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Analisi della composizione dei mangimi

Lo schema di Weende: le frazioni di un mangime

L'analisi centesimale di Weende, messa a punto nell'Ottocento presso la stazione sperimentale di Weende, in Germania, scompone un mangime in poche frazioni che insieme fanno cento. È ancora oggi la base della caratterizzazione nutritiva e del linguaggio delle etichette.

FrazioneCosa rappresentaCome si determina
Umiditàacqua contenuta nel campioneessiccamento in stufa
Proteina grezzaproteine e altre sostanze azotateazoto totale (Kjeldahl o Dumas) moltiplicato per 6,25
Grassi grezzilipidi e sostanze solubili nei solventiestrazione con solvente, con o senza idrolisi acida
Fibra grezzaparte della parete cellulare vegetaleresiduo dopo attacco acido e alcalino
Ceneri grezzecomponente mineraleincenerimento a temperatura elevata
Estrattivi inazotatiamidi, zuccheri e fibre solubiliper differenza: 100 meno la somma delle altre frazioni

L'aggettivo «grezzo» non è un dettaglio: ogni frazione è definita dal metodo che la misura. La proteina grezza, per esempio, comprende anche l'azoto non proteico come l'urea, e la fibra grezza sottostima la fibra reale perché parte di emicellulose e lignina si scioglie durante l'attacco chimico. Gli estrattivi inazotati, calcolati per differenza, accumulano gli errori di tutte le altre misure.

Cosa va dichiarato in etichetta

Il Reg. (CE) 767/2009 sull'immissione sul mercato e l'uso dei mangimi stabilisce quali costituenti analitici vanno indicati in etichetta, con allegati distinti per animali destinati alla produzione di alimenti (Allegato VI) e per animali da compagnia e da pelliccia (Allegato VII).

Per un mangime completo per cani e gatti, per esempio, sono obbligatori proteina grezza, fibra grezza, grassi grezzi e ceneri grezze; per i mangimi complementari minerali calcio, sodio e fosforo. Per gli animali da reddito l'elenco dipende da specie e tipo di mangime, e può comprendere minerali e amminoacidi come lisina e metionina.

L'umidità va dichiarata quando supera determinate soglie: il 14% per la generalità dei mangimi, valori più bassi per mangimi minerali, sostituti del latte e mangimi ricchi di prodotti lattiero-caseari. Le regole sull'etichetta del pet food e i controlli di sicurezza dello stesso settore sono raccolti nella guida sui controlli di qualità nel pet food.

Le tolleranze: quanto può scostarsi il valore misurato

Un'etichetta dichiara un valore, il laboratorio ne misura un altro: la differenza è ammessa entro le tolleranze dell'Allegato IV del Reg. 767/2009, che comprendono sia la variabilità di produzione sia quella analitica. Le tolleranze sono assolute (in punti percentuali) per contenuti bassi o alti, relative (in percentuale del valore dichiarato) nella fascia intermedia, e spesso diverse sopra e sotto il valore.

Costituente (animali da reddito)Contenuto dichiaratoSotto il dichiaratoSopra il dichiarato
Proteina grezzameno dell'8%1 punto1 punto
Proteina grezzadall'8 al 24%12,5% del valore12,5% del valore
Proteina grezzaoltre il 24%3 punti3 punti
Grassi grezzimeno dell'8%1 punto2 punti
Grassi grezzidall'8 al 24%12,5% del valore25% del valore
Fibra grezzameno del 10%1,75 punti1,75 punti
Ceneri grezzemeno dell'8%2 punti1 punto

Per il pet food le fasce di proteina e grassi sono diverse, con tolleranze più ampie sotto il 16%. Esempio: un mangime per vitelli dichiara 18% di proteina grezza. La tolleranza è il 12,5% di 18, cioè 2,25 punti: un risultato tra 15,75% e 20,25% è accettabile, uno di 15,5% no. Lo stesso calcolo, fatto prima di stampare l'etichetta, aiuta a scegliere un valore dichiarato coerente con la variabilità reale delle materie prime.

I metodi ufficiali: il Reg. (CE) 152/2009

Per il controllo ufficiale i metodi di campionamento e di analisi dei mangimi sono fissati dal Reg. (CE) 152/2009, che descrive tra l'altro la determinazione di umidità, proteina grezza, grassi grezzi, fibra grezza, ceneri grezze, amido e zuccheri. Usare in autocontrollo lo stesso metodo del controllo ufficiale evita sorprese: un risultato ottenuto con un metodo diverso può non essere confrontabile.

