Solventi clorurati nell'acqua: tetra e tricloroetilene
Due solventi, una storia comune
Il tetracloroetilene, chiamato anche percloroetilene (PCE), è stato per decenni il solvente delle lavanderie a secco e dello sgrassaggio dei metalli. Il tricloroetilene (TCE), noto come trielina, ha avuto usi simili nell'industria meccanica e in colle e vernici. Entrambi sono più pesanti dell'acqua, poco solubili e molto persistenti: quando raggiungono il sottosuolo scendono fino alla falda e possono formare pennacchi di contaminazione lunghi anche chilometri.
I due composti compaiono spesso insieme per un motivo chimico. Nel sottosuolo, in assenza di ossigeno, il PCE si degrada lentamente in TCE, poi in dicloroetileni e infine in cloruro di vinile, che è più tossico dei composti di partenza. Trovare TCE e dicloroetileni insieme al PCE indica quindi una contaminazione vecchia, in cui la degradazione è in corso.
La IARC classifica il TCE come cancerogeno per l'uomo e il PCE come probabile cancerogeno. Il rischio è legato all'esposizione prolungata. Per i pozzi privati in particolare è disponibile la guida sui solventi clorurati nell'acqua di pozzo.
Il valore di 10 µg/L: come si applica la somma
Il D.Lgs. 18/2023, Allegato I, parte B, fissa per l'acqua destinata al consumo umano un valore di 10 µg/L riferito alla «somma delle concentrazioni» dei due parametri. Lo stesso valore è nella direttiva (UE) 2020/2184 ed è rimasto invariato nell'Allegato I aggiornato dal D.Lgs. 102/2025.
Il laboratorio misura i due composti separatamente; il confronto si fa sommando i risultati. Ecco tre esempi.
| PCE | TCE | Somma | Esito rispetto a 10 µg/L |
|---|---|---|---|
| 4 µg/L | 3 µg/L | 7 µg/L | conforme |
| 6 µg/L | 5 µg/L | 11 µg/L | non conforme, anche se ciascuno è sotto 10 |
| 9 µg/L | < 0,5 µg/L | 9 µg/L circa | conforme; il Rapporto di Prova indica come tratta i valori sotto il limite di quantificazione |
Il secondo caso è quello che genera più equivoci: leggere i due numeri separatamente porta a una conclusione sbagliata.
Falda e acqua potabile: due soglie diverse
Per le acque sotterranee il D.Lgs. 152/2006, Parte IV, Allegato 5, tabella 2, fissa concentrazioni soglia di contaminazione distinte: 1,1 µg/L per il tetracloroetilene e 1,5 µg/L per il tricloroetilene. Sono valori molto più bassi del limite potabile, e non è una contraddizione.
| Contesto | PCE | TCE | A cosa serve |
|---|---|---|---|
| Acqua da bere (D.Lgs. 18/2023) | somma 10 µg/L | somma 10 µg/L | giudicare l'acqua erogata |
| Acque sotterranee (D.Lgs. 152/2006) | 1,1 µg/L | 1,5 µg/L | stabilire se un sito è potenzialmente contaminato |
Un pozzo con 3 µg/L di PCE fornisce acqua conforme per l'uso potabile, ma indica una falda sopra la soglia di contaminazione. Per un privato è un segnale da approfondire; per chi è responsabile di un sito comporta obblighi di comunicazione e indagine. Il quadro è descritto nella scheda sui solventi clorurati nelle acque sotterranee.
Non solo da bere: doccia e vapori
PCE e TCE evaporano facilmente. Con l'acqua calda della doccia una parte passa nell'aria del bagno e viene respirata, per questo con concentrazioni elevate l'esposizione per inalazione può essere confrontabile con quella per ingestione. Se la somma supera il valore di legge, ridurre l'uso potabile non basta: conviene limitare anche docce lunghe e bagni finché la situazione non è risolta, e aerare bene il locale.
C'è anche una via di esposizione che non passa dal rubinetto. Quando la falda sotto un edificio è contaminata, i vapori di solvente possono risalire attraverso il terreno e le fessure dei pavimenti, accumulandosi nei locali interrati. È un problema di qualità dell'aria indoor, che si affronta con misure dedicate e non con l'analisi dell'acqua.
