Salmonella nei mangimi: i controlli
Perché la Salmonella nei mangimi è un problema di filiera
La Salmonella non altera aspetto e odore del mangime e di solito non fa ammalare in modo evidente gli animali che la ingeriscono. Il rischio è soprattutto di filiera: un mangime contaminato può introdurre in un allevamento sierotipi che poi si ritrovano nelle uova, nelle carni o nell'ambiente, e da lì possono raggiungere le persone.
Per questo il controllo della Salmonella negli allevamenti avicoli e suinicoli, previsto dal Reg. (CE) 2160/2003 sulla Salmonella e altri agenti zoonotici, parte anche dai mangimi. Quando un gruppo di galline ovaiole o di riproduttori risulta positivo, il mangime è una delle prime fonti verificate durante l'indagine epidemiologica.
Le materie prime più spesso coinvolte sono le farine di estrazione di semi oleosi, come soia, colza e girasole, e le proteine di origine animale. Ma la contaminazione può nascere anche dentro lo stabilimento: polvere, condense, insetti, roditori e uccelli portano la Salmonella su raffreddatori, elevatori e silos, e da lì al prodotto finito già trattato termicamente.
Cosa chiedono le norme
Il Reg. (CE) 183/2005 sull'igiene dei mangimi impone agli operatori diversi dalla produzione primaria di applicare procedure basate sui principi HACCP. Il regolamento non stabilisce un numero di analisi: è l'operatore che, nell'analisi dei pericoli, identifica la Salmonella come pericolo, definisce i punti di controllo e la frequenza di campionamento, e documenta i risultati.
Per alcune categorie esiste invece un criterio microbiologico preciso. Il Reg. (UE) 142/2011, attuativo delle norme sui sottoprodotti di origine animale, fissa per gli alimenti per animali da compagnia trasformati e crudi, e per i prodotti derivati come le proteine animali trasformate (campionati durante o al ritiro dallo stoccaggio nello stabilimento), l'assenza di Salmonella in 25 g.
| Prodotto | Criterio Salmonella | Piano di campionamento | Quando si preleva |
|---|---|---|---|
| Pet food trasformato e masticativi | assenza in 25 g | n = 5, c = 0 | durante la produzione o lo stoccaggio, prima della spedizione |
| Pet food crudo | assenza in 25 g | n = 5, c = 0 | durante la produzione o lo stoccaggio, prima della spedizione |
| Mangimi composti per animali da reddito | nessun criterio numerico UE | definito dal piano HACCP | punti critici del processo e prodotto finito |
n indica il numero di unità campionarie e c quante possono superare il criterio: con c = 0 basta una sola unità positiva per rendere non conforme il lotto. Per il pet food lo stesso regolamento prevede anche un criterio per le Enterobacteriaceae come indicatore di igiene. I controlli complessivi sul pet food sono trattati nella guida sui controlli di qualità nel pet food.
Dove campionare in un mangimificio
Il trattamento termico, come la pellettatura o l'estrusione, abbatte la Salmonella. Il punto debole è ciò che succede dopo: il mangime caldo e umido passa nel raffreddatore, dove l'aria aspirata dall'esterno e la condensa possono ricontaminarlo. Per questo un piano efficace non si limita al prodotto finito, ma include campioni ambientali nei punti in cui il batterio si insedia.
| Punto di prelievo | Tipo di campione | Perché |
|---|---|---|
| Fossa di scarico e ricevimento materie prime | polvere, residui | intercetta le contaminazioni in ingresso |
| Materie prime a rischio (farine di estrazione, proteine animali) | campione per lotto | principale fonte esterna |
| Raffreddatore, soprattutto griglie e zone di condensa | tampone o polvere | punto più frequente di ricontaminazione dopo il calore |
| Elevatori, coclee e trasporti dopo il trattamento termico | polvere, residui | accumuli difficili da pulire |
| Silos del prodotto finito e punti di carico | residui, prodotto | ultima occasione di contaminazione prima della consegna |
| Filtri e sistemi di aspirazione | polvere | concentrano le contaminazioni dell'intero impianto |
Esempio: un mangimificio che analizza solo il prodotto finito trova un positivo sporadico e non sa da dove arrivi. Con un monitoraggio ambientale che include raffreddatore ed elevatori può scoprire che la Salmonella è insediata nei residui di una coclea dopo la pellettatrice, e intervenire su quel punto invece di ripetere analisi casuali sul prodotto. La logica è la stessa dei tamponi ambientali nell'industria alimentare, descritta nella guida sul piano di campionamento HACCP.
