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Titolo dei principi attivi negli integratori

Cosa si intende per titolo

Nel linguaggio dei produttori di integratori il titolo è la concentrazione misurata di un costituente dichiarato: milligrammi di vitamina C per compressa, microgrammi di vitamina D per dose, percentuale di una sostanza marker in un estratto vegetale. Si distingue dalla semplice presenza di un ingrediente: dire che una capsula contiene un estratto di curcuma non dice nulla sulla quantità di curcuminoidi che apporta.

Il D.Lgs. 169/2004, che recepisce la direttiva 2002/46/CE, chiede di indicare in etichetta la quantità di ogni nutriente e sostanza con effetto nutritivo o fisiologico riferita alla dose giornaliera raccomandata. L'articolo 8 precisa che questi valori sono quelli riscontrati dal fabbricante come valori analitici medi: la legge presuppone quindi che dietro il numero in etichetta ci sia un dato analitico, non solo il calcolo della ricetta. Il testo vigente è su Normattiva e la scheda sul D.Lgs. 169/2004 ne riassume la struttura.

Verificare il titolo non dice nulla sull'efficacia del prodotto: misura la coerenza tra dichiarato e contenuto.

Le tolleranze ammesse rispetto all'etichetta

Nessun prodotto contiene esattamente il valore dichiarato: materie prime, miscelazione, riempimento e degradazione nel tempo introducono variabilità. Per questo la Commissione europea ha pubblicato nel dicembre 2012 un documento guida sulle tolleranze per i valori nutrizionali dichiarati, con una tabella dedicata agli integratori.

CostituenteTolleranza ammessa sul valore dichiarato
Vitamineda -20% a +50%
Mineralida -20% a +45%
Vitamina C nei liquidipossibili tolleranze superiori verso l'alto

Tre dettagli contano in pratica. Le tolleranze includono già l'incertezza di misura: non si aggiunge un ulteriore margine al risultato. Valgono per tutta la shelf-life, quindi un prodotto conforme appena fatto può non esserlo a scadenza se la vitamina si degrada. Infine sono asimmetriche: si accetta più eccesso che difetto, perché un difetto significa promettere al consumatore un apporto che non riceve.

Per le sostanze diverse da vitamine e minerali, come i marker degli estratti vegetali, il documento non fissa percentuali: il produttore deve definire e motivare un proprio criterio di accettazione.

Estratti vegetali: titolo in marker

Per i botanicals il titolo si esprime di solito come percentuale di una sostanza marker: un estratto di ginkgo titolato in flavonoidi, un estratto di curcuma in curcuminoidi, un estratto di rodiola in rosavine. Il marker non è necessariamente il responsabile dell'effetto, ma è il modo per standardizzare un ingrediente che in natura varia molto da lotto a lotto.

La verifica analitica in questo caso ha due livelli. Sul fornitore: il certificato dell'estratto dichiara un titolo, ad esempio 95% di curcuminoidi, che conviene confermare almeno sul primo lotto. Sul prodotto finito: si controlla che la quantità di marker per dose corrisponda a quella attesa dalla formula. Un errore frequente è dichiarare in etichetta il titolo dell'estratto senza verificare che il metodo del laboratorio sia lo stesso del fornitore: metodi diversi per lo stesso marker possono dare risultati non confrontabili.

L'uso delle piante negli integratori è regolato in Italia anche dal decreto ministeriale del 10 agosto 2018 sulle sostanze e i preparati vegetali, che elenca le piante ammesse.

Come si misura il titolo

La tecnica dipende dal costituente, non dal tipo di integratore. In sintesi:

CostituenteTecnica analitica tipica
Vitamine idrosolubili (C, gruppo B)Cromatografia liquida (HPLC) con rivelatore UV o di massa
Vitamine liposolubili (A, D, E, K)HPLC dopo estrazione, spesso con saponificazione
Minerali e oligoelementiICP-OES o ICP-MS dopo mineralizzazione
Marker di estratti vegetaliHPLC o UHPLC con standard di riferimento
ProbioticiConta dei microrganismi vitali

Le forme farmaceutiche pongono problemi diversi. Le compresse richiedono di macinare e omogeneizzare più unità; le capsule molli contengono oli che vanno separati; le polveri in bustina possono stratificare. Per questo il campione deve comprendere più unità dello stesso lotto e il laboratorio indica quante ne servono.