Esempio: un'abitazione ricavata in un ex capannone artigianale, con pozzo proprio, riceve un'analisi con PCE 14 µg/L. Oltre a sospendere l'uso potabile, è ragionevole chiedere all'ARPA se nella zona sono noti pennacchi in falda e valutare, con un tecnico, la verifica dell'aria nei locali seminterrati.
Come si preleva e si analizza
Con i composti volatili un prelievo scorretto produce falsi negativi: basta una bolla d'aria nella vial o un contenitore lasciato aperto per perdere una parte del campione.
- Usare le vial in vetro con tappo a setto fornite dal laboratorio, eventualmente con conservante.
- Togliere il rompigetto e far scorrere l'acqua fredda con flusso moderato, senza schiuma.
- Riempire la vial fino all'orlo, formando un menisco convesso, e chiuderla subito.
- Capovolgerla: se si vede una bolla, ripetere il riempimento con una vial nuova.
- Conservarla al fresco e al buio, lontano da carburanti, vernici e solventi, e consegnarla nei tempi indicati.
In laboratorio i composti si estraggono con spazio di testa o purge and trap e si misurano in gascromatografia, di norma con spettrometria di massa. Il metodo di riferimento per gli idrocarburi alogenati volatili è la UNI EN ISO 10301. Lo stesso profilo include spesso dicloroetileni, cloruro di vinile e trialometani.
Se la somma supera il valore
Un superamento va prima confermato con un nuovo prelievo, curando la vial e annotando il punto e l'ora. Se il dato è confermato, l'acqua non va usata per bere né per cucinare e conviene limitare gli usi che producono vapori. Per un pozzo è opportuno informare il Comune e l'ARPA: un superamento può essere il primo indizio di un sito contaminato che riguarda anche altri pozzi.
Le soluzioni più comuni sono l'allacciamento alla rete pubblica, quando possibile, o un trattamento a carbone attivo dimensionato sulla concentrazione misurata. Il carbone si satura e, se non viene sostituito, può rilasciare i solventi trattenuti: l'efficacia va verificata con analisi periodiche a monte e a valle.
L'analisi dei solventi clorurati nell'acqua misura PCE, TCE e i composti correlati; per un pozzo di cui non si conosce la storia conviene inserirla nell'analisi completa dell'acqua di pozzo. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esiti riportati nel Rapporto di Prova.
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Domande frequenti
- Perché il limite riguarda la somma e non i singoli composti?
- PCE e TCE hanno origini, comportamento in falda ed effetti simili, e spesso compaiono insieme perché il tetracloroetilene si degrada in tricloroetilene. Un valore sulla somma limita l'esposizione complessiva. Nel Rapporto di Prova i due composti sono riportati separatamente: la somma va calcolata e confrontata con 10 µg/L, anche quando ciascun valore preso da solo sembra basso.
- Si sentono dall'odore o dal sapore?
- Alle concentrazioni di interesse per l'acqua potabile in genere no. Un odore dolciastro di solvente può comparire solo con contaminazioni molto elevate. Per questo l'unico modo per sapere se un'acqua contiene PCE e TCE è un'analisi su un campione prelevato correttamente in vial senza aria, con un metodo gascromatografico adatto ai composti volatili.
- Bollire l'acqua elimina i solventi clorurati?
- In parte li fa evaporare, ma non è un trattamento affidabile e disperde i vapori nell'aria della cucina, dove vengono respirati. Per l'acqua contaminata servono soluzioni stabili: allacciamento alla rete o un impianto a carbone attivo dimensionato, con controlli analitici periodici dell'acqua trattata per verificare che il filtro non sia saturo.
- Anche l'acqua dell'acquedotto può contenere PCE e TCE?
- Può succedere quando la rete preleva da falde contaminate, ed è per questo che i gestori li controllano e, dove necessario, trattano l'acqua prima della distribuzione. Per chi è allacciato, i dati del gestore sono il primo riferimento. L'analisi privata è più utile per pozzi, per acqua di rete con dubbi specifici o in aree con contaminazioni note.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org