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UNI EN ISO 6888: stafilococchi coagulasi-positivi

La UNI EN ISO 6888 è il metodo di riferimento per contare gli stafilococchi coagulasi-positivi, gruppo che comprende Staphylococcus aureus, in alimenti, mangimi e campioni ambientali. Indica contaminazione da manipolazione e il rischio di enterotossine. Il Reg. (CE) 2073/2005 la usa per formaggi, prodotti lattiero-caseari in polvere e crostacei e molluschi cotti.

Cosa misura e perché è importante

Gli stafilococchi coagulasi-positivi sono batteri capaci di produrre l'enzima coagulasi, che fa coagulare il plasma. Il rappresentante più noto è Staphylococcus aureus, presente normalmente su cute, naso e gola di una quota rilevante delle persone sane e in ferite infette e lesioni cutanee. Negli alimenti arriva soprattutto dalle mani e dalle vie respiratorie degli operatori, oppure dal latte di animali con mastite.

Il rischio non è il batterio in sé ma le enterotossine che alcuni ceppi producono quando si moltiplicano in un alimento lasciato a temperatura ambiente. Le tossine resistono al calore: un piatto contaminato, lasciato fuori dal frigo e poi riscaldato, può contenere tossine attive anche se i batteri sono stati uccisi. L'intossicazione si manifesta in poche ore con nausea, vomito e crampi.

Per questo la conta degli stafilococchi è un indicatore di igiene della manipolazione e, oltre certe soglie, un segnale di possibile presenza di tossine. Gli alimenti più coinvolti sono quelli molto manipolati e consumati senza ulteriore cottura: creme, dolci farciti, gastronomia fredda, formaggi, salumi affettati.

Le parti della norma

La serie ISO 6888 ha più parti, che differiscono per terreno e modalità di conferma.

ParteTerrenoConfermaQuando si usa
UNI EN ISO 6888-1Baird-Parker agarprova della coagulasi sulle colonie tipiche e atipichemetodo più diffuso, adatto alla maggior parte degli alimenti
UNI EN ISO 6888-2agar con plasma di coniglio e fibrinogenonon serve: la coagulasi si vede direttamente come alonematrici con molta flora interferente, come i formaggi a latte crudo

L'edizione più recente della parte 1 è la ISO 6888-1:2021. Entrambe le parti sono metodi quantitativi: il risultato è espresso in UFC per grammo o millilitro di alimento, oppure per superficie o per tampone nei campioni ambientali. Per la ricerca di S. aureus nei cosmetici si usa invece una norma specifica, la UNI EN ISO 22718.

Come si svolge la prova

  1. Preparazione: il campione è omogeneizzato con un diluente e diluito in serie decimali.
  2. Semina: un volume definito di ogni diluizione è distribuito sulla superficie del terreno Baird-Parker, che contiene tellurito e tuorlo d'uovo.
  3. Incubazione: le piastre sono incubate a circa 37 °C e lette dopo 24 e dopo 48 ore. Le colonie tipiche sono nere o grigie, lucide, circondate da un alone chiaro.
  4. Conferma: un numero definito di colonie tipiche e atipiche è trapiantato e sottoposto alla prova della coagulasi con plasma di coniglio. Solo le colonie positive sono conteggiate.
  5. Calcolo: il numero di colonie confermate è riportato al grammo o alla superficie, tenendo conto delle diluizioni.

Il risultato richiede di norma tre o quattro giorni lavorativi. La conferma è il passaggio che distingue il metodo di riferimento da molti test rapidi: senza la prova della coagulasi si contano anche stafilococchi coagulasi-negativi, frequenti sulla cute e meno rilevanti per la sicurezza alimentare.

