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UNI EN ISO 16266: Pseudomonas aeruginosa nell’acqua

La UNI EN ISO 16266 descrive come rilevare e contare Pseudomonas aeruginosa nell’acqua. È un batterio ambientale opportunista che forma biofilm in tubazioni, filtri e serbatoi: per questo si cerca nelle piscine, nelle acque in bottiglia e minerali, negli impianti di strutture sanitarie e nei distributori d’acqua. Il risultato ti dice se nell’impianto ci sono zone in cui la disinfezione non arriva.

Perché cercare Pseudomonas aeruginosa

Pseudomonas aeruginosa non indica contaminazione fecale: vive nell’ambiente umido e colonizza superfici bagnate, guarnizioni, rubinetti con aeratori, filtri a sabbia e carboni attivi. In persone sane può causare otiti esterne e follicoliti, soprattutto dopo il bagno in piscine o vasche idromassaggio; nei pazienti fragili o immunodepressi è un importante agente di infezioni correlate all’assistenza. È anche un indicatore della qualità igienica di acque imbottigliate e minerali, per le quali la normativa europea ne richiede l’assenza in 250 mL all’imbottigliamento.

Le due parti della norma

La UNI EN ISO 16266 (indicata anche come parte 1) prevede la filtrazione su membrana di un volume definito, la coltura su terreno selettivo con cetrimide e acido nalidixico (agar CN) e l’incubazione a circa 36 °C per circa 44 ore. Le colonie che producono il pigmento blu-verde piocianina sono considerate confermate; quelle fluorescenti o brunastre richiedono prove di conferma come la crescita su acetammide e la fluorescenza su terreno di King B. La parte 2 (UNI EN ISO 16266-2) descrive un metodo MPN con substrato enzimatico, utile per un risultato più rapido e standardizzato.

Dove si applica in pratica

Piscine e vasche idromassaggio: è uno dei parametri microbiologici previsti dall’Accordo Stato-Regioni del 2003 e dalle norme regionali. Acque in bottiglia, acque minerali e acque di sorgente: controllo all’imbottigliamento. Strutture sanitarie, RSA e centri dialisi: sorveglianza dei punti critici per i pazienti vulnerabili. Case dell’acqua, distributori e impianti con filtri o addolcitori: verifica che i dispositivi non diventino un serbatoio di contaminazione.

Prelievo e conservazione

Si usano bottiglie sterili con tiosolfato per neutralizzare il cloro e si definisce l’obiettivo del prelievo come indicato dalla UNI EN ISO 19458: per valutare il rubinetto o il terminale (dove il biofilm è più probabile) si preleva senza disinfettare e senza far scorrere; per valutare la rete si disinfetta e si fa scorrere. Il volume analizzato è di norma 100 mL per piscine e acque di rete, 250 mL per le acque imbottigliate. Trasporto refrigerato e consegna in giornata.

Come leggere il risultato

Il risultato è in UFC per il volume analizzato. Il riferimento dipende dall’acqua: assenza in 250 mL per le acque imbottigliate e minerali, i limiti dell’Accordo e delle norme regionali per le piscine, valori interni definiti dalla valutazione del rischio per le strutture sanitarie. Positività ripetute nello stesso punto indicano un biofilm localizzato (rubinetto, aeratore, tratto terminale); positività diffuse indicano un problema di trattamento o di disinfezione generale.

Cosa fare in caso di positività

In piscina: interdizione della vasca secondo il piano di autocontrollo, disinfezione d’urto, verifica e controlavaggio dei filtri, controllo di pH e cloro, ricampionamento prima della riapertura. In un impianto idrico: pulizia o sostituzione di aeratori, rompigetto e terminali, disinfezione dei tratti interessati, verifica di filtri e addolcitori, nuovo campionamento sugli stessi punti. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Differenze con E. coli e Legionella

E. coli (UNI EN ISO 9308-1) segnala contaminazione fecale e si ricerca in tutte le acque potabili. Legionella (UNI EN ISO 11731) è anch’essa un batterio ambientale legato al biofilm, ma il rischio è legato all’inalazione di aerosol, soprattutto nelle reti di acqua calda. Pseudomonas si trasmette invece soprattutto per contatto con acqua contaminata: per questo è il parametro tipico delle acque di balneazione artificiali.

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Fonti

Domande frequenti

Perché si cerca Pseudomonas nell’acqua di piscina?
Perché segnala zone dell’impianto in cui la disinfezione non è efficace ed è associato a otiti e follicoliti nei bagnanti. È tra i parametri microbiologici previsti per le acque di piscina.
Pseudomonas nell’acqua del rubinetto di casa è un problema?
Non è un parametro obbligatorio per l’acqua di rete. Se viene trovata, di solito è legata a rubinetti, aeratori o filtri domestici colonizzati: pulirli o sostituirli e ricampionare è in genere sufficiente.
Quanto tempo serve per l’analisi?
Con la filtrazione su membrana l’incubazione dura circa 44 ore, più le eventuali conferme: il risultato arriva di solito in 2–4 giorni lavorativi.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14