Sul piano commerciale la verifica del titolo dei principi attivi è pensata per singoli marker o vitamine; per un profilo esteso di vitamine e minerali è più adatta l'analisi di composizione vitamine e minerali.

Sovradosaggio e stabilità: il calcolo che conviene fare

Molti produttori aggiungono in formula una quota extra delle vitamine più instabili per compensare la degradazione nel tempo. È una pratica tecnica, ma va dimensionata con dati: troppo poco e il prodotto scende sotto il -20% prima della scadenza, troppo e si supera il +50% appena prodotto.

Esempio di calcolo: un integratore dichiara 80 mg di vitamina C per dose. Il campo ammesso va da 64 mg (-20%) a 120 mg (+50%). Se lo studio di stabilità mostra una perdita del 15% in 24 mesi, partire da 100 mg significa trovarsi intorno a 85 mg a scadenza: entrambe le misure restano nel campo. Partire da 82 mg porterebbe invece a circa 70 mg, conforme ma con poco margine rispetto alla variabilità del riempimento.

Un piano essenziale di verifica segue questi passi:

  1. Analisi del titolo sul primo lotto industriale, non solo sul campione di laboratorio.
  2. Conservazione di unità dello stesso lotto nelle condizioni dichiarate in etichetta.
  3. Analisi a tempi intermedi e a fine shelf-life.
  4. Revisione della formula o della scadenza se i dati escono dal campo di tolleranza.

Lo studio di shelf-life applica la stessa logica di prove a tempi successivi.

Leggere il risultato nel Rapporto di Prova

Il Rapporto di Prova riporta il valore misurato nell'unità del metodo, spesso mg per 100 g o mg per kg. Per il confronto con l'etichetta va convertito per dose: si moltiplica per il peso medio dell'unità (compressa, capsula, bustina) e per il numero di unità della dose giornaliera. Chiedi che il peso medio sia determinato sullo stesso campione, altrimenti la conversione introduce un errore che non dipende dall'analisi.

Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; il Rapporto di Prova indica quali lo sono. Per il significato dell'incertezza riportata accanto al risultato vedi la guida sull'incertezza di misura; ricorda però che per vitamine e minerali le tolleranze UE la comprendono già.

Il titolo è una parte della documentazione del prodotto: i controlli sui contaminanti sono trattati nella guida su sicurezza e contaminanti negli integratori.

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Domande frequenti

Quanto può discostarsi il contenuto di vitamina dal valore in etichetta?
Secondo il documento guida della Commissione europea del 2012, negli integratori le vitamine possono variare da -20% a +50% rispetto al valore dichiarato e i minerali da -20% a +45%. Le tolleranze includono già l'incertezza di misura e devono essere rispettate per tutta la durata del prodotto, fino alla data di scadenza.
Il titolo va verificato su ogni lotto?
La legge non fissa una frequenza. L'articolo 8 del D.Lgs. 169/2004 chiede però che i valori dichiarati siano valori analitici medi del fabbricante, quindi servono dati analitici rappresentativi. Una prassi ragionevole è analizzare il primo lotto, i lotti successivi a cambi di fornitore o formula e campioni a rotazione, oltre alle prove di stabilità.
Esistono tolleranze per i marker degli estratti vegetali?
Non nel documento UE, che riguarda vitamine e minerali. Per i marker degli estratti il produttore definisce un criterio di accettazione motivato, tenendo conto della variabilità della materia prima e del metodo analitico. Conviene usare lo stesso metodo del fornitore dell'estratto, altrimenti titolo dichiarato e titolo misurato possono non essere confrontabili.
Un titolo sotto il valore dichiarato rende il prodotto pericoloso?
Di solito no: il problema è di corretta informazione al consumatore, perché l'etichetta promette un apporto che il prodotto non garantisce. Un eccesso marcato può invece diventare un tema di sicurezza per le sostanze con livelli massimi di assunzione. In entrambi i casi l'operatore deve indagare la causa e correggere formula, processo o etichetta.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org