Amianto: differenza tra analisi MOCF e SEM
Due microscopi, due domande diverse
Con la MOCF il filtro su cui è stata raccolta l’aria, o il preparato ottenuto da un materiale, viene osservato con un microscopio ottico che sfrutta il contrasto di fase per rendere visibili oggetti trasparenti. L’analista conta le fibre che rispondono alla definizione convenzionale di fibra respirabile: lunghezza superiore a 5 µm, diametro inferiore a 3 µm, rapporto lunghezza/diametro superiore a 3. Il limite è fisico: le fibre più sottili di circa 0,2–0,3 µm non sono visibili e, soprattutto, la MOCF non distingue una fibra di amianto da una fibra di vetro, di gesso o di cellulosa. La SEM usa un fascio di elettroni, risolve fibre di diametro molto inferiore e, grazie alla microanalisi a dispersione di energia (EDS), misura la composizione elementare di ogni fibra, permettendo di riconoscere crisotilo, amosite, crocidolite e gli altri anfiboli.
Analisi dei materiali: identificare se c’è amianto
Quando devi sapere se un materiale (lastra di copertura, pavimento in vinil-amianto, coibentazione, intonaco, guarnizione) contiene amianto, il D.M. 6 settembre 1994 indica tra le tecniche utilizzabili la microscopia ottica, la diffrattometria a raggi X (XRD), la spettrofotometria infrarossa (FT-IR) e la microscopia elettronica. Per l’analisi qualitativa dei materiali la microscopia ottica è usata in luce polarizzata con la tecnica della dispersione cromatica, che consente di riconoscere le specie in base alle proprietà ottiche; la sola MOCF per contare le fibre non basta. La SEM è preferibile quando le fibre sono molto fini o disperse in una matrice che ne rende difficile l’osservazione, e quando serve una quantificazione a basse concentrazioni: ad esempio per verificare se un rifiuto o un terreno supera la soglia di 1000 mg/kg (0,1%) che ne determina la classificazione.
Fibre aerodisperse negli ambienti di lavoro: la MOCF
Per misurare l’esposizione dei lavoratori l’art. 254 del D.Lgs. 81/2008 fissava un valore limite di 0,1 fibre per centimetro cubo d’aria, come media ponderata su otto ore; la direttiva (UE) 2023/2668 lo ha abbassato a 0,01 fibre per cm³ (termine di recepimento: 21 dicembre 2025) e prevede il passaggio alla microscopia elettronica entro il 2029. Il metodo di riferimento storico per la conta è la MOCF con campionamento personale su filtro a membrana: in un cantiere di rimozione o in un ambiente con materiali deteriorati, dove le fibre presenti sono con buona probabilità di amianto, conta le fibre totali in modo rapido ed economico. Il suo limite è che, in presenza di altre fibre, sovrastima; per valori bassi o per ambienti misti è sempre più frequente il ricorso alla SEM o alla microscopia elettronica a trasmissione.
Ambienti di vita e restituibilità: la SEM
Negli ambienti di vita, dove le concentrazioni attese sono molto più basse, e soprattutto per la restituibilità di un locale dopo una bonifica, il D.M. 6 settembre 1994 richiede l’analisi in microscopia elettronica. Per dichiarare un ambiente confinato restituibile all’uso dopo la rimozione, la concentrazione di fibre aerodisperse misurata con SEM deve risultare inferiore a 2 fibre per litro, con campionamenti eseguiti in condizioni di aria smossa. Qui la MOCF non sarebbe adatta: alle concentrazioni in gioco non ha né la sensibilità né la capacità di identificare le fibre. Il campionamento e le misure di restituibilità vanno eseguiti con la presenza dell’organo di vigilanza competente quando previsto dalle procedure locali.
Come scegliere in pratica
Per sapere se un materiale contiene amianto parti da un’analisi qualitativa in microscopia ottica con dispersione cromatica o FT-IR/XRD, passando alla SEM quando il risultato è incerto o il materiale è complesso. Per monitorare un cantiere o un luogo di lavoro, la MOCF è adeguata se le fibre presenti sono prevalentemente di amianto; scegli la SEM in presenza di altre fibre o vicino ai valori limite. Per restituibilità e ambienti di vita serve la SEM. In tutti i casi, il campionamento deve essere rappresentativo: un frammento staccato a caso da una lastra non dice nulla sulla presenza di amianto nel resto della copertura se il materiale non è omogeneo.
Cosa trovi nel Rapporto di Prova
Per i materiali il Rapporto di Prova indica tecnica usata, presenza o assenza di amianto, specie identificate e, se richiesto, una stima della concentrazione. Per l’aria riporta volume campionato, superficie del filtro analizzata, numero di fibre contate, concentrazione in fibre/L o fibre/cm³ e limite di rilevabilità del campione: confronta sempre il risultato con quest’ultimo, perché un “non rilevato” vale solo entro quel limite. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; per l’amianto i laboratori devono inoltre risultare qualificati secondo il programma ministeriale previsto dal D.M. 14 maggio 1996.
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Domande frequenti
- La SEM è sempre migliore della MOCF?
- È più sensibile e identifica le fibre, ma non è sempre necessaria. Per monitorare un cantiere dove le fibre sono di amianto la MOCF è adeguata e più rapida; per restituibilità e ambienti di vita è richiesta la SEM.
- Con la MOCF si può dire se un materiale contiene amianto?
- La sola conta in contrasto di fase no, perché non distingue l’amianto da altre fibre. Per i materiali si usa la microscopia ottica in luce polarizzata con dispersione cromatica, la FT-IR, la XRD o la SEM.
- Qual è il limite per la restituibilità dopo una bonifica?
- Il D.M. 6 settembre 1994 indica una concentrazione di fibre aerodisperse inferiore a 2 fibre/L, misurata in microscopia elettronica a scansione.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org