Monitoraggio polveri e VOC negli ambienti di lavoro
Misura dell’esposizione dei lavoratori a polveri aerodisperse e composti organici volatili (VOC), con campionamenti personali e d’area e confronto con i valori limite. Fornisce i dati che il datore di lavoro, l’RSPP e il medico competente usano nella valutazione del rischio chimico richiesta dal Titolo IX del D.Lgs. 81/2008.
Quali attività ne hanno bisogno
Il monitoraggio è tipico delle lavorazioni che generano polveri (falegnamerie, lavorazione di pietra, ceramica e metalli, edilizia, mangimifici, panifici industriali) o che impiegano solventi (verniciatura, incollaggio, stampa, lavanderie, laboratori, carrozzerie). Serve quando la valutazione del rischio chimico non può concludersi con stime e modelli, dopo modifiche di processo, prodotti o impianti di aspirazione, e per verificare nel tempo che l’esposizione resti sotto i valori limite.
Cosa si misura e con quali riferimenti
Per le polveri si distinguono la frazione inalabile e la frazione respirabile, definite dalla UNI EN 481, campionate su filtro e determinate per pesata; sullo stesso supporto si possono ricercare componenti specifici come silice cristallina respirabile, polveri di legno o metalli. Per i VOC si usano supporti adsorbenti analizzati in gascromatografia, scegliendo i composti in base alle schede di sicurezza dei prodotti in uso. I risultati sono confrontati con i valori limite dell’Allegato XXXVIII del D.Lgs. 81/2008, con quelli dell’Allegato XLIII per gli agenti cancerogeni, come polveri di legno duro e silice cristallina respirabile, e, in mancanza, con riferimenti tecnici riconosciuti.
Come si organizza la campagna di misura
La strategia segue la UNI EN 689: si individuano i gruppi di lavoratori con esposizione simile, si scelgono giornate rappresentative e si eseguono campionamenti personali, con campionatore indossato vicino alle vie respiratorie per tutto o gran parte del turno. Le misure d’area servono a caratterizzare sorgenti e postazioni. Mansioni, durata, prodotti impiegati e stato degli impianti di aspirazione sono registrati, perché senza queste informazioni il dato non è interpretabile.
Lettura dei risultati
Il Rapporto di Prova riporta le concentrazioni in mg/m³ con volumi campionati e metodi, con le «prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore». La valutazione rispetto al valore limite, riferita al turno di 8 ore o al breve termine, la effettua il valutatore, che stabilisce se l’esposizione è accettabile o se servono misure come aspirazioni localizzate, sostituzione di prodotti, organizzazione del lavoro o DPI. Il dato confluisce nel documento di valutazione dei rischi e nella sorveglianza sanitaria.
Domande frequenti
- Basta una sola giornata di misura?
- Raramente: la UNI EN 689 prevede un numero minimo di misure per gruppo di esposizione e una valutazione statistica. Il piano viene definito sulle tue mansioni.
- Si possono misurare anche formaldeide o specifici solventi?
- Sì, scegliendo supporti e metodi adatti: indica i prodotti chimici impiegati e le relative schede di sicurezza in fase di preventivo.
- Il monitoraggio serve anche per la qualità dell’aria di un ufficio?
- Per gli ambienti non industriali si usano approcci diversi, orientati al comfort e alla qualità dell’aria indoor: chiedi il profilo più adatto.