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Cantine e caseifici

Un caseificio deve controllare soprattutto Listeria monocytogenes su formaggi e ambienti di lavorazione e stagionatura, la qualità dell’acqua di processo e della salamoia, l’aflatossina M1 nel latte in ingresso e la durata dei prodotti. Sono le verifiche con cui il piano HACCP dimostra il rispetto dei criteri microbiologici del Reg. CE 2073/2005.

Questa pagina riguarda i caseifici, artigianali e industriali, e le cantine o celle in cui i formaggi vengono salati, stufati e stagionati. Sono ambienti umidi, freschi e con superfici difficili da pulire, come le assi di legno, le scaffalature e i pavimenti con canaline: condizioni in cui Listeria monocytogenes può insediarsi e persistere per mesi.

Per le cantine vinicole, che hanno pericoli e controlli diversi (igiene di serbatoi e linee di imbottigliamento, acqua di lavaggio), è disponibile la pagina dedicata alle analisi per cantine vinicole ed enologiche. Qui ci si concentra sul latte e sui formaggi, dalla caldaia alla stagionatura.

Quali analisi servono in un caseificio e perché

Il Reg. CE 852/2004 obbliga l’operatore a basare l’autocontrollo sui principi HACCP, mentre il Reg. CE 2073/2005 stabilisce i criteri microbiologici che i prodotti devono rispettare. Nei formaggi i pericoli principali sono quattro: Listeria nei prodotti pronti al consumo, stafilococchi coagulasi positivi e relative enterotossine, contaminazioni fecali legate all’igiene di processo e contaminanti chimici del latte come l’aflatossina M1.

I controlli di laboratorio servono a due scopi distinti. Le analisi sul prodotto verificano il rispetto dei criteri di sicurezza alimentare; i tamponi ambientali per Listeria e le analisi sull’acqua dimostrano che il processo è sotto controllo prima che il problema arrivi nel formaggio. Un piano credibile li combina, con frequenze decise nell’analisi dei pericoli.

Area del caseificioCosa si controllaPerché
Ricevimento latteAflatossina M1, carica battericaTenore massimo nel latte fissato dal Reg. UE 2023/915
Caldaia e lavorazioneTamponi su tele, fuscelle, tavoliVerifica della sanificazione
SalamoiaListeria, carica microbica, salePuò contaminare ogni forma che vi passa
Cantina di stagionaturaTamponi su assi, scaffali, scarichi; muffeNicchie di Listeria e muffe indesiderate
Porzionatura e confezionamentoListeria su prodotto e superficiRicontaminazione dopo la crosta
Acqua di processoParametri microbiologici e chimiciEntra in contatto con prodotto e attrezzature

Listeria nei formaggi: cosa cambia dal 1° luglio 2026

Per gli alimenti pronti al consumo il Reg. CE 2073/2005 prevede due livelli: il limite di 100 ufc/g durante la vita commerciale e l’assenza in 25 g quando l’operatore non può dimostrare che il prodotto resterà entro 100 ufc/g fino alla scadenza. Il Reg. UE 2024/2895, applicabile dal 1° luglio 2026, estende il criterio dell’assenza in 25 g anche ai prodotti già immessi sul mercato durante la loro shelf-life, se manca questa dimostrazione.

In pratica un caseificio che produce formaggi freschi o a pasta molle, in grado di sostenere la crescita del batterio, deve poter documentare il comportamento di Listeria nel proprio prodotto. Gli strumenti sono lo studio di shelf-life e, per i casi più critici, il challenge test per Listeria monocytogenes. I criteri sono spiegati nella guida ai criteri microbiologici del Reg. 2073/2005.

Esempio: una mozzarella con 20 giorni di vita commerciale e un pecorino stagionato 12 mesi hanno profili molto diversi. Il primo richiede dati sulla crescita fino a scadenza; il secondo, se pH e attività dell’acqua impediscono la crescita, punta di più sul controllo della crosta e della porzionatura.

Cantine di stagionatura, salamoia e acqua di processo

La cantina di stagionatura è il punto in cui il controllo ambientale rende di più. Le assi di legno, i ripiani, le spazzole delle macchine rivolta-forme e gli scarichi a pavimento vanno inseriti in un piano di tamponi a rotazione, con punti fissi e punti scelti di volta in volta. Una positività ripetuta nello stesso punto indica una nicchia da eliminare con interventi strutturali, non solo con una sanificazione in più.

La salamoia è un ambiente selettivo ma non sterile: Listeria tollera concentrazioni di sale elevate. Va controllata periodicamente e dopo ogni rabbocco importante, insieme alla gestione documentata di filtrazione o pastorizzazione. Le muffe in cantina sono in parte desiderate; quelle che compaiono su pareti e soffitti si valutano con la conta di muffe e lieviti.

