati da campionamenti ambientali nei punti in cui si accumula polvere umida. La guida sui controlli Salmonella nei mangimi descrive punti e frequenze. Molini e stoccatori che forniscono cereali alla filiera zootecnica trovano le loro esigenze nella pagina molini e industria molitoria.

Se un lotto supera il tenore massimo

Un mangime o una materia prima che supera i tenori massimi della Dir. 2002/32/CE non può essere miscelato con lotti puliti per diluire la contaminazione: la direttiva lo vieta espressamente. Il lotto va bloccato, identificato e gestito secondo le procedure di ritiro previste dalla legislazione.

Sequenza di intervento

Si conferma il risultato, se necessario sul controcampione, si risale al fornitore e alle altre partite ricevute nello stesso periodo, si verifica se il mangime è già stato somministrato e si informa il servizio veterinario quando previsto. Il risultato va poi usato per rivedere il piano: più controlli su quel fornitore, sulle annate a rischio o sulle condizioni di stoccaggio. Per i tenori massimi vedi la scheda sulla Dir. 2002/32/CE.

Rischi e obblighi principali

  • Aflatossine e altre micotossine in mais e cereali
  • Trasferimento di aflatossina M1 nel latte
  • Salmonella da farine proteiche e ricontaminazione dopo il trattamento termico
  • Composizione del mangime diversa dal dichiarato in etichetta
  • Crescita fungina nei silos per umidità e condense
  • Acqua di abbeverata non idonea

Analisi consigliate

Riferimenti normativi

Reg. CE 183/2005 · Dir. 2002/32/CE · Reg. CE 767/2009 · Reg. CE 152/2009 · Reg. CE 178/2002

Approfondisci nella sezione normative oppure consulta tutte le analisi disponibili.

Domande frequenti

Quali micotossine cercare nei mangimi?
Dipende da materie prime e specie allevate. Per il mais si cercano in genere aflatossine e fumonisine; per frumento e orzo deossinivalenolo e zearalenone. L’aflatossina B1 ha tenori massimi nella Dir. 2002/32/CE, mentre per altre tossine esistono valori di orientamento a livello europeo. Il piano va definito in base alla filiera e all’annata.
Ogni quanto analizzare le materie prime?
La frequenza la decide l’operatore nel piano di autocontrollo, in base all’affidabilità dei fornitori, all’origine e all’andamento climatico. Un approccio ragionevole è controllare ogni nuovo fornitore e ogni nuova partita a rischio, intensificando i controlli nelle annate calde e siccitose, quando aumentano le aflatossine nel mais.
L’allevatore che prepara il mangime in azienda deve fare analisi?
Anche l’allevatore che miscela in azienda è un operatore del settore dei mangimi e deve rispettare i requisiti di igiene del Reg. CE 183/2005. Le analisi sulle materie prime acquistate, in particolare micotossine, sono il modo più diretto per evitare di introdurre contaminanti negli animali e nei loro prodotti.
Cosa riporta il Rapporto di Prova?
Il Rapporto di Prova indica il campione, il metodo usato, i risultati con le unità di misura e, quando richiesto, l’incertezza. È emesso dal laboratorio partner accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed è il documento da archiviare nel piano di autocontrollo.

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