Analisi degli alimenti in laboratorio accreditato per l’autocontrollo HACCP
Perché per l’autocontrollo serve un laboratorio accreditato
Il Reg. (CE) 852/2004 obbliga gli operatori del settore alimentare a un sistema di autocontrollo basato sui principi HACCP, e il Reg. (CE) 2073/2005 chiede loro di verificare i criteri microbiologici. Per i laboratori che eseguono analisi nell’ambito dell’autocontrollo, l’Accordo Stato-Regioni dell’8 luglio 2010 prevede l’accreditamento secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025 per le prove svolte e l’iscrizione negli elenchi tenuti dalle Regioni. Il motivo è pratico: se un risultato di autocontrollo porta a decisioni su un lotto, o viene esaminato durante un controllo ufficiale, deve provenire da un laboratorio la cui competenza su quella prova è stata verificata da un ente terzo.
Cosa si può analizzare
Le analisi microbiologiche sono le più frequenti: Salmonella, Listeria monocytogenes, Escherichia coli, Enterobacteriaceae, stafilococchi coagulasi-positivi, Bacillus cereus, Clostridium perfringens, muffe e lieviti, carica microbica a 30 °C. Accanto a queste ci sono le analisi chimiche: contaminanti regolati dal Reg. (UE) 2023/915 come micotossine, metalli, IPA; residui di prodotti fitosanitari rispetto ai limiti del Reg. (CE) 396/2005; istamina nei prodotti della pesca; allergeni a supporto dell’etichettatura; composizione nutrizionale per la dichiarazione in etichetta. Infine gli studi di shelf-life e i challenge test, che verificano il comportamento di un prodotto nel tempo. Il piano analitico si costruisce partendo dai pericoli individuati nell’analisi HACCP, non da un elenco standard.
Criteri di sicurezza e criteri di igiene del processo
Il Reg. (CE) 2073/2005 distingue due tipi di criteri. I criteri di sicurezza alimentare, come Salmonella o Listeria monocytogenes in determinate categorie, si applicano ai prodotti immessi sul mercato: un risultato non conforme rende il lotto inaccettabile e richiede il ritiro o il richiamo secondo l’art. 19 del Reg. (CE) 178/2002. I criteri di igiene del processo, come Enterobacteriaceae nelle carcasse o E. coli nelle preparazioni di carne, indicano il funzionamento del processo produttivo: un risultato non conforme richiede azioni correttive su igiene, materie prime o lavorazione, ma non comporta di per sé il ritiro. Sapere a quale tipo appartiene il criterio cambia completamente le conseguenze del risultato.
Come si legge un piano di campionamento n, c, m, M
Molti criteri prevedono di analizzare più unità dello stesso lotto. Il numero n indica quante unità prelevare (spesso 5), c quante possono dare un risultato compreso tra m e M, m e M i valori soglia. Un esempio: con n=5, c=2, m=10 UFC/g e M=100 UFC/g il lotto è soddisfacente se tutte le unità sono sotto m, accettabile se al massimo due sono tra m e M e nessuna supera M, insoddisfacente altrimenti. Per i criteri di presenza o assenza, come Salmonella in 25 g, basta una positività per rendere il lotto non conforme. Il regolamento consente in alcuni casi di ridurre il numero di unità o di usare campioni compositi, se giustificato nel piano di autocontrollo.
Metodi di riferimento e metodi alternativi
Il Reg. (CE) 2073/2005 indica per ogni criterio un metodo di riferimento, in genere una norma EN ISO: ad esempio la EN ISO 6579-1 per Salmonella, la EN ISO 11290-1 e -2 per Listeria monocytogenes, la ISO 16649 per E. coli, la EN ISO 21528 per Enterobacteriaceae. L’operatore può usare metodi alternativi, a condizione che siano validati rispetto al metodo di riferimento secondo la EN ISO 16140-2 e, se proprietari, certificati da terzi. Nel Rapporto di Prova il metodo usato è sempre indicato: verificalo, perché è il primo elemento che un ispettore guarda insieme all’accreditamento della prova.
Dal risultato all’azione
Il Rapporto di Prova riporta per ogni campione l’identificazione, la data di prelievo e di analisi, il metodo, il risultato e, se richiesto, il criterio di riferimento. Archivialo insieme al piano di campionamento e alle registrazioni del lotto: in caso di audit devi poter ricostruire cosa è stato analizzato, perché e cosa ne è seguito. Un andamento nel tempo vale più di un singolo risultato: valori in crescita, anche entro i limiti, sono un segnale da cogliere prima della non conformità. Le analisi della piattaforma sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Domande frequenti
- Il laboratorio per l’autocontrollo deve essere accreditato?
- Sì: l’Accordo Stato-Regioni dell’8 luglio 2010 prevede che i laboratori che eseguono analisi per l’autocontrollo delle imprese alimentari siano accreditati per le prove svolte e iscritti negli elenchi regionali.
- Ogni quanto vanno fatte le analisi sugli alimenti?
- La frequenza la stabilisce l’operatore nel piano di autocontrollo, in base a prodotto, volumi e risultati storici. Il Reg. (CE) 2073/2005 consente di ridurla se i risultati precedenti sono costantemente favorevoli, purché documentato.
- Posso dire che il mio prodotto è “certificato” grazie alle analisi?
- No. Il Rapporto di Prova documenta il risultato su un campione in un dato momento. Puoi comunicare di eseguire controlli presso laboratori accreditati, senza attribuire al prodotto certificazioni che non esistono.
- Quanti campioni servono per un’analisi sugli alimenti?
- Dipende dal criterio: molti criteri del Reg. (CE) 2073/2005 prevedono più unità per lotto, spesso cinque. Per l’autocontrollo il numero può essere ridotto se giustificato nel piano, ad esempio sulla base dei risultati storici.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org