Nitrati e nitriti nell'acqua: cosa sapere per la salute
Nitrati e nitriti: due forme dello stesso azoto
Nitrati (NO₃⁻) e nitriti (NO₂⁻) sono due stadi del ciclo dell’azoto. I nitrati sono la forma ossidata e stabile: si accumulano nelle falde quando l’azoto apportato da concimi, reflui zootecnici o scarichi civili supera quello che le colture e il suolo riescono a trattenere. I nitriti sono una forma intermedia e instabile, che in condizioni normali si trasforma rapidamente.
Questa differenza spiega perché i due valori raccontano cose diverse. Nitrati elevati indicano una pressione diffusa e di lungo periodo sulla falda, che cambia lentamente. Nitriti presenti, invece, segnalano un processo in corso: una contaminazione recente, un pozzo poco protetto, un’attività batterica nella rete o negli impianti di trattamento, ad esempio filtri o accumuli dove l’acqua ristagna.
Un terzo composto spesso letto insieme è l’ammonio: la presenza contemporanea di ammonio e nitriti in un pozzo fa pensare a un’infiltrazione di origine organica, mentre nitrati alti con nitriti assenti sono il quadro tipico delle aree agricole.
I limiti del D.Lgs. 18/2023 e la formula che li combina
L’Allegato I del D.Lgs. 18/2023 fissa tre valori e una condizione.
| Parametro | Valore di parametro | Note |
|---|---|---|
| Nitrati | 50 mg/L | da rispettare insieme alla condizione combinata |
| Nitriti | 0,50 mg/L | al punto d’uso |
| Nitriti in uscita da impianti di trattamento | 0,10 mg/L | per impianti che possono generare nitrito, ad esempio per clorammine o riduzione dei nitrati |
| Condizione combinata | [nitrati]/50 + [nitriti]/3 ≤ 1 | concentrazioni in mg/L |
La condizione combinata è il dettaglio che molti trascurano. Esempio: un’acqua con 45 mg/L di nitrati e 0,40 mg/L di nitriti rispetta entrambi i valori singoli, ma il calcolo dà 45/50 + 0,40/3 = 0,90 + 0,13 = 1,03, superiore a 1. Quell’acqua non è conforme, anche se nessuna riga del Rapporto di Prova è «fuori limite». Con 40 mg/L di nitrati e gli stessi nitriti il risultato scende a 0,93 e la condizione è rispettata.
La scheda sui nitrati nel glossario dei parametri riassume i metodi e le unità di misura usati dai laboratori.
Perché i lattanti sono il gruppo più esposto
Il rischio acuto principale è la metaemoglobinemia: i nitriti ossidano il ferro dell’emoglobina, che non riesce più a trasportare ossigeno ai tessuti. Nei casi gravi la pelle assume una colorazione bluastra, da cui il nome di «sindrome del bambino blu». I nitrati diventano pericolosi quando vengono convertiti in nitriti nell’organismo.
I lattanti nei primi mesi sono più vulnerabili per tre motivi: bevono molta acqua in rapporto al peso quando si prepara il latte in formula, hanno una quota di emoglobina fetale più facilmente ossidabile e un sistema enzimatico che riduce la metaemoglobina ancora immaturo. Infezioni gastrointestinali, che favoriscono la conversione dei nitrati in nitriti, aumentano il rischio.
Il valore di 50 mg/L è fissato proprio per proteggere questo gruppo. Per gli adulti sani l’esposizione dall’acqua è in genere una parte minore di quella totale, perché verdure a foglia come spinaci, lattuga e rucola sono fonti importanti di nitrati. Per chi prepara il biberon con acqua di pozzo o di origine incerta è utile la guida su analisi dell’acqua per neonati e lattanti, che indica anche gli altri parametri da verificare.
Errori comuni: bollire, filtrare, aspettare
Alcune pratiche diffuse non risolvono il problema e a volte lo peggiorano.
- Bollire l’acqua: elimina i microrganismi ma non i nitrati. L’evaporazione riduce il volume e la concentrazione aumenta, quindi l’acqua bollita a lungo ne contiene di più.
- Caraffe filtranti a carbone: i carboni attivi trattengono cloro e alcune sostanze organiche, ma non rimuovono in modo apprezzabile i nitrati.