Come si esegue l'analisi
La ricerca della Salmonella nei mangimi segue la UNI EN ISO 6579-1, che si applica anche ai mangimi e ai campioni ambientali della produzione primaria. È un metodo qualitativo: dice se la Salmonella è presente o assente nella quantità analizzata, di solito 25 g.
- Pre-arricchimento del campione in un terreno non selettivo, per far riprendere i batteri stressati da calore ed essiccazione.
- Arricchimento in terreni selettivi che favoriscono la Salmonella rispetto agli altri microrganismi.
- Semina su terreni solidi selettivi e differenziali.
- Conferma biochimica e sierologica delle colonie sospette.
Il risultato negativo richiede in genere alcuni giorni lavorativi, quello positivo confermato qualche giorno in più. Per un positivo è utile chiedere la sierotipizzazione: sapere se si tratta di uno dei sierotipi rilevanti per la salute pubblica oppure di un sierotipo ambientale cambia le decisioni sull'allevamento e sulla comunicazione con i clienti.
Nei mangimi la Salmonella è spesso presente in numero molto basso e distribuita in modo irregolare. Analizzare più unità campionarie, come prevede il piano n = 5 per il pet food, aumenta la probabilità di intercettarla rispetto a un unico campione.
Se il risultato è positivo
Un positivo nel prodotto finito, o un criterio del Reg. 142/2011 non rispettato, richiede di bloccare il lotto e valutare con l'autorità competente le misure necessarie. Un positivo ambientale non rende automaticamente non conforme il prodotto, ma indica un punto dell'impianto da risanare prima che contamini i lotti successivi.
- Blocca e identifica i lotti potenzialmente coinvolti, sulla base della tracciabilità.
- Chiedi la sierotipizzazione del ceppo isolato.
- Ricerca la fonte: materie prime dello stesso periodo, raffreddatore, elevatori, silos.
- Esegui pulizia a secco e, dove possibile, sanificazione dei punti contaminati, poi ripeti il campionamento per verificare l'efficacia.
- Rivedi il piano HACCP: frequenze, punti di prelievo, controllo di condensa, insetti e roditori.
Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Il servizio di ricerca della Salmonella nei mangimi si applica sia a materie prime e prodotti finiti sia ai campioni ambientali. Per chi vuole un controllo combinato con micotossine e composizione c'è il pacchetto mangimi per la sicurezza.
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Domande frequenti
- Il controllo della Salmonella nei mangimi è obbligatorio?
- Per i mangimi composti il Reg. (CE) 183/2005 impone procedure HACCP: se l'analisi dei pericoli individua la Salmonella, l'operatore deve controllarla con frequenze e punti che definisce lui stesso. Per pet food e proteine animali trasformate il Reg. (UE) 142/2011 fissa invece un criterio preciso, cioè l'assenza in 25 g su cinque unità campionarie.
- Perché trovare la Salmonella dopo la pellettatura se il calore la uccide?
- Perché la ricontaminazione avviene dopo il trattamento termico. Nel raffreddatore il mangime caldo incontra aria esterna e condensa, e nei residui di elevatori, coclee e silos la Salmonella può sopravvivere a lungo. Per questo il monitoraggio ambientale nei punti successivi alla pellettatrice è spesso più informativo dell'analisi del solo prodotto finito.
- Quanto campione serve per la ricerca di Salmonella nel pet food?
- Il criterio del Reg. (UE) 142/2011 prevede cinque unità campionarie, ciascuna analizzata su 25 g, prelevate durante la produzione o lo stoccaggio prima della spedizione. Il lotto è conforme solo se tutte e cinque risultano negative. È utile inviare al laboratorio quantità superiori ai 25 g per unità, così da consentire eventuali ripetizioni.
- Che metodo si usa per cercare la Salmonella nei mangimi?
- Il metodo di riferimento è la UNI EN ISO 6579-1, che comprende anche i mangimi e i campioni ambientali della produzione primaria. Prevede pre-arricchimento, arricchimento selettivo, isolamento su terreni solidi e conferma. È un metodo qualitativo: indica presenza o assenza nella quantità analizzata, di solito 25 grammi.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org