Scarichi idrici e acque reflue: il D.Lgs 152/2006
La Parte Terza del D.Lgs. 152/2006 stabilisce chi può scaricare acque reflue, dove e a quali condizioni. Il punto di partenza è capire che tipo di refluo produci (domestico, assimilato, industriale, urbano) e dove finisce (fognatura, acque superficiali, suolo): da qui dipendono autorizzazione, limiti applicabili e controlli. Questa pagina spiega il quadro degli obblighi; i limiti tabellari parametro per parametro sono nella pagina dedicata.
Le categorie di acque reflue
L’art. 74 distingue le acque reflue domestiche (da insediamenti residenziali e servizi, derivanti dal metabolismo umano e da attività domestiche), le acque reflue industriali (da edifici o impianti in cui si svolgono attività commerciali o di produzione, diverse dalle domestiche e dalle meteoriche di dilavamento) e le acque reflue urbane (miscuglio di domestiche, industriali e meteoriche convogliate in fognatura). Alcune acque industriali possono essere assimilate alle domestiche, secondo i criteri dell’art. 101 e del DPR 227/2011 e le norme regionali: in questo caso gli obblighi sono molto più leggeri.
Dove si può scaricare
Gli scarichi possono recapitare in acque superficiali, in rete fognaria o, solo nei casi consentiti, sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo: lo scarico sul suolo è in generale vietato salvo le eccezioni dell’art. 103, e quello diretto nelle acque sotterranee è vietato salvo i casi dell’art. 104. Per gli scarichi in fognatura valgono anche il regolamento del gestore del servizio idrico e i limiti che questo può fissare.
L’autorizzazione allo scarico
L’art. 124 stabilisce che tutti gli scarichi devono essere preventivamente autorizzati, con l’eccezione degli scarichi di acque reflue domestiche in fognatura, ammessi nel rispetto del regolamento del gestore. L’autorizzazione ha validità di quattro anni e il rinnovo va chiesto un anno prima della scadenza. Per molte piccole e medie imprese l’autorizzazione allo scarico confluisce nell’Autorizzazione Unica Ambientale (DPR 59/2013); per gli impianti soggetti ad AIA è compresa in quest’ultima.
Gli obblighi tecnici dello scarico
L’art. 101 richiede che gli scarichi industriali siano resi accessibili per il campionamento da parte dell’autorità competente nel punto assunto per la misurazione, cioè il pozzetto di campionamento posto immediatamente a monte dell’immissione. È vietato raggiungere i limiti diluendo lo scarico con acque prelevate allo scopo. L’autorizzazione può prescrivere autocontrolli periodici, misuratori di portata, pretrattamenti e modalità di gestione delle acque meteoriche di dilavamento, disciplinate in larga parte dalle Regioni.
Quali analisi derivano dall’autorizzazione
L’atto autorizzativo indica i parametri da controllare, la frequenza e le modalità di campionamento. I parametri ricorrenti sono pH, solidi sospesi totali, COD, BOD5, azoto ammoniacale, nitrico e nitroso, fosforo totale, tensioattivi, oli e grassi, idrocarburi totali e metalli pertinenti al ciclo produttivo; per alcuni scarichi anche Escherichia coli e saggi di tossicità. Il campione da confrontare con la Tabella 3 è di norma un campione medio prelevato nell’arco di tre ore, salvo diversa prescrizione. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
Cosa succede in caso di superamento o irregolarità
Il D.Lgs. 152/2006 prevede sanzioni amministrative (art. 133) per il superamento dei limiti e per altre violazioni, e sanzioni penali (art. 137) nei casi più gravi, come lo scarico di acque reflue industriali senza autorizzazione o il superamento dei limiti per le sostanze pericolose indicate nelle tabelle. L’autorità può inoltre diffidare, sospendere o revocare l’autorizzazione. Davanti a un autocontrollo non conforme conviene individuare subito la causa, intervenire sul trattamento, ripetere il controllo e documentare tutto.
Questa pagina e quella sui limiti di emissione
Qui trovi il quadro di autorizzazioni e obblighi. La pagina sui limiti di emissione spiega le tabelle dell’Allegato 5 alla Parte Terza e il significato dei singoli parametri. Per le acque superficiali come corpo idrico e il loro monitoraggio ambientale c’è una pagina distinta.
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Settori interessati
Approfondimenti normativi
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Fonti
Domande frequenti
- Serve un’autorizzazione per scaricare le acque reflue?
- Sì, salvo gli scarichi di acque reflue domestiche in fognatura, ammessi nel rispetto del regolamento del gestore. Gli scarichi industriali sono sempre soggetti ad autorizzazione, spesso tramite AUA.
- Quanto dura l’autorizzazione allo scarico?
- Quattro anni dal rilascio, con domanda di rinnovo da presentare un anno prima della scadenza. Se lo scarico è compreso nell’AUA, valgono durata e regole dell’AUA.
- Le acque di un ristorante sono industriali?
- In molti casi le acque di attività come ristoranti e bar possono essere assimilate alle domestiche secondo il DPR 227/2011 e le norme regionali. Verifica con il gestore della fognatura o con l’autorità competente.
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14