- Considerare stabile il valore: nei pozzi i nitrati variano con le piogge, le concimazioni e la profondità della falda; un singolo risultato vicino al limite non dice come sarà l’acqua fra tre mesi.
I trattamenti efficaci per i nitrati sono l’osmosi inversa e le resine a scambio anionico selettive, entrambi da dimensionare e manutenere. La guida sull’osmosi inversa domestica spiega pregi e limiti, mentre quella su arsenico e nitrati nei pozzi approfondisce cause e rimedi specifici per le acque di falda. Dopo l’installazione di un trattamento, un’analisi a valle conferma che funziona davvero.
Acquedotto o pozzo: dove il problema è più probabile
Nell’acqua di acquedotto i nitrati sono controllati dal gestore, che in caso di falde con valori alti ricorre a miscelazione con fonti più pulite o a trattamenti. I dati per zona sono in genere pubblicati o disponibili su richiesta. I nitriti in rete sono rari e, quando compaiono, vanno segnalati al gestore perché indicano un problema localizzato.
Nei pozzi privati la situazione è diversa: nessuno controlla l’acqua al posto del proprietario. Le aree più esposte sono quelle a forte vocazione agricola e zootecnica, molte delle quali sono designate come zone vulnerabili ai nitrati in applicazione della Direttiva 91/676/CEE. Anche un pozzo superficiale vicino a una fossa settica o a una concimaia può presentare valori alti, indipendentemente dalla zona.
Esempio: un pozzo profondo 15 metri in pianura, circondato da seminativi, che a marzo dà 38 mg/L e a ottobre 52 mg/L. Il primo dato, preso da solo, sarebbe sembrato rassicurante; il confronto mostra invece un andamento stagionale che richiede attenzione per l’uso potabile.
Come si analizzano e come leggere il risultato
Nitrati e nitriti si determinano di solito in cromatografia ionica, che misura nello stesso campione anche cloruri e solfati, oppure con metodi spettrofotometrici. Il campione va conservato al fresco e consegnato rapidamente, perché i nitriti possono trasformarsi nel tempo: un prelievo lasciato a lungo a temperatura ambiente può dare un valore non rappresentativo.
Sul Rapporto di Prova verifica le unità: i nitrati possono essere espressi come NO₃⁻ oppure come azoto nitrico (N-NO₃), e il secondo valore va moltiplicato per circa 4,43 per confrontarlo con il limite di 50 mg/L. Per i nitriti espressi come azoto il fattore è circa 3,28. Poi applica la condizione combinata e, per i pozzi, confronta il dato con quelli precedenti.
Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. La prova dedicata è l’analisi di nitrati e nitriti; per un pozzo conviene inserirla in un profilo completo con i parametri microbiologici.
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Domande frequenti
- Qual è il limite dei nitrati nell’acqua potabile?
- Il D.Lgs. 18/2023 fissa 50 mg/L per i nitrati e 0,50 mg/L per i nitriti al punto d’uso, con 0,10 mg/L per i nitriti in uscita da impianti di trattamento che possono generarli. Deve inoltre essere rispettata la condizione nitrati/50 + nitriti/3 minore o uguale a 1, con le concentrazioni espresse in mg/L.
- Bollire l’acqua elimina i nitrati?
- No. La bollitura elimina i microrganismi ma non i nitrati, e facendo evaporare parte dell’acqua ne aumenta la concentrazione. Anche le comuni caraffe con filtro a carbone non li riducono in modo significativo. Per abbassarli servono trattamenti specifici come l’osmosi inversa o resine selettive, da verificare con un’analisi a valle.
- Posso usare acqua con 40 mg/L di nitrati per il biberon?
- Il valore è sotto il limite di legge, che è pensato anche per proteggere i lattanti, ma va controllata la condizione combinata con i nitriti e l’andamento nel tempo se l’acqua è di pozzo. In caso di dubbio conviene confrontarsi con il pediatra e, per il latte in formula, valutare acque con contenuto di nitrati più basso.
- Perché i nitriti nell’acqua di pozzo sono un campanello d’allarme?
- I nitriti sono una forma instabile dell’azoto e in un’acqua di falda ben protetta sono di solito assenti. La loro presenza, soprattutto insieme ad ammonio e indicatori fecali, fa pensare a un’infiltrazione recente di origine organica, ad esempio da fosse settiche o concimaie. In questi casi conviene ripetere l’analisi e verificare lo stato del pozzo.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org