pH e conducibilità: i metodi elettrometrici
pH e conducibilità elettrica sono le due misure di base di qualsiasi analisi dell’acqua. Il pH, misurato secondo la UNI EN ISO 10523, dice quanto l’acqua è acida o basica; la conducibilità, misurata secondo la UNI EN 27888, indica quanti sali sono disciolti. Sono parametri indicatori: non misurano direttamente un rischio, ma segnalano problemi di corrosività, di trattamento o di infiltrazioni.
Il pH: cosa indica
Il pH esprime l’attività degli ioni idrogeno su una scala da 0 a 14, con 7 come valore neutro. Un’acqua con pH basso è aggressiva: può corrodere tubazioni e rilasciare metalli come piombo, rame e nichel. Un pH alto favorisce le incrostazioni e riduce l’efficacia del cloro come disinfettante. Per l’acqua destinata al consumo umano il D.Lgs. 18/2023 indica un intervallo di 6,5–9,5; per le piscine l’Accordo Stato-Regioni del 2003 richiede valori più stretti (6,5–7,5) proprio per garantire la disinfezione; per gli scarichi in acque superficiali la Tabella 3 del D.Lgs. 152/2006 prevede 5,5–9,5.
La conducibilità: cosa indica
La conducibilità misura la capacità dell’acqua di condurre corrente, proporzionale alla quantità di ioni disciolti (calcio, magnesio, sodio, cloruri, solfati, bicarbonati). Si esprime in µS/cm riferiti a una temperatura standard. È una stima rapida della mineralizzazione, correlata al residuo fisso. Il D.Lgs. 18/2023 fissa come valore indicatore 2.500 µS/cm a 20 °C. Più del valore assoluto conta la variazione: un aumento improvviso in un pozzo può indicare infiltrazioni di acque saline, reflui o percolati.
Come si misura il pH
Si usa un pH-metro con elettrodo a vetro combinato, tarato almeno con due soluzioni tampone che comprendono il valore atteso. La misura richiede compensazione della temperatura e un tempo di stabilizzazione. Il pH può cambiare rapidamente dopo il prelievo per scambio di anidride carbonica con l’aria: la norma raccomanda di misurarlo in campo o il prima possibile, con contenitore pieno e ben chiuso. Un pH misurato in laboratorio molte ore dopo il prelievo può differire da quello reale.
Come si misura la conducibilità
Si usa una cella conduttimetrica di costante nota, tarata con soluzioni standard di cloruro di potassio. Poiché la conducibilità aumenta con la temperatura (circa il 2% per grado), lo strumento riporta il valore a una temperatura di riferimento (20 °C o 25 °C): il Rapporto di Prova deve indicare quale, per rendere confrontabile il dato con il valore di legge, espresso a 20 °C. La misura è rapida e stabile e si presta bene anche al monitoraggio continuo.
Come leggere i due valori insieme
Conducibilità bassa e pH basso indicano un’acqua poco mineralizzata e aggressiva, tipica di alcune falde in rocce silicatiche o dell’acqua da osmosi inversa non remineralizzata: verifica i metalli rilasciati dall’impianto. Conducibilità alta e pH neutro o basico indicano un’acqua molto mineralizzata e spesso dura, con tendenza a incrostare: completa con la durezza. Una conducibilità che cambia molto tra due campioni dello stesso pozzo merita un’indagine sulle cause.
Errori frequenti nella misura
Il pH di un campione lasciato aperto o con molta aria nella bottiglia può cambiare per perdita o assorbimento di anidride carbonica, soprattutto nelle acque di falda ricche di CO2. Un elettrodo sporco, vecchio o tarato con tamponi scaduti dà letture instabili o spostate. Per la conducibilità, confrontare valori riferiti a 20 °C e a 25 °C senza conversione porta a differenze di alcuni punti percentuali. Nei kit domestici e nei misuratori tascabili la taratura è spesso trascurata: sono utili per controlli rapidi, ma per un confronto con i valori di legge serve una misura di laboratorio con metodo dichiarato nel Rapporto di Prova.
Cosa fare se i valori sono fuori intervallo
Per un pH basso si valutano sistemi di neutralizzazione o remineralizzazione e si controllano i metalli al rubinetto. Per un pH alto o una conducibilità elevata si indaga l’origine (geologia, infiltrazioni, trattamenti) con analisi di cloruri, solfati, nitrati e durezza. In piscina il pH si corregge subito con il dosaggio e si ricontrolla. Le analisi offerte sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Fonti
Domande frequenti
- Qual è il pH giusto per l’acqua potabile?
- Il D.Lgs. 18/2023 indica un intervallo di 6,5–9,5. Valori vicini al limite inferiore rendono l’acqua più aggressiva verso le tubazioni; vicini al limite superiore riducono l’efficacia della clorazione.
- Conducibilità e residuo fisso sono la stessa cosa?
- No, ma sono correlati. Il residuo fisso è la massa dei sali che restano dopo evaporazione; la conducibilità è una misura elettrica rapida che ne fornisce una stima.
- Perché il pH è importante nelle acque di piscina?
- Perché regola l’efficacia del cloro: sopra 7,5 la disinfezione perde efficacia, sotto 6,5 l’acqua diventa irritante e corrosiva. Per questo si misura più volte al giorno.
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14