Laboratorio accreditato ISO/IEC 17025laboratorioaccreditato.orgAnalisi da laboratori partner accreditati ISO/IEC 17025

Analisi acqua di processo per industria alimentare

Questo profilo controlla l’acqua nei punti in cui lo stabilimento la usa davvero: come ingrediente, per lavare materie prime e attrezzature, per produrre ghiaccio. Misura i tre indicatori fecali previsti dal D.Lgs. 18/2023 e la carica batterica a 22 °C, utile a scoprire ristagni in serbatoi e reti interne. È pensato per caseifici, salumifici e industrie con pozzo o accumuli. Ricevi un Rapporto di Prova per ogni punto.

Tempi di risposta
6 giorni lavorativi
Modalità di campionamento
Kit fai-da-te
Validità indicativa
365 giorni
Riferimenti normativi
D.Lgs. 18/2023, Reg. CE 852/2004

Quale acqua deve essere potabile in uno stabilimento

Il Reg. (CE) 852/2004, Allegato II, capitolo VII, chiede che l’acqua usata per evitare la contaminazione degli alimenti sia acqua potabile; consente acqua pulita solo per casi specifici, come i prodotti della pesca interi, e ammette acqua non potabile per antincendio, produzione di vapore non a contatto e refrigerazione, purché in circuiti separati e riconoscibili. Anche il ghiaccio a contatto con gli alimenti va prodotto con acqua potabile.

Il D.Lgs. 18/2023 aggiunge un dettaglio decisivo: per le imprese alimentari i valori vanno rispettati nel punto in cui l’acqua è utilizzata. I controlli dell’acquedotto non coprono quindi serbatoi, autoclavi, filtri e chilometri di tubazioni interne. La frequenza dei controlli non è fissata dalla legge per l’industria: la stabilisce il piano HACCP in base al rischio, e il piano va dimostrato in caso di controllo ufficiale.

Mappa dei punti di prelievo

La scelta dei punti è la parte che fa valere l’analisi. Una mappa ragionata permette di capire, a esito ricevuto, dove nasce un problema.

PuntoPerché controllarloCosa dice il risultato
Ingresso (contatore o uscita pozzo)Qualità di partenzaSe è già contaminato, il problema è a monte
A valle di serbatoio o autoclaveAccumulo e ristagnoCarica a 22 °C in aumento indica biofilm o pulizia carente
Punto d’uso a contatto con il prodottoRete interna fino all’utilizzoÈ il punto di conformità per l’impresa alimentare
Acqua per ghiaccio o lavaggio finaleUltimo contatto prima del confezionamentoContaminazione che passa direttamente al prodotto

Per i circuiti di raffreddamento o vapore non a contatto il profilo non è necessario, salvo che il piano HACCP preveda un rischio di miscelazione.

I quattro parametri e i valori di riferimento

Il D.Lgs. 18/2023 fissa per i tre indicatori fecali valori di parametro assoluti, mentre la carica batterica si giudica nel tempo.

  • Escherichia coli: 0 UFC/100 mL. Indica contaminazione fecale recente.
  • Enterococchi: 0 UFC/100 mL. Più resistenti di E. coli, segnalano contaminazioni anche meno recenti.
  • Coliformi: 0 UFC/100 mL, parametro indicatore. Spesso rivelano infiltrazioni o biofilm piuttosto che contaminazione fecale.
  • Carica batterica a 22 °C: «senza variazioni anomale». Serve un valore di riferimento storico per ciascun punto.

Il profilo non comprende parametri chimici come nitrati, ferro o manganese. Se lo stabilimento usa un pozzo, almeno una volta conviene il profilo conforme al D.Lgs. 18/2023, poi questo profilo per i controlli ricorrenti.

Prelievo con kit: come evitare risultati inutilizzabili

Il kit fornisce flaconi sterili e istruzioni passo per passo. Gli errori che rendono un risultato poco utile sono quasi sempre gli stessi: prelevare da un tubo flessibile o da una lancia invece che dal rubinetto fisso, prelevare subito dopo la sanificazione chimica della linea, sciacquare il flacone o riempirlo oltre il livello indicato, lasciare i campioni a temperatura ambiente.

Per descrivere l’acqua come arriva al prodotto non si sterilizza il rubinetto; per valutare la sola rete interna lo si disinfetta e si lascia scorrere. Indica sul modulo quale delle due scelte hai fatto, e mantieni la stessa scelta nei controlli successivi: altrimenti la serie storica non è confrontabile. I principi di campionamento sono quelli della UNI EN ISO 19458.

Esito fuori limite: cosa fare e un esempio di piano

Se compaiono E. coli o enterococchi in un punto a contatto con il prodotto, l’acqua di quel punto non è idonea: si sospende l’uso, si valuta con il responsabile HACCP il prodotto lavorato nel periodo, si sanifica e si ricampiona prima di riprendere. Il Rapporto di Prova riporta valori, metodi e prove accreditate, ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; la guida al piano di autocontrollo HACCP aiuta a registrare l’azione correttiva.

Esempio: un caseificio con pozzo, serbatoio da 10 m³ e due punti d’uso critici (lavaggio cagliata e acqua per il ghiaccio) sceglie quattro punti, uno per riga della tabella. A 119 € per punto la campagna costa 476 €, con esiti in circa 6 giorni lavorativi. Chi produce birra trova un profilo specifico nell’analisi acqua per birrificio.

Domande frequenti

Se l’acqua arriva dall’acquedotto devo comunque analizzarla?
Sì, se la rete interna è estesa o ci sono serbatoi, autoclavi o filtri. Il gestore dell’acquedotto garantisce la qualità fino al contatore, mentre per l’impresa alimentare il D.Lgs. 18/2023 colloca il punto di conformità dove l’acqua è utilizzata. Il piano HACCP deve quindi dimostrare che l’acqua resta idonea fino al punto d’uso, e l’analisi è lo strumento per farlo.
Quanti punti devo campionare?
Non c’è un numero fissato dalla legge. Una regola pratica è coprire almeno l’ingresso, ogni accumulo e i punti d’uso che toccano il prodotto senza ulteriori trattamenti. In stabilimenti grandi si ruotano i punti secondari nei diversi controlli dell’anno, mantenendo fissi quelli critici, così da costruire una serie storica confrontabile.
La carica batterica alta rende l’acqua non potabile?
Non da sola. Il D.Lgs. 18/2023 tratta la carica a 22 °C come parametro indicatore senza un numero limite: conta la variazione rispetto al consueto. Un aumento netto in un punto segnala ristagno o biofilm e va indagato, anche se E. coli ed enterococchi sono assenti, perché anticipa problemi che potrebbero emergere nei controlli successivi.
Il profilo vale anche per l’acqua del vapore o del raffreddamento?
Solo se quell’acqua entra in contatto con l’alimento. Il Reg. (CE) 852/2004 ammette acqua non potabile per vapore non a contatto, refrigerazione e antincendio, a condizione che circoli in condotte separate e identificate. Se invece il vapore o l’acqua di raffreddamento toccano il prodotto o le confezioni aperte, vanno controllati come acqua di processo.