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Analisi amianto su materiale (MOCF/SEM)

Analisi di un frammento di materiale sospetto per sapere se contiene amianto e di che tipo: lastre e canne fumarie in cemento-amianto, pavimenti vinilici, colle, guarnizioni, intonaci, coibentazioni. È il punto di partenza obbligato prima di demolire, ristrutturare o vendere un immobile in cui sono presenti materiali sospetti.

Tempi di risposta
5 giorni lavorativi
Modalità di campionamento
Laboratorio
Riferimenti normativi
D.M. 6/9/1994, D.M. 14/5/1996

Quando analizzare un materiale

L’impiego dell’amianto è vietato in Italia dalla Legge 257/1992, ma i materiali posati prima sono ancora molto diffusi in edifici costruiti fino ai primi anni ’90. L’analisi serve prima di lavori di ristrutturazione o demolizione, per la valutazione del rischio prima di interventi su impianti e coperture, per il censimento e la mappatura dei materiali contenenti amianto negli edifici, e nelle compravendite per chiarire lo stato di un manufatto. Sapere con certezza se c’è amianto evita sia lavori pericolosi sia bonifiche non necessarie.

Metodi di analisi e cosa determinano

Il D.M. 6/9/1994 individua le tecniche per l’analisi dei materiali: microscopia ottica in contrasto di fase (MOCF), microscopia ottica in luce polarizzata, diffrattometria a raggi X (DRX), spettrofotometria infrarossa (FTIR) e microscopia elettronica a scansione con microanalisi (SEM-EDS). La scelta dipende dal materiale e dallo scopo: un’analisi qualitativa dice se l’amianto è presente e di quale tipo (crisotilo, amosite, crocidolite, altri anfiboli); una quantitativa ne stima il contenuto, informazione utile ad esempio per classificare il rifiuto.

Come prelevare il frammento in sicurezza

Il prelievo può liberare fibre: inumidisci la zona, indossa un facciale filtrante FFP3 e guanti monouso, preleva con un utensile manuale un frammento di qualche centimetro quadrato su tutto lo spessore, senza strumenti elettrici, e chiudilo subito in un doppio sacchetto sigillato ed etichettato. Sigilla poi il punto di prelievo con vernice o nastro. Per materiali friabili come coibentazioni e intonaci a spruzzo, o in luoghi di lavoro, affidati a personale qualificato.

Materiali che vale la pena far analizzare

Oltre alle classiche lastre ondulate di copertura, l’amianto si trova spesso in canne fumarie e serbatoi in fibrocemento, pavimenti in vinil-amianto e relative colle, cartoni e guarnizioni di caldaie e stufe, rivestimenti di tubazioni e coibentazioni di impianti termici, alcuni intonaci e stucchi, pannelli di controsoffitti. Se l’edificio è stato costruito o ristrutturato prima del 1992, è prudente considerarli sospetti finché un’analisi non dice il contrario.

Leggere l’esito e decidere gli interventi

Il Rapporto di Prova indica presenza o assenza di amianto, tipologia di fibre e, se richiesto, il contenuto stimato, con le «prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore». In caso di esito positivo, la scelta tra bonifica, incapsulamento, confinamento o mantenimento con controllo dipende dallo stato di conservazione e dalla friabilità, valutati secondo il D.M. 6/9/1994. La rimozione va affidata a un’impresa iscritta all’Albo gestori ambientali e notificata all’ASL secondo le procedure previste.

Domande frequenti

Basta guardare una lastra per capire se è amianto?
No, l’aspetto non è sufficiente: lastre in fibrocemento senza amianto e in cemento-amianto possono essere identiche. Solo l’analisi di laboratorio dà una risposta certa.
L’analisi dice se devo bonificare?
Accerta presenza e tipo di amianto. La necessità e il tipo di intervento dipendono anche dallo stato di conservazione del materiale, secondo i criteri del D.M. 6/9/1994.
Posso inviare più materiali nello stesso pacco?
Sì, ma ogni materiale è un campione distinto: confezionali separatamente, ciascuno in doppio sacchetto con la propria etichetta.

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