Laboratorio accreditato ISO/IEC 17025laboratorioaccreditato.orgAnalisi da laboratori partner accreditati ISO/IEC 17025

Reg. (CE) 183/2005: i requisiti per l’igiene dei mangimi

Il Regolamento (CE) 183/2005 fissa i requisiti di igiene per chi produce, trasporta, stocca, vende o somministra mangimi. Impone la registrazione presso l’autorità competente, il riconoscimento per alcune attività a rischio, procedure HACCP per gli operatori oltre la produzione primaria e un autocontrollo che comprende campionamenti e analisi.

Campo di applicazione: chi è un operatore del settore dei mangimi

Il Regolamento (CE) 183/2005, applicato dal 1° gennaio 2006, è il «pacchetto igiene» della filiera zootecnica: fa per i mangimi quello che il Reg. (CE) 852/2004 fa per gli alimenti. Si applica in tutte le fasi, dalla coltivazione del foraggio fino alla mangiatoia, e la sua logica discende dai principi del Reg. (CE) 178/2002: la responsabilità primaria della sicurezza è dell’operatore, non dell’autorità.

Sono operatori del settore dei mangimi l’agricoltore che produce e vende cereali destinati all’alimentazione animale, il mangimificio, il molino che cede crusca e sottoprodotti, il trasportatore e il magazzino di stoccaggio, il rivenditore, l’importatore e l’allevatore che alimenta animali destinati alla produzione di alimenti.

Restano fuori, tra gli altri, la produzione di mangimi per animali allevati per il consumo domestico privato, l’alimentazione di animali non destinati alla produzione di alimenti e la fornitura diretta di piccole quantità di prodotti primari dal produttore ad aziende agricole locali. La vendita al dettaglio di alimenti per animali da compagnia è anch’essa esclusa dal campo di applicazione.

Registrazione o riconoscimento: quale serve

Ogni operatore deve essere almeno registrato presso l’autorità competente, che in Italia sono i servizi veterinari delle ASL secondo l’organizzazione regionale. Alcune attività, considerate a rischio più elevato, richiedono invece il riconoscimento, cioè un’autorizzazione preventiva rilasciata dopo un sopralluogo.

AttivitàRegimeRequisiti di igiene
Produzione primaria di mangimi (coltivazione, raccolta, essiccazione semplice)RegistrazioneAllegato I
Allevatore che alimenta animali da redditoRegistrazioneAllegato III (buone pratiche di alimentazione)
Mangimificio di mangimi composti senza additivi soggetti a riconoscimentoRegistrazioneAllegato II e HACCP
Commercio, stoccaggio, trasporto di mangimiRegistrazioneAllegato II e HACCP
Produzione o commercio di additivi e premiscele indicati dal regolamentoRiconoscimentoAllegati II e IV e HACCP
Produzione di mangimi composti con quegli additivi o premisceleRiconoscimentoAllegati II e IV e HACCP
Lavorazione di oli e grassi vegetali grezzi, miscelazione di grassi, produzione di derivati oleochimici destinati ai mangimiRiconoscimentoAllegato II, compreso il monitoraggio delle diossine

L’elenco esatto delle attività soggette a riconoscimento è all’articolo 10 e all’Allegato IV, che è stato modificato più volte: prima di avviare un’attività nuova conviene verificare il testo consolidato su EUR-Lex e chiedere conferma all’ASL.

Gli obblighi principali in un colpo d’occhio

Il regolamento distingue gli obblighi in base al livello della filiera. Per la produzione primaria valgono regole semplici dell’Allegato I: prevenire la contaminazione da suolo, acqua, pesticidi, rifiuti e animali infestanti, pulire attrezzature e locali di stoccaggio, tenere registrazioni sull’uso di fitofarmaci, sementi trattate e sui risultati delle analisi effettuate.

Oltre la produzione primaria si aggiungono:

  1. Requisiti strutturali (Allegato II): locali e impianti che consentano pulizia, separazione dei flussi e controllo degli infestanti.
  2. Procedure HACCP permanenti (articolo 6): analisi dei pericoli, punti critici di controllo, limiti, monitoraggio, azioni correttive, verifiche e documentazione.
  3. Controllo qualità: un responsabile, un piano scritto che preveda campionamenti, analisi su materie prime e prodotti finiti e la conservazione di campioni di ogni lotto per il periodo stabilito.
  4. Tracciabilità: registrazioni di materie prime ricevute, prodotti spediti e destinatari.
  5. Gestione dei reclami e dei ritiri: procedure per richiamare i prodotti non conformi.

Anche l’allevatore ha un obbligo spesso dimenticato: deve acquistare e usare mangimi provenienti da stabilimenti registrati o riconosciuti. Comprare cereali da un vicino non registrato espone l’allevamento a una contestazione.

Dove entrano le analisi di laboratorio

Il regolamento non elenca parametri e frequenze: affida all’operatore la scelta, da motivare nel piano HACCP. I pericoli da coprire sono di tre tipi e ciascuno si traduce in prove precise.

PericoloEsempiAnalisi tipica
Chimico, contaminantimicotossine, metalli pesanti, diossine e PCBmicotossine nei mangimi, metalli in ICP-MS
MicrobiologicoSalmonella, Enterobacteriaceaericerca Salmonella nei mangimi
Composizione e dichiarazioniproteina, grassi, fibra, ceneri, umiditàanalisi della composizione del mangime

I tenori massimi delle sostanze indesiderabili non sono nel Reg. 183/2005 ma nella Direttiva 2002/32/CE, il cui testo è su EUR-Lex: il primo dice che bisogna controllarle, la seconda dice entro quali valori. Per la Salmonella non esiste un limite unico per tutti i mangimi; per le proteine animali trasformate e gli alimenti per animali da compagnia valgono i criteri della normativa sui sottoprodotti di origine animale.

