PFAS nell’acqua: limiti di legge e dove sono più diffusi
I valori di parametro: somma di PFAS e somma di 4 PFAS
La direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia dal D.Lgs. 18/2023, ha introdotto due parametri distinti. La “somma di PFAS” è la somma delle concentrazioni di 20 sostanze per- e polifluoroalchiliche elencate dalla norma (acidi carbossilici e solfonici da 4 a 13 atomi di carbonio, tra cui PFOA, PFOS, PFHxS e PFNA), con valore di parametro 0,10 µg/L, cioè 100 ng/L. I “PFAS totale”, cioè la totalità delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (0,50 µg/L nella direttiva), non sono stati mantenuti in Italia dal D.Lgs. 102/2025. Nella pratica il controllo si concentra quindi sulla somma di PFAS e sulla somma di 4 PFAS, misurate per singolo composto.
Da quando si applicano e cosa ha aggiunto il correttivo
I valori di parametro PFAS si applicano dal 12 gennaio 2026: da quel momento i gestori del servizio idrico devono includerli nei controlli. Il D.Lgs. 102/2025 ha successivamente integrato il D.Lgs. 18/2023; per il dettaglio dei valori e delle sostanze considerate fai sempre riferimento al testo vigente in Gazzetta Ufficiale e alle indicazioni del laboratorio, perché la materia è in evoluzione anche a livello europeo. Alcune Regioni, in particolare dove esistono contaminazioni storiche, hanno adottato da anni obiettivi di qualità più restrittivi per gli acquedotti, indipendentemente dai valori nazionali.
Veneto: il caso più documentato in Italia
La contaminazione più estesa e studiata riguarda la falda tra le province di Vicenza, Verona e Padova, emersa a partire dal 2013 e collegata a uno stabilimento chimico di Trissino. La Regione Veneto ha individuato una “zona rossa” di comuni con acquedotti contaminati, ha installato filtri a carbone attivo sulle centrali di potabilizzazione e ha avviato un piano di sorveglianza sanitaria della popolazione. Chi vive in quell’area e usa acqua di pozzi privati, per bere o per irrigare orti e abbeverare animali, ha un motivo concreto in più per far analizzare i PFAS.
Altre aree a rischio: come riconoscerle
Oltre al Veneto, contaminazioni da PFAS sono state documentate attorno al polo chimico di Spinetta Marengo (Alessandria) e, più in generale, possono interessare zone a valle di industrie che producono fluoropolimeri o li impiegano in trattamenti tessili, conciari, cartari e di galvanica, nonché aree con uso storico di schiume antincendio (aeroporti, poligoni, impianti di addestramento) e discariche. Il rischio è legato alla direzione della falda: un pozzo a monte di un sito industriale può essere pulito, uno a valle a qualche chilometro no. Le ARPA regionali pubblicano spesso i dati di monitoraggio delle acque sotterranee: sono il primo riferimento per capire se la tua zona è interessata.
Acquedotto o pozzo: chi controlla cosa
Se sei allacciato alla rete pubblica, il controllo dei PFAS spetta al gestore e alla ASL: i dati di qualità sono di norma pubblicati dal gestore e puoi chiederli. Il discorso cambia per i pozzi privati a uso domestico, che non rientrano nei controlli pubblici: la verifica è a carico di chi li usa. Lo stesso vale per aziende agricole, agriturismi e attività alimentari che si approvvigionano da pozzo autonomo, per le quali l’acqua usata nella preparazione degli alimenti deve essere idonea al consumo umano.
Quando analizzare i PFAS e come leggere l’esito
L’analisi ha senso se il pozzo è in un’area con contaminazioni note o vicino a una delle fonti descritte, se l’acqua è usata per bere o per produrre alimenti, o se devi documentarne la qualità. Ordina un pannello che copra la somma dei 20 PFAS e confronta il totale con 0,10 µg/L. Un valore sotto il limite ma misurabile è comunque un segnale da monitorare nel tempo; un superamento richiede di sospendere l’uso potabile e di confrontarsi con la ASL sulle soluzioni. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; il Rapporto di Prova riporta ogni composto, il limite di quantificazione e la somma calcolata.
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Domande frequenti
- Qual è il limite PFAS per l’acqua potabile in Italia?
- Il D.Lgs. 18/2023 applica dal 12 gennaio 2026 il valore di 0,10 µg/L per la somma di PFAS; il correttivo D.Lgs. 102/2025 ha eliminato il parametro PFAS totale e aggiunto la somma di 4 PFAS (0,02 µg/L) dal 13 luglio 2026. Verifica sempre il testo vigente, aggiornato dal D.Lgs. 102/2025.
- Abito nella zona rossa PFAS del Veneto: l’acqua del rubinetto è controllata?
- Sì, gli acquedotti dell’area sono sottoposti a trattamenti e controlli specifici da parte dei gestori e delle autorità sanitarie. Il problema riguarda soprattutto i pozzi privati, che non rientrano nei controlli pubblici.
- L’acqua di pozzo contaminata da PFAS si può usare per l’orto?
- Alcuni PFAS possono essere assorbiti dalle piante e passare negli ortaggi. In area contaminata valuta con la ASL o con l’ARPA le indicazioni locali prima di usarla per colture destinate al consumo.
- La bollitura elimina i PFAS?
- No. I PFAS sono molto stabili al calore: bollire l’acqua non li rimuove e, per evaporazione, può anzi concentrarli leggermente.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org