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Analisi dell'acqua in cantiere e nei lavori edili

Tre acque, tre regole diverse

Chi gestisce un cantiere tende a pensare all'acqua come a un'unica fornitura. In realtà le domande da porsi sono tre, e ciascuna ha un riferimento normativo diverso.

UsoRiferimentoChi lo chiede di solito
Acqua per bere e lavarsiD.Lgs. 81/2008, allegato XIII; D.Lgs. 18/2023 per i requisiti di potabilitàdatore di lavoro, coordinatore per la sicurezza, ASL
Acqua d'impasto per calcestruzzo e malte strutturaliNTC 2018 (DM 17 gennaio 2018), paragrafo 11.2.9.5, che rimanda alla UNI EN 1008direttore dei lavori, progettista, impianto di betonaggio
Acque di lavaggio, dilavamento e aggottamentoD.Lgs. 152/2006, parte terza e parte quartaautorità competente per gli scarichi, gestore del rifiuto

Il problema si pone soprattutto quando il cantiere non è allacciato all'acquedotto: case isolate, infrastrutture, grandi scavi dove l'acqua arriva da pozzi, corsi d'acqua, autobotti o serbatoi. Le esigenze specifiche delle imprese sono raccolte nella pagina dedicata a imprese edili e cantieri.

Acqua potabile per i lavoratori

L'allegato XIII del D.Lgs. 81/2008, dedicato alle prescrizioni per la logistica di cantiere, chiede di disporre sul cantiere di acqua potabile in quantità sufficiente e di acqua per bere e per lavarsi, oltre a docce con acqua calda e fredda e lavabi con acqua corrente. Se l'acqua arriva dall'acquedotto, la potabilità al contatore è responsabilità del gestore; dal contatore al rubinetto, e in tutti gli altri casi, è responsabilità di chi la mette a disposizione.

Serve quindi un'analisi quando l'acqua proviene da:

  • un pozzo o una sorgente privata;
  • serbatoi o cisterne riempiti con autobotte;
  • allacciamenti provvisori lunghi, in tubazioni esposte al sole o rimaste ferme a lungo;
  • moduli prefabbricati con boiler e serbatoi riutilizzati da un cantiere all'altro.

Il confronto si fa con i valori di parametro del D.Lgs. 18/2023, riassunti nella scheda sulle acque potabili secondo il D.Lgs. 18/2023. Per un controllo di base, che comprende indicatori microbiologici come E. coli ed enterococchi e i principali parametri chimici, è adatta l'analisi dell'acqua potabile, pacchetto base; per un pozzo mai analizzato conviene il profilo esteso dell'analisi completa dell'acqua di pozzo. Le prove sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Acqua d'impasto: cosa chiede la UNI EN 1008

Le Norme tecniche per le costruzioni 2018 stabiliscono al paragrafo 11.2.9.5 che l'acqua d'impasto, compresa l'acqua di riciclo, deve essere conforme alla UNI EN 1008:2003. La norma classifica le acque in base alla provenienza e stabilisce quando servono le prove.

Origine dell'acquaIdoneità secondo la UNI EN 1008
Acqua potabileconsiderata idonea senza prove
Acqua recuperata dai processi dell'industria del calcestruzzonormalmente idonea, da verificare
Acqua di falda, superficiale naturale, reflua industrialepuò essere idonea, va provata
Acqua di mare o salmastrasolo per calcestruzzo non armato, non per calcestruzzo armato o precompresso
Acqua di fognanon idonea

Per le acque da provare la norma prevede controlli preliminari (oli e grassi, detergenti, colore, materiale in sospensione, odore, pH, sostanze umiche) e requisiti chimici. I più citati sono i cloruri, con limiti diversi secondo l'uso: 500 mg/L per calcestruzzo precompresso, 1000 mg/L per calcestruzzo armato, 4500 mg/L per calcestruzzo non armato. I solfati non devono superare 2000 mg/L; gli alcali, espressi come ossido di sodio equivalente, 1500 mg/L quando si usano aggregati potenzialmente reattivi.

Se i controlli rilevano contaminanti come zuccheri, fosfati, nitrati, piombo o zinco, la norma richiede prove su malta o calcestruzzo: tempi di presa confrontati con quelli ottenuti con acqua distillata e resistenza a compressione a 7 giorni non inferiore al 90% dei provini di riferimento. I cloruri sono il parametro più critico per le armature: il loro significato è spiegato nella scheda sui cloruri.

Quando l'analisi dell'acqua d'impasto serve davvero

Nella maggior parte dei cantieri il calcestruzzo arriva da un impianto di betonaggio che usa acqua di rete o acqua di riciclo già sotto controllo: in questo caso la conformità dell'acqua fa parte della produzione controllata dell'impianto e la direzione lavori ne chiede evidenza al fornitore.

