Analisi muffe e qualità dell’aria indoor
Indagine sulle muffe negli ambienti chiusi: campionamento dell’aria e delle superfici sospette, conta e identificazione dei generi fungini, confronto con l’aria esterna. Serve a chi ha macchie, condensa o odore di muffa in casa, in ufficio o a scuola e vuole capire quanto è esteso il problema prima di intervenire.
Quando ha senso un’indagine sulle muffe
È utile quando la muffa visibile è solo una parte del problema: odore persistente senza macchie evidenti, dopo infiltrazioni o allagamenti, in edifici con cappotti o serramenti nuovi e scarsa ventilazione, prima di acquistare o affittare un immobile, nelle contestazioni tra proprietario e inquilino o con l’impresa, e dopo una bonifica per verificarne l’esito. Nei luoghi di lavoro le esposizioni ad agenti biologici rientrano nella valutazione dei rischi prevista dal D.Lgs. 81/2008.
Come si campiona l’aria e le superfici
Il tecnico esegue un campionamento attivo dell’aria con campionatore a impatto su piastre di terreno colturale, negli ambienti sospetti e all’esterno dell’edificio come riferimento, secondo le indicazioni delle norme della serie UNI EN ISO 16000 e della UNI EN 13098 per gli ambienti di lavoro. Sulle superfici si usano piastre a contatto o tamponi, per identificare cosa cresce su pareti, angoli, cassonetti e arredi. Temperatura, umidità relativa e condizioni dei locali vengono annotate, perché aiutano a leggere i risultati.
Cosa si ottiene
Il laboratorio conta le colonie, espresse in UFC/m³ per l’aria e in UFC per superficie per i tamponi, e identifica i generi fungini prevalenti, ad esempio Cladosporium, Penicillium, Aspergillus, Alternaria o Stachybotrys. In Italia non esistono limiti di legge per le muffe nell’aria indoor: il dato si interpreta confrontando interno ed esterno e verificando quali generi prevalgono. Una concentrazione interna nettamente più alta di quella esterna, o la presenza di generi tipici di materiali bagnati, indica una sorgente nell’edificio.
Come prepararsi al sopralluogo
Per un risultato rappresentativo mantieni l’ambiente nelle condizioni abituali: nelle 24 ore precedenti evita di aprire a lungo le finestre, di usare deumidificatori a piena potenza o purificatori d’aria, di pulire le pareti o spruzzare prodotti antimuffa. Annota da quando è comparso il problema, eventuali infiltrazioni o lavori recenti e le stanze in cui i disturbi sono più evidenti: aiuta il tecnico a scegliere i punti di campionamento.
Dal Rapporto di Prova all’intervento
Il Rapporto di Prova riporta conte e identificazioni per ogni punto, con le «prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore». L’analisi conferma e localizza la contaminazione, ma la soluzione passa dall’eliminare la causa: infiltrazioni, ponti termici, condensa, ventilazione insufficiente. Dopo la rimozione della muffa e la correzione della causa, un nuovo campionamento documenta il ritorno a condizioni paragonabili all’esterno.
Domande frequenti
- Esiste un valore oltre il quale la muffa è “fuori norma”?
- No, per gli ambienti di vita non ci sono limiti di legge: si valuta il confronto con l’aria esterna e il tipo di muffe presenti.
- Posso usare un kit con piastre da lasciare aperte?
- Il campionamento passivo dà indicazioni qualitative ma non un volume d’aria definito; per un dato confrontabile serve il campionamento attivo eseguito da tecnico.
- Conviene campionare prima o dopo la pulizia delle macchie?
- Prima, per fotografare la situazione reale; dopo la bonifica, per verificarne l’efficacia. Non pulire le superfici nei giorni che precedono il sopralluogo.