Manganese nell’acqua: limiti e analisi
Da dove arriva il manganese
Il manganese è diffuso nelle rocce e nei suoli. Nelle falde povere di ossigeno, come molte falde profonde o confinate e alcune zone alluvionali, passa in soluzione in forma ridotta e arriva al pozzo disciolto, quindi invisibile. Può aumentare quando cambiano le condizioni della falda, per esempio dopo lunghi periodi di forte prelievo o variazioni del livello piezometrico. Nell’acqua di acquedotto è in genere controllato dal gestore, ma può accumularsi come sedimento nelle reti e staccarsi in occasione di variazioni di flusso, causando episodi di acqua scura.
Il valore del D.Lgs. 18/2023 e il tema salute
Il D.Lgs. 18/2023 indica per il manganese un valore di 50 µg/L tra i parametri indicatori. È una soglia legata all’accettabilità: sopra questo livello compaiono depositi scuri e alterazioni del gusto. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle linee guida sulla qualità dell’acqua potabile, ha introdotto un valore guida di natura sanitaria più alto, pari a 80 µg/L, con particolare attenzione ai lattanti alimentati con latte in polvere ricostituito con l’acqua. Se nel tuo pozzo il manganese è elevato e in casa ci sono neonati, confrontati con il pediatra o con l’ASL prima di usare quell’acqua per preparare i biberon.
I segnali tipici: depositi neri e macchie
A differenza del ferro, che lascia tracce rossastre, il manganese ossidato forma depositi bruno-neri. Li trovi nei filtri, negli aeratori dei rubinetti, nelle cassette di scarico, come patina scura nei sanitari e come macchie grigie sul bucato, che la candeggina peggiora. A volte l’acqua appare torbida e scura solo per pochi minuti, quando si apre un rubinetto dopo un periodo di inutilizzo e si staccano i sedimenti. Anche in questo caso l’osservazione è un indizio: concentrazioni di poche decine di microgrammi per litro bastano già a creare depositi nel tempo.
Perché è più difficile da rimuovere del ferro
Ferro e manganese si trattano con lo stesso principio, cioè ossidazione e filtrazione, ma il manganese si ossida molto più lentamente e richiede condizioni più spinte: pH più alto, ossidanti più energici o materiali filtranti catalitici specifici. Un impianto dimensionato solo per il ferro può quindi lasciare passare buona parte del manganese. Per questo l’analisi prima del trattamento deve misurare entrambi, insieme a pH, ammonio e, se possibile, ossigeno disciolto, così da dimensionare correttamente la filiera. Dopo l’installazione serve un controllo a valle: il manganese è uno dei parametri che più spesso rivela un impianto non tarato bene.
Come si analizza il manganese in laboratorio
Il manganese si determina in laboratorio con tecniche di spettrometria a plasma, come la UNI EN ISO 17294-2 (ICP-MS) o la UNI EN ISO 11885 (ICP-OES), che consentono limiti di quantificazione ben inferiori al valore di riferimento. Il campione va prelevato in un contenitore adatto ai metalli e acidificato, in modo che il manganese non precipiti prima dell’analisi. Come per il ferro, prelevare sia dopo ristagno sia dopo scorrimento, o direttamente all’uscita del pozzo, aiuta a capire se il problema è la falda o il deposito nelle tubazioni.
Ogni quanto ripetere il controllo
Il manganese in falda può variare con le stagioni e con l’intensità dei prelievi, quindi un singolo dato non sempre descrive bene il pozzo. Se il primo risultato è vicino al valore di riferimento, ha senso ripetere l’analisi in un periodo diverso dell’anno, per esempio a fine estate, quando i livelli di falda sono più bassi, e in primavera. Se hai installato un impianto di trattamento, programma un controllo a valle qualche settimana dopo l’avvio e poi con regolarità, insieme alla manutenzione prevista dal costruttore: è il modo più semplice per accorgerti se il materiale filtrante si sta esaurendo.
Manganese e altri parametri della stessa falda
Le falde che contengono manganese sono spesso povere di ossigeno e possono contenere anche ferro, ammonio, idrogeno solforato (odore di uova marce) e, in alcune zone, arsenico. Per questo un valore elevato di manganese è un buon motivo per estendere l’analisi del pozzo a questi parametri. Al contrario, se il manganese compare solo nell’acqua di acquedotto in occasione di episodi di acqua scura, è utile segnalarlo al gestore indicando data e ora: spesso si tratta di sedimenti mobilizzati nella rete.
Cosa fare con un risultato fuori valore
Se il valore supera 50 µg/L in un pozzo usato a scopo potabile, il primo passo è ripetere l’analisi per confermare il dato e completare il quadro con ferro, ammonio e microbiologia. Poi si valuta un impianto di trattamento adeguato, con verifica a valle. Nell’attesa, limita l’uso dell’acqua per bere e cucinare se il valore è molto elevato o se ci sono lattanti. Le analisi richieste tramite la piattaforma sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Domande frequenti
- Quali sono i segni del manganese nell’acqua?
- Depositi bruno-neri in filtri e sanitari, macchie grigie sul bucato, acqua scura dopo periodi di ristagno e sapore sgradevole. Per sapere quanto ce n’è serve un’analisi di laboratorio.
- Un impianto per il ferro elimina anche il manganese?
- Non sempre: il manganese richiede condizioni di ossidazione più spinte. Va dimensionato su entrambi i parametri e verificato con un’analisi a valle.
- Posso usare acqua con manganese per il latte in polvere?
- Se il valore è elevato è prudente non farlo e chiedere indicazioni al pediatra o all’ASL: i lattanti sono la fascia più sensibile.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org