COD e BOD nelle acque reflue: cosa misurano
COD e BOD5 in due righe
Il COD (domanda chimica di ossigeno) misura l’ossigeno necessario per ossidare chimicamente la sostanza organica e parte di quella inorganica presente nel campione, con un ossidante forte. Il BOD5 (domanda biochimica di ossigeno a 5 giorni) misura l’ossigeno consumato dai microrganismi per degradare la frazione biodegradabile in cinque giorni a 20 °C. Entrambi si esprimono in mg/L di ossigeno. Il COD è sempre maggiore o uguale al BOD5 e si ottiene in poche ore; il BOD5 richiede cinque giorni di incubazione. Per un approfondimento sui principi delle due misure trovi una guida dedicata; qui ci concentriamo sugli scarichi.
I limiti per gli scarichi industriali
Per gli scarichi di acque reflue industriali i valori limite sono quelli della Tabella 3 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006, distinti tra scarico in acque superficiali e scarico in rete fognaria. Per lo scarico in acque superficiali la tabella indica 160 mg/L per il COD e 40 mg/L per il BOD5; per lo scarico in fognatura 500 mg/L per il COD e 250 mg/L per il BOD5. I limiti in fognatura possono essere modificati dal gestore del servizio idrico in base alla capacità del depuratore, e l’autorizzazione allo scarico (spesso all’interno dell’AUA) può prevedere valori e frequenze specifiche: il riferimento vincolante per la tua azienda è sempre l’atto autorizzativo.
I limiti per i depuratori urbani
Per gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane si applica la Tabella 1 dello stesso allegato, che fissa per lo scarico finale una concentrazione massima di 25 mg/L per il BOD5 e 125 mg/L per il COD, oppure una percentuale minima di riduzione rispetto al carico in ingresso. Le piccole utenze civili non collegate alla rete, come case isolate con fossa Imhoff e sub-irrigazione o piccoli impianti di fitodepurazione, seguono invece le regole regionali e le prescrizioni del Comune. In tutti i casi COD e BOD5 sono la misura principale dell’efficienza della depurazione.
Il campione: medio di tre ore o istantaneo
Per i controlli sugli scarichi il D.Lgs. 152/2006 riferisce i valori limite, di norma, a un campione medio prelevato nell’arco di tre ore, ottenuto con un campionatore automatico o con prelievi manuali a intervalli regolari. L’autorità di controllo può prevedere modalità diverse in base al ciclo produttivo, per esempio un campione istantaneo per scarichi discontinui. Un campione istantaneo prelevato nel momento sbagliato può sovrastimare o sottostimare il carico reale. Il campione va conservato refrigerato e al buio e consegnato rapidamente, perché il BOD cambia nel tempo per l’attività dei microrganismi presenti.
Metodi di analisi
Il COD si determina in genere con il metodo al bicromato, secondo i metodi APAT-IRSA CNR per le acque o con la ISO 15705 in provetta chiusa, adatta a numerosi campioni; in presenza di cloruri elevati il laboratorio adotta accorgimenti per evitare interferenze. Il BOD5 si determina con la UNI EN ISO 5815-1 o con il metodo APAT-IRSA CNR equivalente, misurando l’ossigeno prima e dopo l’incubazione di diluizioni del campione, eventualmente con inibizione della nitrificazione. Per confrontare risultati nel tempo, mantieni lo stesso metodo e lo stesso laboratorio quando possibile.
Il rapporto COD/BOD5: cosa racconta
Il rapporto tra COD e BOD5 indica quanto è biodegradabile il refluo. Nelle acque reflue domestiche è in genere intorno a 2: buona parte della sostanza organica è degradabile dai batteri del depuratore. Un rapporto molto più alto indica la presenza di composti poco biodegradabili o inibenti, tipica di alcuni reflui chimici, tessili o di lavorazioni con solventi e tensioattivi: un trattamento solo biologico potrebbe non bastare. Un rapporto basso, come in molti reflui dell’industria alimentare, indica un carico facilmente degradabile ma spesso molto concentrato, che può sovraccaricare il depuratore nei picchi di produzione.
Se il valore supera il limite
Un superamento va prima verificato: controlla le condizioni di produzione nel giorno del prelievo, le modalità di campionamento e lo stato dell’impianto di trattamento. Le cause tipiche sono picchi di lavorazione, lavaggi straordinari, perdite di prodotto, malfunzionamenti di vasche, aeratori o separatori, carenza di fanghi attivi. Poi intervieni sulla causa e ripeti il controllo. Verifica anche gli obblighi di comunicazione previsti dall’autorizzazione. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
COD e BOD insieme agli altri parametri dello scarico
COD e BOD5 raramente sono gli unici parametri richiesti. Un controllo completo dello scarico comprende di norma pH, solidi sospesi totali, azoto ammoniacale, nitroso e nitrico, fosforo totale, tensioattivi, oli e grassi e i metalli o le sostanze specifiche del ciclo produttivo. Leggere i risultati insieme aiuta a individuare i problemi: COD alto con solidi sospesi alti indica un carico particolato che può essere ridotto con sedimentazione o filtrazione; COD alto con solidi bassi indica sostanza disciolta che richiede un trattamento biologico o chimico-fisico.
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Domande frequenti
- Il limite in fognatura è uguale per tutti?
- No. La Tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 fissa valori di riferimento, ma il gestore della rete può stabilire limiti diversi e l’autorizzazione allo scarico ha valore vincolante per la singola azienda.
- Posso usare solo il COD per i controlli interni?
- Per il monitoraggio interno il COD è pratico perché rapido. Se la tua autorizzazione prevede anche il BOD5, però, i controlli di conformità devono comprenderlo.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org