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Cianuri nell’acqua: rischi e controlli

Cosa sono i cianuri e da dove arrivano

Con «cianuri» si indica un gruppo di composti che contengono il gruppo CN. Nelle acque si distinguono i cianuri liberi (acido cianidrico e ione cianuro, la forma più tossica), i cianuri facilmente rilasciabili e i cianuri complessati con metalli come ferro o rame, più stabili. Le fonti principali sono la galvanica e la finitura dei metalli, alcuni processi metallurgici e chimici, le attività estrattive e i siti contaminati da queste lavorazioni. Alcuni alimenti vegetali contengono composti cianogenici, ma questo non riguarda la qualità dell’acqua: un riscontro nelle acque indica in genere un apporto antropico.

Valori di riferimento per acqua potabile e scarichi

Per l’acqua destinata al consumo umano il D.Lgs. 18/2023 indica per i cianuri un valore di parametro di 50 µg/L. Negli scarichi industriali i limiti sono quelli della Tabella 3 dell’Allegato 5 alla Parte Terza del D.Lgs. 152/2006, espressi come cianuri totali, con valori diversi per lo scarico in acque superficiali e in rete fognaria; l’autorizzazione allo scarico può prevedere prescrizioni più restrittive. Per i siti contaminati il riferimento per le acque sotterranee sono le concentrazioni soglia di contaminazione dello stesso decreto. Verifica sempre quale tabella si applica al tuo caso: il Rapporto di Prova riporta il valore di riferimento indicato al momento dell’ordine.

Quando ha senso analizzarli

Nell’acqua di casa servita da acquedotto i cianuri non sono un parametro di routine per il privato: il gestore li controlla secondo il proprio piano. Ha senso inserirli in un’analisi di pozzo quando il pozzo si trova a valle di aree industriali, galvaniche, discariche o siti in bonifica, oppure quando altri indizi (metalli come cromo, nichel, zinco, rame) fanno pensare a un apporto da lavorazioni metalliche. Per le aziende che producono reflui contenenti cianuri, invece, l’analisi rientra nei controlli dello scarico previsti dall’autorizzazione.

Prelievo e conservazione: il punto delicato

I cianuri sono instabili: possono volatilizzarsi come acido cianidrico a pH acido, degradarsi alla luce o reagire con ossidanti come il cloro residuo. Per questo il campione si preleva in contenitori dedicati, si stabilizza portando il pH a valori fortemente alcalini con idrossido di sodio, si conserva al buio e refrigerato e si consegna al laboratorio rapidamente. Se l’acqua contiene cloro o solfuri, il laboratorio può prevedere accorgimenti specifici al prelievo. Un campione non stabilizzato può dare un risultato sottostimato: è uno dei casi in cui il campionamento da parte di un tecnico fa la differenza.

Metodi di analisi dei cianuri

Le tecniche più diffuse prevedono la distillazione del campione per liberare i cianuri e la loro determinazione spettrofotometrica, oppure l’analisi in flusso continuo con la UNI EN ISO 14403. Per le acque sono di uso comune anche i metodi APAT-IRSA CNR dedicati ai cianuri. È importante chiarire quale frazione si misura: cianuri totali, liberi o facilmente rilasciabili danno risultati diversi e non sono confrontabili tra loro. Il limite di quantificazione deve essere adeguatamente inferiore al valore di riferimento, che per l’acqua potabile è di 50 µg/L.

Leggere il risultato e cosa fare se è elevato

Un risultato inferiore al limite di quantificazione, in un’acqua potabile, è l’esito atteso nella grande maggioranza dei casi. Un valore misurabile in un pozzo privato va confermato con un secondo campionamento eseguito correttamente e, se confermato, va sospeso l’uso potabile e segnalato il caso all’ASL e all’ARPA, perché indica una possibile contaminazione da fonti industriali che riguarda anche altri utilizzatori della falda. In uno scarico, il superamento richiede di verificare l’impianto di trattamento, tipicamente l’ossidazione dei cianuri, e di gestire gli obblighi previsti dall’autorizzazione.

Cianuri e altri indizi di contaminazione industriale

Raramente i cianuri arrivano da soli. In una falda influenzata da lavorazioni galvaniche si trovano spesso anche cromo, in particolare nella forma esavalente, nichel, zinco e rame; vicino a siti produttivi dismessi possono comparire solventi clorurati o idrocarburi. Per questo, quando c’è un sospetto di contaminazione industriale, conviene impostare un profilo che comprenda i cianuri insieme ai metalli tipici e, se il caso lo suggerisce, ai composti organici. Leggere i risultati insieme aiuta a riconoscere la fonte e a fornire informazioni utili alle autorità ambientali che dovranno eventualmente indagare.

Controlli per aziende e privati

Per le aziende con processi galvanici o di trattamento superficiale, i cianuri fanno parte del pacchetto di controllo degli scarichi insieme a metalli, COD, solidi sospesi e pH. Per i privati il parametro va inserito in un profilo di pozzo esteso quando il contesto territoriale lo giustifica. In entrambi i casi le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, e il Rapporto di Prova indica frazione analizzata, metodo e valore di riferimento.

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Domande frequenti

Devo cercare i cianuri nell’acqua di casa?
In genere no, se sei allacciato all’acquedotto. Ha senso per pozzi situati vicino ad aree industriali, galvaniche o siti contaminati, o per gli scarichi delle aziende che li utilizzano.
Perché il campione per i cianuri va trattato con soda?
Perché a pH acido o neutro i cianuri possono volatilizzarsi o degradarsi: l’aggiunta di idrossido di sodio li stabilizza fino all’analisi.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org