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Quale analisi dell’acqua scegliere: guida per situazione

Prima domanda: rete o pozzo, e per cosa la usi

Se sei allacciato all’acquedotto, l’acqua è già controllata dal gestore fino al contatore: l’analisi serve soprattutto a capire cosa succede nell’impianto di casa o del condominio. Se usi un pozzo, nessuno la controlla al posto tuo e serve un quadro più ampio, almeno al primo controllo. Poi conta l’uso: bere e cucinare richiedono il confronto con i valori del D.Lgs. 18/2023; irrigazione, abbeveraggio e impianti tecnici hanno criteri diversi; un’attività alimentare ha esigenze documentali, perché il Rapporto di Prova entra nel piano di autocontrollo.

Odori, colori e sapori: cosa cercare

Odore di uovo marcio: idrogeno solforato, spesso legato a solfati e batteri nello scaldabagno o nel pozzo; analizza solfati, ferro, manganese e microbiologia. Acqua gialla, arancio o marrone, macchie su sanitari e bucato: ferro; macchie nere o grigie: manganese. Sapore metallico o amaro: rame, zinco, ferro, a volte pH basso che rende l’acqua aggressiva verso le tubazioni. Odore di cloro forte: cloro residuo, di solito non pericoloso, ma utile da misurare. Acqua torbida o lattiginosa: verifica prima se è aria con il test del bicchiere, altrimenti torbidità e microbiologia. Calcare abbondante: durezza, con conducibilità e pH.

Situazioni che riguardano la salute

Neonati e gravidanza: nitrati e nitriti, piombo e microbiologia, soprattutto se l’acqua viene da pozzo o se l’edificio è datato. Casa costruita prima che si diffondessero le tubazioni moderne o con impianto mai rifatto: piombo e nichel con prelievo al primo getto. Pozzo in zona agricola intensiva: nitrati, nitriti e, se i dati locali lo suggeriscono, pesticidi. Pozzo in area vulcanica o geotermica, come parti di Lazio, Campania e Toscana: arsenico e fluoruri. Pozzo vicino a zone industriali o in aree con contaminazioni note: solventi clorurati e PFAS. Dopo un allagamento o lavori sul pozzo: microbiologia prima di tutto.

Situazioni che riguardano impianti e attività

Addolcitore o osmosi: durezza residua, sodio e, per l’osmosi, conducibilità e microbiologia a valle del trattamento. Caldaie e impianti termici: durezza, pH, conducibilità e cloruri. Strutture ricettive, palestre, RSA e condomini con accumuli di acqua calda: Legionella, secondo il documento di valutazione del rischio. Ristoranti, bar e laboratori alimentari: profilo di potabilità per l’acqua usata nelle preparazioni, nel ghiaccio e nelle macchine da caffè, con frequenza definita nel piano HACCP. Piscine e vasche idromassaggio: profili dedicati con parametri come cloro, pH e Pseudomonas, diversi da quelli dell’acqua potabile.

Base, completa o conforme al D.Lgs. 18/2023

Un profilo base, con i principali indicatori microbiologici e chimici, è adatto a una verifica periodica dell’acqua di rete al rubinetto. Un profilo completo per pozzo aggiunge i parametri legati alla falda, come nitrati, metalli e arsenico, ed è la scelta corretta per un pozzo nuovo o mai analizzato. Un profilo costruito sui parametri del D.Lgs. 18/2023 serve quando devi documentare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano, per esempio per un’attività. A questi puoi aggiungere i parametri suggeriti dalla tua situazione specifica. Per il confronto tra i pacchetti disponibili trovi una guida dedicata ai profili per l’acqua di casa.

Kit di autoprelievo o tecnico?

Per la maggior parte dei controlli domestici il kit di autoprelievo, con flaconi e istruzioni, è sufficiente e costa meno. Il prelievo da parte di un tecnico è preferibile quando l’analisi deve essere documentata verso terzi, per esempio in un contenzioso, in una compravendita o per un’attività soggetta a controlli; quando servono misure sul posto, come temperatura e cloro residuo; quando i punti di prelievo sono molti o difficili, come nei controlli Legionella su impianti di acqua calda; quando il protocollo è delicato, come per il piombo dopo stagnazione o per i PFAS. Ricorda che, con l’autoprelievo, il Rapporto di Prova si riferisce al campione così come ricevuto dal laboratorio.

Due consigli per non sprecare l’analisi

Il primo: segui le istruzioni di prelievo per i parametri che ti interessano, perché microbiologia, metalli e parametri chimici richiedono flaconi, punti di prelievo e tempi di consegna diversi; un campione preso male rende inutile anche il miglior laboratorio. Il secondo: descrivi la situazione quando richiedi il preventivo, indicando odori, colori, età dell’impianto, uso dell’acqua e scopo dell’analisi, così il profilo può essere calibrato. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esito nel Rapporto di Prova.

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Domande frequenti

Ho l’acqua dell’acquedotto: ha senso analizzarla?
Sì, se hai dubbi sull’impianto interno, tubazioni datate, odori o colori anomali, o persone sensibili in casa. Il gestore controlla l’acqua fino al contatore, non dentro l’edificio.
Quali parametri controllare per un neonato?
Soprattutto nitrati, nitriti, piombo e microbiologia. Se l’acqua viene da un pozzo, è consigliabile un profilo completo prima di usarla per preparare il latte.
Meglio un profilo completo per stare tranquilli?
Non sempre: un profilo ampio senza i parametri giusti per la tua situazione può comunque mancare il problema. Parti dal motivo dell’analisi e aggiungi i parametri mirati.
Le strisce reattive possono sostituire l’analisi?
Possono dare un’indicazione su parametri come durezza o cloro, ma non sostituiscono un’analisi di laboratorio, soprattutto per microbiologia e metalli.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org