Due dettagli pratici pesano molto sui risultati. Per i grassi il metodo ufficiale distingue l'estrazione diretta dall'estrazione dopo idrolisi acida, prevista per alcune matrici come mangimi estrusi, pet food e prodotti con grassi legati: la seconda dà valori più alti, e confondere le due procedure porta a contestazioni sull'etichetta. Per le ceneri un valore elevato può indicare minerali aggiunti, ma anche terra e sabbia: la ricerca delle ceneri insolubili in HCl aiuta a distinguere.

Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Nel Rapporto di Prova controlla metodo, base di espressione (tal quale o sostanza secca) e incertezza di misura.

Oltre Weende: quando servono altre analisi

Lo schema di Weende basta per l'etichetta, ma non sempre per formulare razioni. Nei ruminanti la fibra grezza descrive male la parete vegetale, e i nutrizionisti preferiscono le frazioni di Van Soest: fibra neutro detersa (NDF), fibra acido detersa (ADF) e lignina, che stimano meglio ingestione e digeribilità dei foraggi.

Altre determinazioni utili, a seconda dell'obiettivo:

  • amido e zuccheri, per bilanciare l'energia rapidamente fermentescibile nelle razioni di bovine da latte;
  • calcio, fosforo, sodio e altri minerali, obbligatori in etichetta per diversi mangimi;
  • profilo degli amminoacidi, per formulare con precisione le diete di suini e avicoli;
  • acidità e perossidi dei grassi, per valutare l'ossidazione in mangimi conservati a lungo.

La composizione descrive il valore nutritivo, non la sicurezza. Contaminanti come le micotossine e patogeni come la Salmonella richiedono analisi separate, descritte nella guida sulle micotossine nei mangimi e in quella sulla Salmonella nei mangimi.

Campione e frequenza: un approccio pratico

La qualità del risultato dipende dal campione. Per materie prime e mangimi sfusi conviene formare un campione globale da più prelievi elementari, mescolarlo e ridurlo per quartatura; per l'umidità il campione va chiuso in un contenitore ermetico subito dopo il prelievo, altrimenti il dato cambia durante il trasporto.

  1. Analizza ogni nuova materia prima o nuovo fornitore prima di inserirla in formula.
  2. Verifica periodicamente le materie prime più variabili, come foraggi, sottoprodotti e farine di estrazione.
  3. Controlla il prodotto finito di ogni nuova formula e poi a campione, per confermare i valori di etichetta.
  4. Ripeti le analisi quando cambia il processo, per esempio temperatura di estrusione o essiccazione.

Il servizio di analisi della composizione del mangime comprende le frazioni di Weende; per il pet food c'è il pacchetto qualità e sicurezza, che le abbina ai controlli di sicurezza.

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Domande frequenti

Quali parametri comprende l'analisi di Weende?
Umidità, proteina grezza, grassi grezzi, fibra grezza e ceneri grezze, determinati ciascuno con un metodo specifico. Gli estrattivi inazotati, che rappresentano soprattutto amidi e zuccheri, si calcolano per differenza sottraendo da 100 la somma delle altre frazioni. Sono i costituenti che, in gran parte, compaiono anche nell'etichetta dei mangimi.
Quanto può differire il valore in etichetta da quello analizzato?
Il Reg. (CE) 767/2009, Allegato IV, fissa tolleranze diverse per costituente e fascia di contenuto. Per la proteina grezza di un mangime per animali da reddito, tra l'8% e il 24% la tolleranza è il 12,5% del valore dichiarato: con 18% dichiarato è accettabile un risultato tra 15,75% e 20,25%.
Perché la proteina si chiama grezza?
Perché non si misura direttamente: si determina l'azoto totale e lo si moltiplica per 6,25, assumendo che le proteine contengano in media il 16% di azoto. Il risultato comprende anche l'azoto non proteico, come urea o ammoniaca. Per questo un valore alto di proteina grezza non garantisce di per sé una buona qualità proteica.
Che differenza c'è tra fibra grezza e NDF?
La fibra grezza è il residuo dopo attacco acido e alcalino e perde parte di emicellulose e lignina, sottostimando la fibra reale. L'NDF, fibra neutro detersa secondo Van Soest, comprende cellulosa, emicellulose e lignina e descrive meglio il valore dei foraggi per i ruminanti. In etichetta si usa la fibra grezza, in razionamento spesso l'NDF.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org