Scarichi industriali: i parametri da controllare
Il punto di partenza: recapito e autorizzazione
Prima del settore conta il recapito. Lo scarico in acque superficiali deve rispettare i limiti della Tabella 3 dell’Allegato 5, colonna “scarico in acque superficiali”; lo scarico in pubblica fognatura la colonna dedicata, salvo limiti diversi fissati dal gestore del servizio idrico nel proprio regolamento, in funzione della capacità del depuratore. Esistono poi sostanze considerate pericolose, elencate in specifiche tabelle, per cui valgono regole più restrittive. L’autorizzazione traduce tutto questo in un elenco di parametri e limiti per il tuo stabilimento: è il documento da cui partire, sempre.
I parametri comuni a quasi tutti gli scarichi
Alcuni parametri compaiono in quasi tutte le autorizzazioni. pH e temperatura descrivono le condizioni di base. Solidi sospesi totali, COD e BOD5 misurano il carico di particelle e di sostanza organica e sono decisivi per il depuratore che riceve lo scarico. Azoto ammoniacale, nitroso e nitrico e fosforo totale misurano i nutrienti responsabili dell’eutrofizzazione. Tensioattivi, grassi e oli animali e vegetali e idrocarburi totali completano spesso il quadro. Il rapporto tra COD e BOD5 aiuta a capire quanto la sostanza organica è biodegradabile, un’informazione utile per gestire l’impianto di depurazione aziendale.
Industria alimentare, cantine e caseifici
Gli scarichi alimentari sono caratterizzati soprattutto da un carico organico elevato e variabile: COD, BOD5, solidi sospesi, grassi e oli, azoto e fosforo sono i parametri chiave. Nei caseifici pesano siero e acque di lavaggio, con possibili valori elevati di cloruri dove si usano salamoie. Nelle cantine il carico è fortemente stagionale, con picchi durante la vendemmia e le lavorazioni, e il pH può variare per i prodotti di lavaggio. Nei salumifici e nei macelli contano anche grassi e azoto. In questi settori è particolarmente importante campionare nei periodi di massima attività, non solo nei momenti di calma produttiva.
Metalmeccanica, galvaniche, officine e autolavaggi
Nelle lavorazioni metalliche e nei trattamenti galvanici i parametri caratterizzanti sono i metalli — cromo totale ed esavalente, nichel, rame, zinco, cadmio, piombo a seconda dei bagni — oltre a cianuri dove usati e a oli minerali e tensioattivi dai lavaggi e sgrassaggi. Officine, carrozzerie e autolavaggi hanno come parametri tipici idrocarburi totali, tensioattivi, solidi sospesi, COD e alcuni metalli, perché le acque di lavaggio trascinano oli, carburanti, residui di freni e vernici. In questi casi il corretto funzionamento del disoleatore e del sedimentatore si vede proprio dall’andamento di questi parametri.
Tessile, conceria, chimica e altri settori
Il tessile e la tintoria hanno come parametri tipici COD, colore, tensioattivi e talvolta metalli legati ai coloranti. La conceria è caratterizzata da cromo, solfuri, cloruri, solfati, azoto e un carico organico elevato. La chimica e la farmaceutica richiedono spesso parametri specifici delle sostanze lavorate, come solventi, fenoli o composti organoalogenati. Le lavorazioni della carta pesano su solidi sospesi e COD. In tutti questi casi l’elenco va costruito sulle materie prime e sui prodotti del ciclo: chiedere un generico “pacchetto scarichi” senza tenerne conto rischia di lasciare fuori proprio il parametro critico.
Come campionare uno scarico
I valori limite si riferiscono, salvo diverse indicazioni, a un campione medio prelevato nell’arco di tre ore, che rappresenta meglio uno scarico variabile rispetto a un campione istantaneo; per scarichi discontinui l’autorità può accettare modalità diverse. Il prelievo si esegue dal pozzetto di campionamento, a valle di eventuali trattamenti e prima della miscelazione con altre acque, e in condizioni di normale attività produttiva. Campionatori automatici refrigerati facilitano il prelievo composito. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esito nel Rapporto di Prova.
Autocontrollo e controlli dell’ARPA
L’autocontrollo previsto dall’autorizzazione è a carico dell’azienda, con le frequenze stabilite; i controlli dell’ARPA o del gestore della fognatura possono avvenire in qualunque momento e senza preavviso. Un piano di autocontrollo ben fatto non serve solo a “avere le carte in regola”: usare con regolarità i risultati per seguire l’andamento dei parametri permette di accorgersi in tempo di derive del processo o del depuratore, prima che un controllo esterno trovi un superamento. Conserva i Rapporti di Prova in ordine cronologico e annota le condizioni di produzione al momento del prelievo.
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Domande frequenti
- Chi decide quali parametri devo analizzare?
- L’autorità che rilascia l’autorizzazione allo scarico o l’AUA, sulla base del ciclo produttivo e del recapito. L’elenco è riportato nell’atto autorizzativo.
- Che differenza c’è tra scarico in fognatura e in corpo idrico?
- Cambiano i limiti: la Tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 ha colonne diverse, e per la fognatura il gestore può fissare limiti propri nel regolamento del servizio.
- Perché si usa un campione medio di tre ore?
- Perché gli scarichi variano nel tempo: un campione composito rappresenta meglio lo scarico rispetto a un prelievo istantaneo.
- Un autolavaggio quali parametri controlla?
- Di solito idrocarburi totali, tensioattivi, solidi sospesi, COD e alcuni metalli, oltre a quanto specificamente previsto dall’autorizzazione.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org