L’acqua usata in lavorazione deve avere i requisiti delle acque destinate al consumo umano. Se il caseificio ha un pozzo proprio, il D.Lgs. 102/2025 ha precisato che l’operatore del settore alimentare che usa fonti proprie rientra nella definizione di gestore idro-potabile del D.Lgs. 18/2023: un motivo in più per l’analisi dell’acqua di processo.

Cosa fare se un tampone o un formaggio risulta positivo

Una positività non va gestita in modo improvvisato. La sequenza che segue è quella che un piano HACCP ben scritto prevede, da adattare alle procedure aziendali:

  1. Bloccare i lotti coinvolti e quelli prodotti dopo l’ultimo esito favorevole.
  2. Se il risultato riguarda un prodotto già immesso sul mercato e non conforme a un criterio di sicurezza, attivare ritiro o richiamo e informare l’autorità competente, come richiede l’art. 19 del Reg. CE 178/2002.
  3. Intensificare i tamponi intorno al punto positivo (vettori di trasporto, scarichi, attrezzature vicine) per trovare la fonte.
  4. Sanificare in modo straordinario e verificare l’efficacia con nuovi tamponi prima di riprendere.
  5. Rivedere l’analisi dei pericoli, la frequenza dei controlli e la formazione del personale, e conservare tutta la documentazione.

Un tampone ambientale positivo su una superficie non a contatto, come uno scarico, è un segnale di processo e non comporta automaticamente il blocco dei prodotti; va però trattato come allerta. La guida su Listeria negli alimenti pronti approfondisce come leggere questi esiti.

Errori di campionamento frequenti e come evitarli

Molti risultati poco utili nascono da errori prima ancora che il campione arrivi in laboratorio. I più comuni nei caseifici sono:

  • tamponare solo superfici appena sanificate, invece di prelevare anche durante la produzione, quando Listeria è più facile da intercettare;
  • usare sempre gli stessi tre punti, trascurando assi, scarichi e guarnizioni;
  • campionare la salamoia in superficie invece che a metà vasca;
  • inviare i campioni senza catena del freddo o oltre i tempi indicati dal laboratorio;
  • non annotare lotto, data di produzione e punto esatto del prelievo.

Il metodo di riferimento per i tamponi è la UNI EN ISO 18593, descritta nella pagina sulla norma per i tamponi delle superfici. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, e l’esito è riportato nel Rapporto di Prova.

Rischi e obblighi principali

  • Listeria monocytogenes in formaggi freschi, molli e porzionati
  • Nicchie di Listeria in cantine di stagionatura, assi e scarichi
  • Salamoia contaminata che ricontamina le forme
  • Aflatossina M1 nel latte in ingresso
  • Acqua di processo da pozzo non conforme
  • Shelf-life dichiarata senza dati a supporto

Analisi consigliate

Riferimenti normativi

Reg. CE 852/2004 · Reg. CE 853/2004 · Reg. CE 2073/2005 · Reg. UE 2024/2895 · Reg. UE 2023/915 · Reg. CE 178/2002 · D.Lgs. 18/2023

Approfondisci nella sezione normative oppure consulta tutte le analisi disponibili.

Domande frequenti

Ogni quanto vanno fatti i tamponi Listeria in un caseificio?
Non esiste una frequenza unica fissata per legge: la decide l’operatore nel piano HACCP in base a tipologia di formaggio, volumi e storico dei risultati. Chi produce formaggi freschi o a pasta molle pronti al consumo tende a campionare l’ambiente con maggiore regolarità, aumentando la frequenza dopo una positività, lavori strutturali o un cambio di procedura di sanificazione.
Cosa cambia con il Reg. UE 2024/2895 per i formaggi?
Dal 1° luglio 2026 il criterio di assenza di Listeria monocytogenes in 25 g si applica anche ai prodotti immessi sul mercato durante la loro shelf-life, quando il produttore non può dimostrare che il batterio resterà entro 100 ufc/g fino a scadenza. Per i formaggi che favoriscono la crescita diventano quindi più importanti gli studi di shelf-life e i challenge test.
La salamoia va analizzata?
Sì, è buona pratica includerla nel piano di autocontrollo. Listeria tollera concentrazioni elevate di sale e una salamoia contaminata può trasferire il batterio su ogni forma immersa. Il prelievo va fatto a metà vasca, con frequenza stabilita nel piano HACCP e dopo interventi come rabbocchi, filtrazioni o cambi parziali.
Serve analizzare l’aflatossina M1 nel latte?
Il Reg. UE 2023/915 fissa un tenore massimo di aflatossina M1 nel latte e l’operatore deve garantire che il latte usato lo rispetti. Molti caseifici acquisiscono i dati dai fornitori o dai controlli di filiera e li integrano con analisi proprie a campione, soprattutto dopo annate con mais a rischio di contaminazione.

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