L'analisi diventa una responsabilità diretta dell'impresa quando il calcestruzzo o le malte strutturali si confezionano in cantiere con acqua non potabile. Gli scenari tipici sono questi.

  1. Cantiere in zona rurale o montana che preleva da un pozzo o da un torrente.
  2. Opere marittime o lagunari, dove l'acqua disponibile può essere salmastra.
  3. Cantieri che riutilizzano l'acqua di lavaggio delle betoniere o delle pompe.
  4. Grandi opere con impianto di betonaggio di cantiere alimentato da acqua di falda.

Esempio: un'impresa che ristruttura un rifugio confeziona in sito il calcestruzzo per un cordolo armato con acqua di sorgente. Prima del getto il direttore dei lavori chiede una verifica secondo la UNI EN 1008: il laboratorio misura cloruri, solfati, alcali e i controlli preliminari, e il Rapporto di Prova viene allegato alla documentazione dei materiali. Il prelievo va fatto dal punto da cui si attinge davvero, nelle condizioni di utilizzo.

Acque di lavaggio, dilavamento e scavo

Il cantiere produce anche acque da gestire in uscita. Le principali sono l'acqua di lavaggio di betoniere, pompe e attrezzi, molto basica e carica di solidi; l'acqua di aggottamento degli scavi; l'acqua piovana che dilava piazzali e cumuli di materiale.

Il D.Lgs. 152/2006 (testo su Normattiva) distingue due strade. Se l'acqua viene scaricata in fognatura o in un corpo idrico, è uno scarico che richiede autorizzazione e il rispetto dei limiti di emissione, verificati con analisi su parametri come pH, solidi sospesi e, secondo il contesto, metalli e idrocarburi; il quadro è nella scheda sugli scarichi idrici secondo il D.Lgs. 152/2006. Se invece viene raccolta e avviata a trattamento esterno, è un rifiuto liquido e va caratterizzata.

Nei cantieri con scavi importanti l'acqua di falda intercettata va gestita insieme alle terre: la qualità delle terre e rocce da scavo segue il DPR 120/2017, sintetizzato nella scheda su terre e rocce da scavo. Per le acque di scarico è disponibile l'analisi delle acque reflue di scarico.

Come organizzare i controlli

Un approccio ordinato evita analisi doppie o inutili. Prima dell'apertura del cantiere conviene chiarire tre punti nel piano di sicurezza e nel piano di qualità.

  • Fonte dell'acqua per i lavoratori: se non è acquedotto, programmare un'analisi di potabilità prima dell'uso e dopo ogni cambio di fonte o lunga sospensione dei lavori, ripetendo i controlli microbiologici nei cantieri di lunga durata.
  • Origine dell'acqua d'impasto: se il calcestruzzo è confezionato in sito con acqua non di rete, prevedere la verifica secondo la UNI EN 1008 prima dei getti strutturali.
  • Destino delle acque prodotte: stabilire se saranno scaricate, con autorizzazione e controlli, o smaltite come rifiuto.

I campioni per la potabilità vanno prelevati con contenitori sterili forniti dal laboratorio, dal rubinetto effettivamente usato e consegnati refrigerati entro i tempi indicati. Per l'acqua d'impasto i contenitori sono diversi e non serve sterilità, ma servono volumi maggiori per le prove su malta. Il Rapporto di Prova di ciascuna analisi va conservato nel fascicolo di cantiere.

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Domande frequenti

L'acqua di una cisterna in cantiere deve essere analizzata?
Se è destinata a bere o lavarsi, sì: il D.Lgs. 81/2008 richiede acqua potabile per i lavoratori e una cisterna riempita con autobotte non dà garanzie dopo il trasporto e lo stoccaggio. Un'analisi microbiologica e chimica di base prima dell'uso, ripetuta periodicamente nei cantieri lunghi, è la verifica più semplice.
Si può fare il calcestruzzo con acqua di pozzo?
Sì, se l'acqua risulta conforme alla UNI EN 1008, richiamata dal paragrafo 11.2.9.5 delle NTC 2018. A differenza dell'acqua potabile, che è considerata idonea senza prove, l'acqua di falda va verificata, in particolare per cloruri, solfati e alcali, prima dei getti strutturali.
L'acqua di mare può essere usata negli impasti?
Secondo la UNI EN 1008 l'acqua di mare o salmastra può essere usata solo per calcestruzzo non armato. Non è adatta al calcestruzzo armato o precompresso, perché i cloruri favoriscono la corrosione delle armature: per questi usi i limiti di cloruri sono 1000 e 500 mg/L.
L'acqua di lavaggio delle betoniere si può scaricare a terra?
No. È un'acqua molto basica e ricca di solidi: va gestita come scarico autorizzato nel rispetto del D.Lgs. 152/2006 oppure raccolta e smaltita come rifiuto, dopo caratterizzazione. In alternativa può essere recuperata nel ciclo produttivo, verificandone l'idoneità come acqua d'impasto.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org