Durezza dell'acqua e calcare: cosa misura
Che cosa misura davvero la durezza
La durezza totale è la somma di calcio e magnesio disciolti nell'acqua, espressa per convenzione come se fosse tutta carbonato di calcio. In Italia si usano i gradi francesi: 1 °f corrisponde a 10 mg/L di carbonato di calcio. Un'acqua da 30 °f contiene quindi calcio e magnesio equivalenti a 300 mg/L di CaCO3.
Il laboratorio può arrivare al dato in due modi. Il primo è la titolazione con EDTA, un metodo classico descritto nella scheda sul metodo titrimetrico per la durezza. Il secondo è misurare calcio e magnesio separatamente, per esempio in ICP, e calcolare la durezza con una formula: °f = (calcio in mg/L × 2,497 + magnesio in mg/L × 4,118) / 10.
Il secondo approccio dà un'informazione in più: quanto della durezza dipende dal calcio e quanto dal magnesio. Il calcio è il principale responsabile del calcare negli scaldacqua; il magnesio contribuisce alla durezza ma forma depositi diversi. Le conversioni tra gradi francesi, tedeschi e mmol/L sono raccolte nella guida su durezza e gradi francesi.
Durezza temporanea e permanente: da dove nasce il calcare
Non tutta la durezza diventa calcare. La parte che si deposita è quella associata ai bicarbonati, chiamata durezza temporanea o carbonatica. Quando l'acqua si scalda, il bicarbonato di calcio perde anidride carbonica e si trasforma in carbonato di calcio, che è poco solubile e si attacca alle superfici calde: resistenze, scambiatori, serpentine, fondo dei bollitori.
La durezza permanente è la parte di calcio e magnesio legata ad altri anioni, come solfati e cloruri. Non precipita con il semplice riscaldamento domestico e contribuisce poco alle incrostazioni di un bollitore, anche se a temperature molto alte può formare depositi di altro tipo.
La durezza temporanea si stima dall'alcalinità, cioè dalla concentrazione di bicarbonati: 100 mg/L di bicarbonato corrispondono a circa 82 mg/L di CaCO3, quindi a circa 8,2 °f. Se l'alcalinità espressa in °f è inferiore alla durezza totale, la durezza temporanea coincide con l'alcalinità; se è superiore, tutta la durezza è temporanea. La scheda sui bicarbonati spiega come il laboratorio esprime questo parametro.
Stessa durezza, calcare diverso: un esempio
Due acque con la stessa durezza totale possono comportarsi in modo molto diverso. Questo esempio, con valori realistici ma ipotetici, mostra perché un solo numero non basta.
| Parametro | Acqua A | Acqua B |
|---|---|---|
| Durezza totale | 32 °f | 32 °f |
| Bicarbonati | 390 mg/L (circa 32 °f) | 150 mg/L (circa 12 °f) |
| Durezza temporanea stimata | circa 32 °f | circa 12 °f |
| Solfati | bassi | elevati |
| pH | 7,6 | 7,2 |
| Tendenza al calcare a caldo | alta | moderata |
Nell'acqua A quasi tutta la durezza è carbonatica: in uno scaldabagno a 60 °C formerà incrostazioni rapidamente. Nell'acqua B, a parità di gradi francesi, la parte che può precipitare è circa un terzo. Chi decidesse se installare un addolcitore guardando solo i 32 °f tratterebbe le due situazioni allo stesso modo, sbagliando in un caso o nell'altro.
Temperatura, pH e indice di Langelier
La precipitazione del carbonato di calcio dipende da quattro fattori principali: calcio, alcalinità, pH e temperatura, con un ruolo minore della salinità complessiva. Per questo la stessa acqua può non lasciare tracce nel rubinetto dell'acqua fredda e incrostare in pochi mesi una caldaia o una macchina da caffè.
Gli specialisti combinano questi dati in indici di saturazione. Il più noto è l'indice di Langelier: un valore positivo indica che l'acqua tende a depositare carbonato di calcio, un valore negativo che tende a scioglierlo e può risultare aggressiva verso i metalli. L'indice cambia con la temperatura, quindi va calcolato alla temperatura d'uso reale. La scheda sull'indice di Langelier spiega il calcolo.