L’acqua di abbeveraggio rientra tra i punti di controllo dell’allevatore: l’Allegato III chiede che sia di qualità adeguata. Una verifica periodica con l’analisi dell’acqua a uso zootecnico chiude il cerchio.

Esempio pratico: il piano di controllo di un piccolo mangimificio

Esempio: un mangimificio aziendale produce mangimi composti per bovini da latte usando mais, orzo, farina di soia e un nucleo minerale acquistato già pronto, senza additivi soggetti a riconoscimento. È soggetto a registrazione e a HACCP.

Un piano proporzionato potrebbe prevedere:

  • su ogni partita di mais in ingresso, la verifica dell’aflatossina B1, che nelle bovine da latte passa nel latte come aflatossina M1;
  • sui cereali a fine stoccaggio, una verifica di umidità e delle micotossine da campo come deossinivalenolo e zearalenone;
  • sul mangime finito, controlli periodici di composizione per confermare il cartellino;
  • sulla linea, tamponi o campioni di polveri per Salmonella, soprattutto nei punti di raffreddamento;
  • la conservazione di un campione di ogni lotto prodotto.

La frequenza dipende dai volumi, dall’origine delle materie prime e dagli esiti precedenti: un’annata con alte temperature in fioritura giustifica controlli più stretti sul mais. Il pacchetto mangimi sicurezza raggruppa le prove più richieste in un unico ordine.

Errori frequenti emersi nei controlli ufficiali

I controlli dell’autorità seguono il Reg. (UE) 2017/625 e si concentrano spesso sugli stessi punti deboli.

  • Piano HACCP senza analisi: un documento che individua le micotossine come pericolo ma non prevede alcuna verifica analitica è considerato inefficace.
  • Campionamento non rappresentativo: un sacchetto preso dalla superficie di un silo non descrive la partita, perché le micotossine si distribuiscono a macchia.
  • Registrazioni incomplete: analisi fatte ma non collegate al lotto, oppure esiti fuori limite senza azione correttiva documentata.
  • Diluizione: miscelare una partita contaminata con una pulita per rientrare nel limite è vietato dalla normativa sulle sostanze indesiderabili.
  • Fornitori non verificati: acquisti da soggetti non registrati.

Gli esiti delle prove commissionate in autocontrollo sono documentati nel Rapporto di Prova, emesso da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025: prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. La valutazione di conformità del mangime e le decisioni sul lotto restano dell’operatore.

Modifiche e documenti collegati

Il testo originale è stato aggiornato più volte; la modifica con maggiori effetti pratici ha introdotto il riconoscimento e il monitoraggio delle diossine per gli stabilimenti che lavorano oli e grassi destinati ai mangimi, dopo gli episodi di contaminazione europei del 2010-2011. Per lavorare sulla versione corretta conviene usare sempre il testo consolidato pubblicato su EUR-Lex.

Il regolamento prevede anche manuali di corretta prassi, nazionali e comunitari, che declinano i requisiti per singoli comparti. Non sono obbligatori, ma l’autorità ne tiene conto nel valutare il piano dell’operatore. Chi produce alimenti per animali da compagnia trova indicazioni pratiche nella guida sui controlli di qualità di mangimi e pet food, collegata in fondo alla pagina.

Analisi correlate

Settori interessati

Approfondimenti normativi

Guide correlate

Fonti

Domande frequenti

Un agricoltore che vende mais a un mangimificio deve registrarsi?
Sì. Chi produce cereali o foraggi destinati all’alimentazione animale e li cede è un operatore del settore dei mangimi nella produzione primaria e deve essere registrato presso l’autorità competente. Deve rispettare l’Allegato I del regolamento, che chiede di prevenire le contaminazioni e di conservare le registrazioni su trattamenti fitosanitari e risultati delle analisi.
L’HACCP è obbligatorio anche per gli allevatori?
No. Il regolamento esclude dall’obbligo HACCP la produzione primaria e gli allevatori, che devono invece rispettare le buone pratiche di alimentazione dell’Allegato III: stoccaggio separato, pulizia, acqua di abbeveraggio adeguata, uso di mangimi da stabilimenti registrati o riconosciuti. L’HACCP è obbligatorio per mangimifici, commercianti, trasportatori e stoccatori.
Il regolamento fissa quante analisi fare ogni anno?
No. Lascia all’operatore la scelta di parametri e frequenze, da giustificare nel piano HACCP in base ai pericoli, all’origine delle materie prime e agli esiti precedenti. I limiti per micotossine, metalli e diossine si trovano nella Direttiva 2002/32/CE; il piano deve indicare come e quanto spesso vengono verificati.
Chi rilascia il riconoscimento di uno stabilimento di mangimi?
L’autorità competente individuata dalla normativa nazionale e regionale, di norma attraverso i servizi veterinari, dopo una verifica in loco dei requisiti. Lo stabilimento riconosciuto riceve un numero di identificazione e viene iscritto negli elenchi pubblici. Senza riconoscimento non può svolgere le attività previste dall’articolo 10.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16