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Incertezza di misura nel Rapporto di Prova: cos’è e come si interpreta

Che cos’è l’incertezza di misura e perché esiste

Ogni misura analitica porta con sé una variabilità inevitabile, dovuta a strumenti, reagenti, condizioni ambientali, operatore e omogeneità del campione. L’incertezza raccoglie questi contributi in un unico valore, espresso come ± U accanto al risultato. Un esempio puramente illustrativo: 48 mg/L ± 4 mg/L significa che il valore vero ricade, con elevata probabilità, tra 44 e 52 mg/L. I valori reali dipendono da metodo, matrice e laboratorio. L’incertezza non misura l’inesattezza del laboratorio, ma la natura stessa della misura.

Perché è un requisito ISO/IEC 17025 e un segno di qualità

La UNI CEI EN ISO/IEC 17025 richiede che i laboratori accreditati valutino l’incertezza e la riportino nel Rapporto di Prova quando pertinente o richiesto dal metodo o dal cliente. Per le prove accreditate, ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, questo requisito si applica. La presenza dell’incertezza è un indicatore positivo: dimostra che il laboratorio ha stimato e documentato i propri limiti metrologici e ha validato il metodo.

Come interpretarla quando il risultato è vicino a un limite

La situazione più delicata è quando il valore si avvicina o supera di poco un limite di legge, come i valori di parametro del D.Lgs. 18/2023. In questi casi l’incertezza è cruciale: norme tecniche e linee guida definiscono come confrontare un risultato affetto da incertezza con un valore limite, e gli approcci possono differire. Poiché l’applicazione dipende dal contesto normativo, dalla matrice e dall’uso del dato, la valutazione della conformità, specie in zona di confine, spetta al laboratorio esecutore e, in ultima istanza, all’autorità competente.

Come è riportata nel Rapporto di Prova

Il Rapporto di Prova riporta l’incertezza in forma chiara, indicando in genere il valore dell’incertezza estesa U, il fattore di copertura k e il livello di confidenza (di solito circa 95%). Il documento si chiama Rapporto di Prova, non "certificato di analisi" né "certificato ACCREDIA": ACCREDIA accredita i laboratori per specifiche prove e matrici, non certifica i singoli risultati.

Quando chiedere chiarimenti al laboratorio

È utile approfondire con il laboratorio quando il risultato è prossimo a un limite e la decisione ha rilevanza sanitaria o legale; quando l’incertezza appare insolitamente ampia; quando si confrontano risultati di laboratori o metodi diversi. Il laboratorio accreditato è tenuto a fornire informazioni sul metodo e sulle componenti principali dell’incertezza.

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Domande frequenti

L’incertezza significa che il laboratorio ha sbagliato?
No. È una proprietà intrinseca di qualsiasi misura, non un errore. La sua presenza nel Rapporto di Prova indica che il laboratorio rispetta la UNI CEI EN ISO/IEC 17025 e fornisce un’informazione completa e corretta.
Se supero il limite ma l’incertezza mi riporta sotto soglia, sono in regola?
Non è possibile rispondere in modo univoco senza conoscere normativa, matrice e metodo. Alcune normative prevedono regole precise sul trattamento dell’incertezza nel confronto con i limiti; altre confrontano il valore misurato direttamente. Per la conformità, soprattutto in zona di confine, consulta il laboratorio e, se serve, l’autorità competente.
Tutti i Rapporti di Prova riportano l’incertezza?
La norma richiede che i laboratori accreditati valutino e, quando pertinente, riportino l’incertezza per le prove accreditate. In alcuni casi l’omissione è ammessa se il metodo non la richiede o se il cliente vi rinuncia. Per le prove con rilevanza normativa o sanitaria la sua comunicazione è fortemente raccomandata.

Ultimo aggiornamento: 2026-06-21