Un'acqua molto dolce non è automaticamente migliore. Sotto una certa durezza e con alcalinità bassa l'acqua diventa più aggressiva verso tubazioni in rame e ferro e può cedere metalli: per questo un addolcitore regolato per azzerare la durezza crea problemi diversi da quelli che risolve.
Cosa dice la normativa sulla durezza
Nel D.Lgs. 18/2023 la durezza non ha un valore di parametro vincolante per l'acqua di rete. Compare nell'Allegato I, parte C, solo come valore indicatore raccomandato per le acque in uscita dagli impianti di desalinizzazione: almeno 15 °F di durezza totale, con 30 mg/L di calcio e 10 mg/L di magnesio, da ottenere con miscelazione o remineralizzazione. La stessa impostazione è nella direttiva (UE) 2020/2184, che tratta la durezza come informazione per i consumatori più che come limite. Il decreto precisa che questi valori non si applicano ai trattamenti eseguiti a valle del punto di consegna, come un addolcitore domestico.
L'intervallo 15–50 °F che si trova spesso citato era il valore consigliato del D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato. Resta un riferimento tecnico utile, ma non è un limite di legge.
In sintesi: un'acqua di rete da 45 °f è dura ma non per questo non potabile. La durezza è un dato di gestione dell'impianto e di comfort, mentre la potabilità si giudica su microbiologia e parametri chimici con valore sanitario.
Quali parametri chiedere all'analisi
Per decidere come proteggere impianti ed elettrodomestici serve un piccolo profilo, non solo la durezza. I parametri utili sono questi.
- Durezza totale, meglio se con calcio e magnesio separati.
- Alcalinità o bicarbonati, per stimare la durezza temporanea.
- pH, che sposta l'equilibrio del carbonato di calcio.
- Conducibilità o residuo fisso, che danno la salinità complessiva.
- Sodio e cloruri, se l'acqua è già addolcita o se si valuta di farlo.
L'analisi della durezza dell'acqua è il punto di partenza; con un addolcitore già installato serve anche il prelievo a valle, come nell'analisi dell'acqua addolcitore. Quando e come scegliere l'apparecchio è spiegato nella guida su quando serve un addolcitore. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esiti riportati nel Rapporto di Prova.
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Domande frequenti
- Durezza alta significa acqua non potabile?
- No. Nel D.Lgs. 18/2023 la durezza non ha un valore vincolante per l'acqua di rete: è un dato tecnico che incide su calcare, consumo di detersivi e durata degli elettrodomestici. Un'acqua da 40 °f può essere perfettamente potabile. La potabilità si valuta su parametri microbiologici e chimici con valore sanitario, che vanno analizzati a parte.
- Perché il bollitore fa calcare e il rubinetto freddo no?
- Perché il calcare si forma soprattutto quando l'acqua si scalda: il bicarbonato di calcio perde anidride carbonica e diventa carbonato di calcio, poco solubile, che si deposita sulle superfici calde. A temperatura ambiente la stessa acqua resta in equilibrio. Per questo la tendenza al calcare va valutata alla temperatura d'uso, con durezza, alcalinità e pH.
- Le strisce reattive bastano per misurare la durezza?
- Danno un'indicazione approssimativa della durezza totale, sufficiente per capire se l'acqua è dolce o molto dura o per tarare grossolanamente un addolcitore. Non misurano alcalinità, calcio e magnesio separati né il pH, quindi non permettono di prevedere davvero le incrostazioni. Per decisioni su impianti e trattamenti conviene un'analisi di laboratorio con un profilo completo.
- Quale durezza è ideale per l'acqua di casa?
- Non esiste un valore ideale fissato dalla legge. Come riferimento tecnico si usa spesso l'intervallo 15–50 °f, che era il valore consigliato del D.Lgs. 31/2001 oggi abrogato. Un'acqua molto dolce, con poca alcalinità, può diventare aggressiva verso le tubazioni; un'acqua molto dura incrosta i circuiti caldi. Il valore adatto dipende da alcalinità, pH e temperatura d'uso, più che dai soli gradi francesi.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org