Legionella nelle torri di raffreddamento industriali
Perché le torri evaporative sono un rischio per tutto il quartiere
Una torre di raffreddamento dissipa calore facendo evaporare parte dell’acqua di ricircolo in una corrente d’aria. Le condizioni di esercizio sono quasi ideali per la Legionella: acqua tiepida, ricca di nutrienti e sedimenti, superfici estese dove si forma biofilm. A differenza di un impianto idrico sanitario, però, la torre emette verso l’esterno un pennacchio di goccioline che il vento può trasportare anche a distanza considerevole.
Le Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015 (comunicato del Ministero della Salute), ricordano che in Italia i focolai più significativi degli ultimi decenni sono stati causati da torri di raffreddamento, da sole o insieme ad altre fonti, e indicano le torri non mantenute adeguatamente tra i fattori di rischio ambientali per la legionellosi comunitaria.
Il punto pratico è che il rischio non riguarda solo i lavoratori del sito ma la popolazione circostante. Per questo il gestore dell’impianto, oltre agli obblighi verso i dipendenti previsti dal D.Lgs. 81/2008, ha una responsabilità verso l’esterno, e un focolaio con casi nel quartiere porta l’impianto al centro dell’indagine epidemiologica. La sintesi delle linee guida è nella scheda sulle linee guida Legionella.
I fattori che fanno crescere la Legionella in una torre
La valutazione del rischio di una torre parte da alcuni elementi ricorrenti, che conviene verificare uno per uno con il manutentore.
| Fattore | Perché aumenta il rischio | Cosa controllare |
|---|---|---|
| Acqua tiepida di ricircolo | temperature favorevoli alla moltiplicazione | andamento stagionale e picchi estivi |
| Ristagni e rami morti | acqua ferma, biofilm protetto | by-pass, linee inutilizzate, vasche sovradimensionate |
| Incrostazioni e sedimenti | proteggono i batteri dai biocidi | stato di pacco di scambio e bacino |
| Separatori di gocce danneggiati | più aerosol emesso all’esterno | integrità e corretto montaggio |
| Fermi prolungati | ripartenza con acqua stagnante | procedure di riavvio |
| Trattamento dell’acqua discontinuo | biocida sotto la concentrazione efficace | registro dosaggi e controlli |
| Posizione vicina a prese d’aria o finestre | aerosol aspirato negli edifici | distanze e direzione dei venti |
Sul posizionamento le linee guida del 2015, riprese anche dai documenti tecnici delle ATS, indicano che lo scarico della torre dovrebbe trovarsi almeno 2 metri sopra l’elemento da proteggere oppure ad almeno 20 metri in orizzontale, preferibilmente oltre 50. Per impianti esistenti che non rispettano queste distanze, la valutazione del rischio deve compensare con misure gestionali più strette.
Manutenzione e disinfezione: il calendario minimo
Le linee guida chiedono un programma di manutenzione documentato. Per le torri in funzionamento continuo prevedono una pulizia e disinfezione almeno due volte l’anno, oltre a interventi specifici in momenti precisi del ciclo di vita dell’impianto:
- prima della messa in servizio di un impianto nuovo;
- all’inizio della stagione di funzionamento o dopo un lungo periodo di inattività;
- alla fine della stagione o prima di un fermo prolungato;
- almeno due volte l’anno se l’impianto funziona in continuo;
- dopo un risultato analitico che superi i livelli di attenzione fissati nel piano.
Accanto a questi interventi c’è la gestione ordinaria: trattamento chimico dell’acqua con biocidi e anti-incrostanti, controllo degli spurghi per limitare la concentrazione dei sali, ispezione periodica di separatori di gocce, ugelli e bacino. Ogni intervento va annotato in un registro dell’impianto, che è il primo documento richiesto durante un’ispezione. Un modello di impostazione è descritto nella pagina sul piano di autocontrollo Legionella.
Dove e quanto spesso campionare
Il campionamento serve a verificare che il programma di manutenzione e trattamento funzioni. Le linee guida tecniche dell’ATS di Brescia sulle torri di raffreddamento, che riprendono il documento nazionale, indicano come riferimento una ricerca della Legionella con cadenza trimestrale e un controllo della carica batterica totale con cadenza settimanale, da adattare in base alla valutazione del rischio e ai risultati. Altre ASL e ATS possono avere indicazioni proprie: conviene verificare quelle del proprio territorio.
