Cromatografia ionica: nitrati, solfati e fluoruri (UNI EN ISO 10304)
La cromatografia ionica secondo la UNI EN ISO 10304-1 permette di determinare in un’unica analisi i principali anioni disciolti nell’acqua: fluoruro, cloruro, nitrito, bromuro, nitrato, fosfato e solfato. È il metodo dietro ai valori di nitrati, fluoruri e solfati del tuo Rapporto di Prova, ed è particolarmente utile per i pozzi in zone agricole e per verificare il rispetto del D.Lgs. 18/2023.
Cosa determina il metodo
La parte 1 della norma copre gli anioni più comuni: fluoruro, cloruro, nitrito, bromuro, nitrato, fosfato e solfato. Altre parti della serie riguardano anioni particolari, come clorato e clorito, sottoprodotti della disinfezione con biossido di cloro. In Italia lo stesso principio è descritto anche dal metodo APAT-IRSA 4020. La possibilità di misurare più anioni insieme rende il metodo efficiente e consente controlli incrociati, per esempio sul bilancio ionico dell’acqua.
Come funziona la cromatografia ionica
Il campione, filtrato per eliminare le particelle, viene iniettato in una colonna a scambio anionico. Un eluente spinge gli anioni lungo la colonna: ognuno esce dopo un tempo caratteristico (tempo di ritenzione) che ne consente l’identificazione. All’uscita un rivelatore di conducibilità, preceduto da un soppressore che abbassa il segnale di fondo dell’eluente, misura la quantità. La concentrazione si calcola confrontando l’area del picco con una retta di taratura; campioni molto concentrati vengono diluiti.
Valori di riferimento per l’acqua potabile
Il D.Lgs. 18/2023 fissa: nitrati 50 mg/L; nitriti 0,50 mg/L (0,10 mg/L all’uscita degli impianti di trattamento); fluoruro 1,5 mg/L; cloruri e solfati 250 mg/L come parametri indicatori. Per nitrati e nitriti deve inoltre essere rispettata la condizione per cui la somma tra la concentrazione dei nitrati divisa per 50 e quella dei nitriti divisa per 3 non supera 1. Il bromuro non ha un valore proprio, ma è utile per prevedere la formazione di bromato durante l’ozonizzazione.
Cosa raccontano i risultati
Nitrati elevati in un pozzo indicano di solito apporti agricoli (concimi, liquami) o reflui civili: è il caso tipico delle zone vulnerabili da nitrati. Nitriti presenti indicano una contaminazione recente o processi di riduzione in atto e vanno sempre approfonditi. Fluoruri elevati hanno spesso origine geologica, per esempio in aree vulcaniche. Cloruri e solfati alti possono derivare da intrusione salina, terreni gessosi o scarichi. Letti insieme a conducibilità e durezza, gli anioni descrivono il “carattere” dell’acqua.
Il bilancio ionico come controllo di qualità
Quando un laboratorio determina sia gli anioni principali (cloruri, solfati, nitrati, bicarbonati) sia i cationi (calcio, magnesio, sodio, potassio), la somma delle cariche positive e negative espresse in milliequivalenti per litro deve risultare in equilibrio. Uno scostamento rilevante indica un errore analitico, un parametro importante non determinato o un campione alterato. Per chi riceve il Rapporto di Prova è un controllo utile: se il profilo è completo e il bilancio non torna, chiedi al laboratorio un chiarimento. Il bilancio ionico è anche il punto di partenza per dimensionare correttamente impianti di addolcimento, osmosi o rimozione dei nitrati.
Campionamento e conservazione
Si usano contenitori in polietilene o vetro puliti, riempiti completamente e conservati refrigerati. Nitriti e nitrati possono trasformarsi per attività batterica: l’analisi va eseguita in tempi brevi, secondo le indicazioni della UNI EN ISO 5667-3. Un campione lasciato a lungo a temperatura ambiente può mostrare nitriti più bassi e nitrati diversi da quelli reali.
Cosa fare se i nitrati superano il limite
Un’acqua con nitrati oltre 50 mg/L non va usata per preparare alimenti per neonati e, se l’uso è potabile, richiede un trattamento (osmosi inversa, resine a scambio ionico selettive) verificato con analisi a valle, o una fonte alternativa. È utile ripetere l’analisi in stagioni diverse, perché i nitrati variano con concimazioni e piogge, e verificare la protezione del pozzo. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Fonti
Domande frequenti
- Perché si misurano i nitrati nell’acqua?
- Sono un parametro chimico del D.Lgs. 18/2023 (50 mg/L) e il principale indicatore di inquinamento agricolo o da reflui delle falde. Concentrazioni elevate sono un rischio soprattutto per i lattanti.
- Con una sola analisi si misurano tutti gli anioni?
- Sì, la cromatografia ionica secondo UNI EN ISO 10304-1 separa e quantifica nella stessa corsa fluoruro, cloruro, nitrito, bromuro, nitrato, fosfato e solfato.
- Cosa significa la regola “nitrati/50 + nitriti/3 ≤ 1”?
- È una condizione aggiuntiva del D.Lgs. 18/2023: anche se nitrati e nitriti rispettano singolarmente i propri valori, la loro combinazione pesata non deve superare 1.
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14