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Microclima in ufficio: parametri e norme

Cosa chiede il D.Lgs. 81/2008

Il Testo Unico sulla sicurezza non fissa una temperatura “di legge” per l’ufficio. L’Allegato IV richiede che la temperatura nei locali di lavoro sia adeguata all’organismo umano durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici, e che si eviti di esporre i lavoratori a correnti d’aria fastidiose; prevede inoltre aerazione sufficiente e manutenzione degli impianti. Per le postazioni con videoterminale l’Allegato XXXIV aggiunge che le condizioni microclimatiche non devono essere causa di discomfort. Il modo per dimostrare di aver valutato questi aspetti è applicare norme tecniche riconosciute, come la UNI EN ISO 7730.

I parametri che si misurano

Una valutazione del microclima moderato richiede quattro misure ambientali: temperatura dell’aria; temperatura media radiante, cioè l’effetto delle superfici calde o fredde (vetrate, pareti esterne, radiatori), misurata con il globotermometro; umidità relativa; velocità dell’aria, con anemometri a filo caldo sensibili alle basse velocità. A queste si associano due parametri stimati: il metabolismo, legato all’attività (per il lavoro d’ufficio sedentario circa 1,2 met), e l’isolamento termico dell’abbigliamento (clo), diverso tra estate e inverno. Le caratteristiche degli strumenti e le modalità di misura sono definite dalla UNI EN ISO 7726.

PMV e PPD: come leggerli

Dai sei parametri la UNI EN ISO 7730 calcola il PMV (voto medio previsto), una scala da −3 (molto freddo) a +3 (molto caldo) in cui 0 è la neutralità termica, e il PPD, la percentuale prevista di insoddisfatti. Anche in condizioni ideali il PPD non scende sotto il 5%: un gruppo di persone non sarà mai soddisfatto al 100%. Un ambiente con PMV compreso tra −0,5 e +0,5 corrisponde a un PPD inferiore al 10%, il riferimento usato comunemente per gli uffici. La norma considera anche il discomfort locale: correnti d’aria, differenza di temperatura tra testa e caviglie, pavimento troppo caldo o freddo, asimmetrie radianti vicino alle vetrate.

Le cause tipiche di lamentela

Negli uffici i problemi più frequenti non riguardano tanto la temperatura media quanto le disomogeneità: postazioni accanto a grandi vetrate esposte al sole o fredde d’inverno, bocchette di climatizzazione che soffiano direttamente su una scrivania, aria troppo secca in inverno con il riscaldamento acceso, open space con zone servite in modo diverso dall’impianto. Una mappatura con misure in più punti permette di distinguere un problema generale da uno localizzato, che spesso si risolve spostando una postazione, regolando un diffusore o schermando una vetrata.

Come si svolge la misura strumentale

Il tecnico concorda i punti di misura con il datore di lavoro e il RSPP, privilegiando le postazioni con lamentele e quelle rappresentative. Le sonde vengono posizionate alle altezze previste per una persona seduta (caviglie, addome, testa) e si registra per un tempo sufficiente a stabilizzare le letture, in condizioni di normale occupazione e funzionamento degli impianti. È utile ripetere la misura nella stagione estiva e in quella invernale, perché i problemi cambiano. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, ed esito nel Rapporto di Prova.

Dal Rapporto di Prova agli interventi

Il risultato di una misura di microclima non è un semplice “promosso o bocciato”: il Rapporto di Prova riporta i valori misurati punto per punto e gli indici calcolati, e permette di individuare dove intervenire. Gli interventi più comuni sono di tipo gestionale e a basso costo — regolazione delle temperature di mandata, orientamento dei diffusori, schermature solari, spostamento delle postazioni — mentre i problemi di umidità invernale possono richiedere una revisione dell’impianto di trattamento aria. Conserva il documento insieme al DVR: dimostra che la valutazione è stata fatta con criteri oggettivi e costituisce la base per misurare l’efficacia degli interventi con un controllo successivo.

Uffici e ambienti severi: norme diverse

La UNI EN ISO 7730 vale per gli ambienti moderati, come uffici, scuole e negozi. Negli ambienti severi caldi (fonderie, forni, lavanderie industriali, lavoro all’aperto d’estate) si usano indici di stress termico come il WBGT della UNI EN ISO 7243 e il modello PHS della UNI EN ISO 7933; negli ambienti severi freddi (celle frigorifere) l’indice IREQ della UNI EN ISO 11079. Se la tua attività comprende sia uffici sia reparti produttivi, la valutazione va impostata con metodi diversi per ciascuna area.

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Domande frequenti

Esiste una temperatura minima o massima per legge in ufficio?
Il D.Lgs. 81/2008 non fissa un valore numerico: chiede una temperatura adeguata all’organismo umano e all’attività. I criteri tecnici per valutarla sono quelli della UNI EN ISO 7730.
Quale umidità è consigliata in ufficio?
In genere si considera confortevole un’umidità relativa intermedia, evitando valori molto bassi in inverno e molto alti in estate. L’umidità incide sul comfort soprattutto quando la temperatura è già al limite.
Ogni quanto va ripetuta la misura del microclima?
Non c’è una periodicità fissa: va ripetuta quando cambiano impianti, layout o occupazione, quando emergono lamentele e, idealmente, in entrambe le stagioni.
Un termometro da scrivania basta per valutare il comfort?
No: misura solo la temperatura dell’aria. Il comfort dipende anche da temperatura radiante, umidità e velocità dell’aria, che richiedono strumentazione dedicata.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org