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Incertezza di misura nel Rapporto di Prova: cos’è e come si interpreta

Cosa significa «12 ± 2 µg/L»

Quando il rapporto riporta «12 ± 2 µg/L», il laboratorio dice che il miglior valore stimato è 12 µg/L e che il valore reale del campione è compreso, con un livello di fiducia di circa il 95%, tra 10 e 14 µg/L. Il «± 2» è l’incertezza estesa (U), ottenuta moltiplicando l’incertezza tipo per un fattore di copertura k, di norma pari a 2. Il rapporto dovrebbe indicare sia k sia il livello di fiducia. L’incertezza può essere espressa anche in percentuale (per esempio ± 15%), in valore assoluto o, in microbiologia, in unità logaritmiche.

Da dove nasce l’incertezza

Contribuiscono molte fonti: la taratura degli strumenti, la purezza degli standard, il volume o la massa del campione, la ripetibilità del metodo, le differenze tra operatori e giornate, gli effetti della matrice. I laboratori accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025 devono identificare e stimare queste componenti, di solito partendo dai dati di validazione e dai controlli di qualità interni e dai circuiti interlaboratorio. Il campionamento può aggiungere un’ulteriore variabilità, spesso maggiore di quella analitica, che però non è compresa nell’incertezza riportata se il prelievo non è stato eseguito dal laboratorio.

Quando l’incertezza deve comparire nel rapporto

La ISO/IEC 17025 richiede di riportare l’incertezza quando è rilevante per la validità o l’applicazione del risultato, quando lo chiede il cliente oppure quando influisce sulla conformità a un limite. Per l’acqua destinata al consumo umano il D.Lgs. 18/2023 stabilisce, per molti parametri chimici, un’incertezza massima ammessa per i metodi, espressa in percentuale del valore di parametro: è uno dei requisiti di prestazione che il laboratorio deve rispettare. Se ti serve un giudizio di conformità, chiedi in anticipo che l’incertezza sia riportata.

Regole decisionali: come si dichiara la conformità vicino al limite

Se il risultato è lontano dal limite, l’incertezza non cambia il giudizio. Se è vicino, conta la regola decisionale, che la ISO/IEC 17025 chiede di concordare con il cliente e di indicare nel rapporto. Con l’accettazione semplice il risultato si confronta direttamente con il limite, senza considerare l’incertezza. Con una banda di guardia si dichiara la non conformità solo quando il valore meno l’incertezza supera il limite, oppure, per essere più cautelativi, si dichiara conforme solo quando il valore più l’incertezza resta sotto il limite. Esempio: limite 10 µg/L, risultato 11 ± 2 µg/L. Con accettazione semplice è «non conforme»; con banda di guardia a favore del campione il valore minimo plausibile (9 µg/L) è sotto il limite e il giudizio può essere «non conclusivo». Nei controlli ufficiali sugli alimenti si segue di norma la logica per cui la non conformità va accertata «al di là di ogni ragionevole dubbio», cioè considerando l’incertezza.

Incertezza nelle analisi microbiologiche

Nelle conte microbiche la variabilità è intrinsecamente più ampia che nella chimica, perché dipende dalla distribuzione casuale delle cellule nel campione e dal numero di colonie contate. Per questo l’incertezza si esprime spesso in log UFC e si valuta secondo norme dedicate, come la ISO 19036 per la microbiologia alimentare. Per le prove qualitative di presenza/assenza (per esempio Salmonella in 25 g) non si calcola un’incertezza nel senso classico, ma il laboratorio valuta parametri come il livello di rilevabilità e la probabilità di falsi negativi. In pratica, due conte che differiscono di meno di un fattore 2-3 sono raramente distinguibili.

Incertezza e limite di quantificazione: non confonderli

Il limite di quantificazione (LOQ) è il valore più basso che il metodo misura con un’incertezza accettabile; sotto il LOQ il risultato si esprime come «< LOQ». L’incertezza invece accompagna i valori quantificati. Vicino al LOQ l’incertezza relativa è più alta: un valore di poco superiore al limite di quantificazione è, in proporzione, meno preciso di un valore cento volte più alto. Per confrontare un risultato con un limite di legge, il LOQ del metodo dovrebbe essere ben inferiore al limite stesso; il D.Lgs. 18/2023 fissa requisiti anche su questo punto per i parametri chimici.

Cosa fare con un risultato vicino al limite

Se il tuo risultato cade nella zona di incertezza attorno al limite, la scelta più solida è ripetere il campionamento, possibilmente in condizioni controllate e con un tecnico, per capire se il dato è stabile. Per l’acqua di un impianto interno può essere utile confrontare un prelievo dopo ristagno con uno dopo scorrimento. Valuta con il tuo consulente o con l’autorità competente se adottare misure precauzionali. Le analisi richieste tramite la piattaforma sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore: puoi chiedere che il Rapporto di Prova riporti incertezza e regola decisionale.

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Domande frequenti

Un’incertezza ampia indica un laboratorio poco preciso?
Non necessariamente. Alcuni parametri e matrici hanno variabilità intrinseche elevate, soprattutto in microbiologia o vicino al limite di quantificazione. Un’incertezza dichiarata è un segno di trasparenza, non di scarsa qualità.
Se l’incertezza non è riportata, il risultato vale meno?
No, ma non puoi valutare quanto sia solido un giudizio di conformità vicino al limite. Se ti serve una dichiarazione di conformità, chiedi che incertezza e regola decisionale siano indicate.
Cosa significa k = 2?
È il fattore di copertura usato per passare dall’incertezza tipo a quella estesa: con k = 2 l’intervallo dichiarato corrisponde a un livello di fiducia di circa il 95%.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org