Criteri del Reg. (CE) 2073/2005

Il Reg. (CE) 2073/2005 usa gli stafilococchi coagulasi-positivi come criterio di igiene del processo, con piani a tre classi: su n unità, c possono essere comprese tra m e M, nessuna può superare M. Alcuni esempi:

Categoria (esempi)ncmM
Formaggi a base di latte crudo5210⁴ UFC/g10⁵ UFC/g
Formaggi molli non stagionati (freschi) da latte pastorizzato5210 UFC/g10² UFC/g
Latte in polvere e siero di latte in polvere5210 UFC/g10² UFC/g
Crostacei e molluschi cotti sgusciati5210² UFC/g10³ UFC/g

Per i formaggi, il latte in polvere e il siero in polvere il regolamento collega a questo dato un criterio di sicurezza: se si rilevano valori superiori a 10⁵ UFC/g, il lotto va sottoposto alla ricerca delle enterotossine stafilococciche, che devono risultare non rilevate in 25 g. Un risultato alto non è quindi solo un problema di processo: può bloccare il lotto. La logica generale dei criteri è nella scheda sul Reg. (CE) 2073/2005.

Per gli altri alimenti, come gastronomia e pasticceria, non c'è un criterio di legge: i riferimenti sono i manuali di buona prassi, le specifiche dei clienti e gli obiettivi del piano di autocontrollo.

Tamponi su mani e superfici

Nella ristorazione e nei laboratori artigianali la ricerca degli stafilococchi si fa spesso con tamponi, perché misura direttamente l'igiene di chi lavora. I campioni si prelevano secondo la UNI EN ISO 18593 su mani, guanti, taglieri, affettatrici e piani di lavoro.

Esempio: una pasticceria trova stafilococchi coagulasi-positivi su due tamponi delle mani su cinque, prelevati durante la farcitura. L'azione correttiva tipica comprende un richiamo sulle procedure di lavaggio, la verifica dei punti di lavaggio mani, la revisione dell'uso dei guanti e un nuovo tampone a distanza di qualche settimana per verificare il risultato. Non esistono limiti di legge per i tamponi: l'obiettivo si fissa nel piano di autocontrollo.

Malintesi frequenti

«Se cuocio il prodotto, gli stafilococchi non sono più un problema»

La cottura uccide i batteri ma non distrugge le enterotossine già formate. La prevenzione si gioca prima: igiene delle mani e catena del freddo.

«Stafilococchi assenti significa alimento sicuro»

Il dato riguarda solo questo gruppo di batteri. Altri pericoli, come Salmonella o Listeria, si valutano con metodi dedicati: vedi la mappa dei metodi ISO per la microbiologia degli alimenti.

«S. aureus e stafilococchi coagulasi-positivi sono la stessa cosa»

S. aureus è il principale stafilococco coagulasi-positivo, ma il gruppo comprende anche altre specie. La norma conta l'intero gruppo, che è il parametro usato dal Reg. (CE) 2073/2005.

Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025 e sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; l'esito è riportato nel Rapporto di Prova.

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Fonti

Domande frequenti

Perché si cercano gli stafilococchi sulle mani e sulle superfici?
Perché arrivano negli alimenti soprattutto dalla cute e dalle vie respiratorie degli operatori. Un tampone positivo sulle mani o su un piano di lavoro indica che le procedure di igiene non funzionano come dovrebbero. È un controllo utile anche per la formazione del personale, perché collega un'abitudine sbagliata a un risultato misurabile.
Cosa sono le enterotossine stafilococciche?
Sono tossine prodotte da alcuni ceppi di stafilococchi quando si moltiplicano in un alimento lasciato a temperatura non controllata. Resistono al calore, quindi una successiva cottura non le elimina. Causano un'intossicazione rapida, con nausea e vomito a poche ore dal pasto. Il Reg. (CE) 2073/2005 ne prevede la ricerca nei formaggi e nei prodotti lattiero-caseari in polvere con conte elevate.
Quanto tempo serve per il risultato?
Con la parte 1 della norma le piastre si leggono dopo 24 e 48 ore di incubazione, poi le colonie sono confermate con la prova della coagulasi. Il Rapporto di Prova arriva di norma in tre o quattro giorni lavorativi dal ricevimento del campione, a seconda del numero di colonie da confermare.
Che differenza c'è tra la parte 1 e la parte 2 della norma?
La parte 1 usa il terreno Baird-Parker e richiede la conferma delle colonie con la prova della coagulasi. La parte 2 usa un terreno con plasma di coniglio e fibrinogeno, su cui la coagulasi è visibile direttamente come alone attorno alle colonie: è utile per matrici con molta flora di disturbo, come i formaggi a latte crudo.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16