Il punto principale di prelievo è il bacino di raccolta, il più lontano possibile dal reintegro e dalle pompe, così da rappresentare l’acqua che ha circolato. I punti devono essere identificati, ripetibili e accessibili in sicurezza senza fermare o smontare l’impianto. Si aggiungono, quando utile, l’acqua di reintegro, per capire se la contaminazione arriva dall’esterno, e campioni di biofilm o sedimento in caso di indagine.
Il prelievo va eseguito da personale formato, con i dispositivi di protezione adeguati all’esposizione ad aerosol e, se l’acqua contiene biocidi ossidanti, con contenitori contenenti un neutralizzante. La guida su chi esegue il campionamento Legionella e come approfondisce gli aspetti operativi.
Il metodo di analisi e il ruolo della PCR
La ricerca e la conta della Legionella nelle acque si eseguono con il metodo colturale della UNI EN ISO 11731, che fornisce un risultato in unità formanti colonia per litro (UFC/L) e permette di identificare la specie e il sierogruppo, distinguendo Legionella pneumophila dalle altre specie. È il dato a cui fanno riferimento i livelli di azione delle linee guida. Il motivo per cui il metodo colturale resta il riferimento è spiegato nella guida su perché si usa la UNI EN ISO 11731.
La PCR quantitativa dà risultati in poche ore, ma misura il DNA e non le cellule vive coltivabili, quindi i suoi valori non sono direttamente confrontabili con le UFC/L. Le linee guida la indicano come screening rapido quando si devono esaminare molti campioni, ad esempio durante l’indagine su un cluster, precisando che i campioni positivi vanno comunque analizzati con il metodo colturale.
Per acque di torre, ricche di altri batteri e residui di trattamento, il laboratorio applica pretrattamenti e terreni selettivi: il limite di rilevabilità effettivo può quindi essere più alto che in un’acqua sanitaria, ed è utile verificarlo sul Rapporto di Prova.
Dal risultato all’azione: un esempio di gestione
Le linee guida associano a intervalli di concentrazione crescenti interventi via via più incisivi: dalla verifica del programma di trattamento alla disinfezione, fino alla pulizia completa e, nei casi più gravi, al fermo dell’impianto. I valori soglia e le azioni vanno riportati nel piano di autocontrollo dell’impianto, con riferimento alla tabella delle linee guida e alle eventuali indicazioni regionali.
Esempio: una torre a servizio di un impianto di produzione, campionata in luglio, mostra un risultato più alto dei tre controlli precedenti, mentre la carica batterica settimanale era in aumento da due settimane. Il gestore verifica i registri del dosaggio del biocida e scopre un periodo in cui la pompa dosatrice era ferma. Ripristina il trattamento, esegue la disinfezione prevista dal piano e programma un nuovo campionamento di verifica a breve distanza. Il caso mostra perché i dati settimanali di carica batterica e il registro dei trattamenti valgono quanto il singolo risultato di Legionella.
Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, e l’esito è documentato nel Rapporto di Prova. La prova dedicata è l’analisi Legionella per torri evaporative.
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Domande frequenti
- Ogni quanto si analizza la Legionella in una torre di raffreddamento?
- La frequenza è fissata nel piano di autocontrollo in base alla valutazione del rischio. Le linee guida tecniche dell’ATS di Brescia, che riprendono il documento nazionale del 2015, indicano come riferimento una ricerca della Legionella trimestrale e una carica batterica totale settimanale. Dopo risultati anomali o interventi straordinari si aggiungono campionamenti di verifica.
- Quante volte l’anno va disinfettata una torre evaporativa?
- Per impianti in funzionamento continuo le linee guida nazionali del 2015 prevedono pulizia e disinfezione almeno due volte l’anno. Servono inoltre interventi prima della messa in servizio, a inizio stagione o dopo lunghi fermi, a fine stagione e dopo risultati analitici che superano i livelli di attenzione del piano di autocontrollo.
- Si può usare la PCR al posto del metodo colturale?
- Non come sostituto. La PCR quantitativa è rapida e utile come screening, ad esempio durante l’indagine su un cluster, ma misura il DNA e non le cellule vitali coltivabili. I livelli di azione sono espressi in UFC/L, quindi il riferimento resta il metodo colturale UNI EN ISO 11731; i campioni positivi in PCR vanno confermati in coltura.
- Chi è responsabile della torre di raffreddamento?
- Il gestore o proprietario dell’impianto, che deve valutare il rischio, garantire manutenzione e trattamento dell’acqua, tenere il registro degli interventi e programmare i campionamenti. Verso i lavoratori valgono gli obblighi del D.Lgs. 81/2008. Alcune ASL e ATS chiedono anche il censimento delle torri presenti sul territorio: conviene verificarlo con l’autorità locale.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org