Acqua calda sanitaria: temperatura e controllo Legionella
Perché la temperatura è la prima barriera
Legionella pneumophila e le altre specie del genere si moltiplicano soprattutto tra circa 25 e 45 °C, sopravvivono a temperature più basse e vengono progressivamente inattivate sopra i 50–55 °C, tanto più rapidamente quanto più la temperatura sale. Ne deriva una regola semplice: l’acqua calda deve restare stabilmente sopra la fascia di proliferazione e quella fredda sotto, senza zone intermedie. Il rischio per le persone nasce dall’inalazione di aerosol contaminato (docce, rubinetti a getto nebulizzato, vasche idromassaggio), non dal bere l’acqua. Per questo l’attenzione si concentra sui terminali dove si forma aerosol e sulle parti di impianto dove l’acqua ristagna tiepida.
I valori indicati dalle Linee guida 2015
Le Linee guida per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, indicano come riferimento: acqua calda accumulata ad almeno 60 °C; acqua calda ai punti d’uso ad almeno 50 °C, raggiunta entro un breve tempo di scorrimento; ricircolo che ritorni al bollitore senza scendere sotto i 50 °C; acqua fredda mantenuta sotto i 20 °C. Questi valori vanno letti come obiettivi di esercizio da verificare e registrare, non come una garanzia di assenza del batterio. In presenza di miscelatori termostatici, necessari per prevenire le ustioni in strutture con ospiti fragili, conviene installarli il più vicino possibile al punto d’uso, perché il tratto a valle lavora a temperatura favorevole alla crescita.
Come misurare le temperature in modo utile
Una misura presa in centrale termica dice poco su ciò che arriva all’ospite. Una routine efficace prevede: lettura mensile della temperatura di mandata e di ritorno del ricircolo; controllo a rotazione dei punti più lontani dalla produzione, aprendo il rubinetto e annotando la temperatura dopo circa un minuto di scorrimento; verifica dell’acqua fredda negli stessi punti, perché tubazioni fredde che corrono vicino a quelle calde possono superare i 20 °C. Usa un termometro a sonda tarato e registra data, punto, valore e operatore. Uno scostamento ripetuto in un ramo è il segnale per intervenire su bilanciamento, coibentazione o portata del ricircolo prima ancora del risultato analitico.
I punti critici che la temperatura da sola non risolve
Anche con un bollitore a 60 °C restano zone a rischio: rami morti e tubazioni non più utilizzate, camere o appartamenti chiusi per settimane, serbatoi di accumulo con sedimenti sul fondo, bollitori sovradimensionati con ricambio lento, soffioni e rompigetto incrostati dove si forma biofilm. In questi punti la temperatura effettiva può scendere molto sotto quella di produzione. Le contromisure tipiche sono lo scorrimento periodico dei terminali poco usati, lo spurgo dei fondi dei bollitori, la rimozione dei tratti morti e la pulizia o sostituzione di soffioni e rompigetto. Lo shock termico (innalzamento temporaneo della temperatura con scorrimento ai punti) è una misura correttiva straordinaria, da pianificare con il tecnico dell’impianto e da far seguire da un controllo analitico.
Quando affiancare l’analisi di laboratorio
Il registro delle temperature dimostra la gestione; l’analisi ne verifica l’efficacia. La ricerca di Legionella spp. secondo UNI EN ISO 11731 è indicata nei controlli periodici previsti dal documento di valutazione del rischio, alla messa in esercizio o riapertura dopo un fermo, dopo interventi sull’impianto o una disinfezione e quando le temperature risultano ripetutamente fuori obiettivo. I prelievi si eseguono sui punti scelti nella valutazione del rischio (mandata, ricircolo, fondo accumulo, punti distali rappresentativi) e il Rapporto di Prova riporta le concentrazioni in UFC/L, da interpretare con le soglie di intervento delle Linee guida. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025: prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Domande frequenti
- Basta alzare il bollitore a 60 °C per essere a posto?
- No. Serve che anche il ricircolo e i punti d’uso restino sopra i 50 °C e che non ci siano rami morti o terminali inutilizzati. Il valore in centrale è solo il punto di partenza: vanno misurati i punti distali.
- Anche l’acqua fredda può contenere Legionella?
- Sì, se si scalda oltre i 20 °C per vicinanza a tubazioni calde, locali tecnici caldi o ristagni estivi. Per questo le Linee guida indicano di controllare anche la temperatura dell’acqua fredda.
- Ogni quanto si registrano le temperature?
- La frequenza va fissata nel piano di autocontrollo in base alla valutazione del rischio. In molte strutture la verifica di mandata e ricircolo è almeno mensile, con controlli a rotazione dei punti distali.
- Lo shock termico sostituisce l’analisi?
- No. È un intervento correttivo; dopo averlo eseguito si ripete la ricerca di Legionella per verificare che abbia funzionato e, nel tempo, che non si ricolonizzi l’impianto.
- I miscelatori termostatici aumentano il rischio Legionella?
- Possono farlo, perché a valle del miscelatore l’acqua circola a temperature intorno ai 40 °C, ideali per la crescita. Per questo vanno installati il più vicino possibile al punto d’uso, con tratti a valle brevi, e inclusi nei punti di controllo e di manutenzione periodica.
- Con il solare termico o la pompa di calore cosa cambia?
- Questi sistemi lavorano spesso con accumuli a temperature più basse, soprattutto nei mesi meno favorevoli. Serve un’integrazione o un ciclo periodico che porti l’accumulo alle temperature indicate dalle Linee guida, da verificare con letture registrate e con controlli analitici.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org