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Boro nell’acqua: cosa sapere

Da dove viene il boro

Il boro è presente in rocce e sedimenti e passa in soluzione nelle acque sotterranee, soprattutto a contatto con formazioni di origine vulcanica o con fluidi geotermici. In Italia l’esempio più noto è l’area boracifera di Larderello, in Toscana, ma valori elevati si trovano in diverse zone vulcaniche dell’Italia centrale e meridionale. L’acqua di mare contiene boro, intorno ai 4–5 mg/L: nei pozzi costieri in cui l’emungimento richiama acqua salata, il boro aumenta insieme a cloruri e sodio. Contributi antropici minori possono derivare da scarichi contenenti detergenti con perborati e da alcune attività industriali.

Il valore di parametro e il suo significato

Il D.Lgs. 18/2023, recependo la direttiva (UE) 2020/2184, fissa per il boro un valore di parametro di 1,5 mg/L, più alto del precedente valore di 1 mg/L del D.Lgs. 31/2001; la direttiva prevede un valore più elevato per le acque in cui predomina la dissalazione o in particolari situazioni geologiche. Il limite si basa su effetti osservati negli studi tossicologici sugli animali, in particolare sulla riproduzione, con ampi fattori di sicurezza. Ai livelli comunemente presenti nelle acque potabili il boro non rappresenta un problema per la popolazione; superamenti persistenti vanno comunque gestiti con l’autorità sanitaria, soprattutto se l’acqua serve altre persone.

Boro e irrigazione: una soglia più bassa

Per l’agricoltura il boro è un micronutriente indispensabile ma con un intervallo molto stretto tra carenza e tossicità. Le linee guida FAO sulla qualità dell’acqua irrigua classificano molte colture arboree come sensibili già sotto 1 mg/L: agrumi come limone e arancio, drupacee come pesco, albicocco e ciliegio, la vite, il noce. Il danno si manifesta con necrosi ai margini delle foglie più vecchie e si accumula stagione dopo stagione nel suolo. Chi irriga con acqua di pozzo in aree geotermiche o costiere dovrebbe quindi includere il boro nell’analisi dell’acqua irrigua, insieme a conducibilità e cloruri, e confrontare il risultato con la sensibilità delle proprie colture.

Come si analizza

Il boro si determina con spettrometria a plasma, ICP-OES secondo UNI EN ISO 11885 o ICP-MS secondo UNI EN ISO 17294-2, spesso nello stesso profilo dei metalli. Il campione va raccolto in contenitori di plastica forniti dal laboratorio, non in vetro borosilicato, che potrebbe cedere boro. È un parametro che non compare nei profili di base per l’acqua di rete, ma ha senso aggiungerlo nei profili per pozzi in zone vulcaniche, geotermiche o costiere, e nelle analisi dell’acqua irrigua. Se nel tuo territorio il problema è noto, il gestore idrico o l’ARPA pubblicano spesso dati utili come riferimento.

Trattamenti: perché il boro è difficile da togliere

A differenza di molti altri elementi, il boro a pH neutro è presente come acido borico non dissociato, una molecola piccola e priva di carica. Per questo i trattamenti comuni lo trattengono poco: addolcitori e filtri a carbone sono praticamente inefficaci, e anche l’osmosi inversa domestica lo riduce solo in parte. Esistono resine a scambio ionico selettive per il boro, usate in impianti dedicati, e negli impianti più grandi si interviene sul pH o con passaggi di osmosi in serie. In molti casi la soluzione più pratica è miscelare l’acqua con un’altra fonte più povera di boro o, per l’irrigazione, scegliere colture e gestioni più tolleranti.

Leggere il Rapporto di Prova

Il Rapporto di Prova riporta il boro in mg/L o µg/L, con metodo e, se richiesto, il valore di parametro del D.Lgs. 18/2023. Per l’acqua potabile confronta il risultato con 1,5 mg/L; per l’irrigazione con le soglie di sensibilità delle colture indicate dal tuo agronomo. Valori in aumento nel tempo in un pozzo costiero, insieme a cloruri e conducibilità, segnalano intrusione salina e richiedono di ridurre l’emungimento. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

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Domande frequenti

Qual è il limite del boro nell’acqua potabile?
Il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di parametro di 1,5 mg/L, più alto del precedente valore di 1 mg/L previsto dal D.Lgs. 31/2001.
L’osmosi inversa elimina il boro?
Solo in parte, perché a pH neutro il boro è presente come molecola piccola e senza carica. Per ridurlo in modo significativo servono resine selettive o impianti dedicati.
Il boro nell’acqua irrigua danneggia le piante?
Sì, per le colture sensibili come agrumi, drupacee e vite già sotto 1 mg/L, con accumulo nel suolo nel tempo. Va valutato insieme all’agronomo.
Il boro è collegato all’arsenico?
Nelle aree vulcaniche e geotermiche boro, arsenico e fluoruri si trovano spesso insieme, perché hanno origini geologiche comuni. Se uno è elevato, conviene analizzare anche gli altri.
Bollire l’acqua riduce il boro?
No. Come per gli altri elementi disciolti, la bollitura non lo elimina e concentrando l’acqua lo aumenta leggermente.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org