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Muffe e lieviti negli alimenti: quando analizzarli

Perché muffe e lieviti sono diversi dai batteri

Molte muffe e molti lieviti tollerano condizioni ostili ai batteri: pH acido, alte concentrazioni di zucchero o sale, bassa attività dell’acqua, refrigerazione. Per questo sono i colpevoli tipici dell’alterazione di prodotti “stabili” dal punto di vista batterico. Le muffe formano colonie visibili e possono produrre micotossine; i lieviti causano soprattutto fermentazioni, con gas, odori alcolici o acidi e rigonfiamento delle confezioni. Esistono specie specializzate: lieviti osmotolleranti nei prodotti molto zuccherini, come miele, sciroppi e canditi; muffe xerofile nei prodotti secchi; muffe termoresistenti, capaci di sopravvivere ai trattamenti termici, nei derivati della frutta.

I prodotti in cui la conta è decisiva

Prodotti da forno e pasticceria, specie se morbidi o farciti: la muffa è spesso il fattore che limita la shelf-life. Confetture, creme e farciture a ridotto contenuto di zucchero. Succhi e bevande non pastorizzate o con pastorizzazione blanda. Yogurt e latticini fermentati, dove i lieviti causano gonfiori e difetti di gusto. Frutta secca e disidratata, cereali, farine e spezie, dove la presenza di muffe è anche un segnale di rischio micotossine. Formaggi, salumi stagionati e pane affettato confezionato. Per questi prodotti la conta di muffe e lieviti è spesso il primo parametro da inserire negli studi di shelf-life e nei controlli a fine vita.

Il metodo: ISO 21527 e attività dell’acqua

La conta si esegue secondo la ISO 21527, divisa in due parti in base all’attività dell’acqua del prodotto. La parte 1 si applica ai prodotti con attività dell’acqua superiore a 0,95, come latticini freschi, carni, succhi e piatti pronti, e usa un terreno di coltura adatto a prodotti umidi. La parte 2 si applica ai prodotti con attività dell’acqua pari o inferiore a 0,95, come farine, frutta secca, prodotti da forno secchi e spezie, e usa un terreno che favorisce le specie xerofile. Usare il terreno sbagliato può sottostimare la contaminazione. Il risultato si esprime in UFC/g, separando quando richiesto muffe e lieviti.

Limiti: da dove prenderli

Il Reg. (CE) 2073/2005 non fissa criteri per muffe e lieviti negli alimenti. I riferimenti vengono quindi da specifiche interne, capitolati dei clienti, linee guida di settore o dati storici del proprio prodotto. Un approccio pratico è fissare un valore “di attenzione” e uno “di azione” sulla base dei risultati ottenuti su lotti buoni a inizio e a fine shelf-life: valori in aumento rispetto alla propria storia sono un segnale più affidabile di qualunque soglia generica. Il limite va sempre legato alla fase: un pane appena sfornato e lo stesso pane a fine vita hanno valori attesi molto diversi.

Trovare la fonte della contaminazione

Le spore di muffa raramente sopravvivono alla cottura di un prodotto da forno: la contaminazione avviene quasi sempre dopo, durante raffreddamento, affettatura, farcitura e confezionamento. Per individuare la fonte servono campioni lungo la linea: prodotto subito dopo la cottura, dopo il raffreddamento e dopo il confezionamento, insieme a tamponi su affettatrici e nastri e a piastre esposte all’aria nelle zone di raffreddamento e confezionamento. Spesso il problema si risolve con interventi su flussi d’aria, condense, pulizia di affettatrici e tempi di raffreddamento. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Le leve per ridurre muffe e lieviti

Quando i risultati indicano un problema, le leve sono note. Sul prodotto: ridurre l’attività dell’acqua, abbassare il pH, valutare conservanti ammessi o ingredienti con effetto protettivo. Sul processo: tempi e condizioni di raffreddamento controllati, riduzione delle condense, pulizia accurata di affettatrici, nastri e tramogge, filtrazione dell’aria nelle zone di confezionamento. Sull’imballaggio: atmosfera protettiva con anidride carbonica, film con barriera adeguata, controllo della tenuta delle saldature. Dopo ogni modifica, una verifica con conta di muffe e lieviti a inizio e a fine shelf-life, documentata nel Rapporto di Prova, dimostra se l’intervento ha funzionato.

Muffe e micotossine: il collegamento

Una conta elevata di muffe in una materia prima come frutta secca, cereali o spezie non dimostra la presenza di micotossine, ma è un buon motivo per cercarle: le specie di Aspergillus, Penicillium e Fusarium possono produrle durante lo sviluppo in campo o in magazzino. Il contrario non vale: le micotossine possono restare anche quando le muffe non sono più vitali, per esempio dopo un trattamento termico. Per questo, nei prodotti a rischio, la conta di muffe e la ricerca delle micotossine sono due controlli complementari e non alternativi.

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Domande frequenti

Esiste un limite di legge per muffe e lieviti negli alimenti?
Il Reg. (CE) 2073/2005 non lo prevede. I riferimenti vengono da specifiche interne, capitolati dei clienti, linee guida di settore e dati storici del prodotto.
Muffe alte significano sempre presenza di micotossine?
No: indicano un rischio, non la presenza. Per accertare le micotossine serve una ricerca specifica.
Perché il mio pane ammuffisce prima della data?
Quasi sempre per contaminazione dopo la cottura, durante raffreddamento, affettatura o confezionamento. Campioni lungo la linea aiutano a trovare il punto critico.
Quale parte della ISO 21527 si usa per la frutta secca?
La parte 2, per prodotti con attività dell’acqua pari o inferiore a 0,95.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org