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Trialometani nell’acqua potabile: cosa sono e limiti

Cosa sono i trialometani

I trialometani, abbreviati in THM, sono composti in cui un atomo di carbonio è legato a un idrogeno e a tre atomi di alogeno, cloro o bromo. Nell’acqua potabile se ne considerano quattro, e la loro somma è il parametro di legge.

CompostoFormulaQuando prevale
CloroformioCHCl₃acque povere di bromuri: è il caso più frequente
BromodiclorometanoCHBrCl₂acque con un po’ di bromuri
DibromoclorometanoCHBr₂Clacque con più bromuri, per esempio vicino alla costa
BromoformioCHBr₃acque ricche di bromuri o interessate da intrusione salina

La ripartizione tra le quattro forme dipende dal rapporto tra bromuri e cloro nell’acqua: più bromuri ci sono, più il risultato si sposta verso i composti bromurati. Non esistono limiti per i singoli composti nell’acqua potabile italiana, ma la composizione aiuta a capire da dove vengono e come intervenire. Una scheda riassuntiva del parametro è alla voce trialometani del glossario.

Il limite: perché in Italia è 30 µg/L

L’Allegato I, parte B, del D.Lgs. 18/2023 fissa per i trialometani totali un valore di parametro di 30 µg/L, inteso come somma di cloroformio, bromoformio, dibromoclorometano e bromodiclorometano. La direttiva (UE) 2020/2184, che il decreto recepisce, prevede 100 µg/L: la direttiva stabilisce requisiti minimi e lascia agli Stati la possibilità di valori più severi, e l’Italia ha mantenuto il valore già in vigore con la normativa precedente.

La nota del decreto aggiunge un principio importante: ove possibile i gestori devono puntare a valori inferiori, senza compromettere la disinfezione. Il rischio microbiologico di un’acqua non disinfettata è immediato, quello legato ai sottoprodotti riguarda un’esposizione prolungata nel tempo; ridurre i THM spegnendo il cloro sarebbe quindi un errore.

Il valore si confronta con l’acqua al punto in cui è messa a disposizione dell’utente, quindi al rubinetto. Per lo stesso motivo un’acqua conforme all’uscita dell’impianto di trattamento può superare il valore nel punto più lontano della rete, dove la reazione ha avuto più tempo. Il quadro completo dei sottoprodotti regolati è nella pagina sui trialometani e sottoprodotti della disinfezione.

Cosa fa aumentare i trialometani

La formazione dei THM non si ferma all’impianto: continua finché nell’acqua ci sono insieme cloro e sostanza organica. Cinque fattori la governano.

  1. Precursori: la sostanza organica naturale, misurabile come carbonio organico totale. Le acque superficiali, da fiumi e laghi, ne contengono in genere più di quelle di falda.
  2. Dose di cloro: più cloro libero significa più reazione, soprattutto se la dose viene alzata per compensare reti lunghe.
  3. Tempo di contatto: l’acqua che resta ferma in serbatoi sovradimensionati o tratti terminali accumula THM.
  4. Temperatura: d’estate la reazione è più veloce, e i valori annuali più alti si osservano di solito nei mesi caldi.
  5. pH: a pH più alto la formazione dei THM tende ad aumentare, mentre l’efficacia disinfettante del cloro diminuisce.

Ne derivano due regole pratiche per chi programma i controlli. Il prelievo più significativo è quello al rubinetto più lontano dal punto di dosaggio, non quello vicino all’impianto. E il periodo più informativo è quello estivo, quando i valori tendono al massimo.

Chi deve preoccuparsene

Per chi beve acqua dell’acquedotto senza trattamenti propri, il controllo dei THM spetta al gestore del servizio idrico, che li monitora con i propri piani e pubblica i dati di qualità per zona. Ha senso verificarli in proprio quando la clorazione è sotto la propria responsabilità o quando l’impianto interno trattiene l’acqua a lungo.

SituazionePerché i THM sono rilevanti
Pozzo privato con pompa dosatrice di cloroil dosaggio è gestito dall’utente, spesso senza misure regolari
Agriturismo, campeggio, struttura ricettiva con serbatoilunghe permanenze, riclorazione, acqua calda nei mesi estivi
Piccole reti e acquedotti ruraliacque superficiali o miste con più sostanza organica
Condominio con autoclave e dosatoretempo di permanenza e dosaggi non sempre controllati
Attività alimentari che usano acqua clorata in propriol’acqua entra negli alimenti e deve rispettare i requisiti dell’acqua potabile

Un’abitazione servita dall’acquedotto, senza accumuli e senza dosatori, di solito non ha bisogno di un’analisi specifica dei THM: i dati del gestore descrivono la stessa acqua. Per capire quale profilo scegliere nelle diverse situazioni c’è la guida su quale analisi dell’acqua scegliere.

Esposizione: non solo bere

I THM sono volatili, e questo cambia le vie di esposizione rispetto a contaminanti come metalli o nitrati. Oltre all’ingestione, una parte dell’esposizione avviene per inalazione e contatto cutaneo durante docce e bagni, soprattutto con acqua calda e in ambienti poco ventilati. È uno dei motivi per cui il valore di legge si applica all’acqua destinata al consumo umano nel suo complesso, che comprende anche l’igiene personale.

Il cloroformio è il composto più studiato. Il valore di 30 µg/L per la somma dei quattro THM è comunque fissato con un margine ampio, pensando a un’esposizione che dura tutta la vita. Un singolo risultato poco sopra il valore non configura un rischio acuto, ma rende l’acqua non conforme e richiede di individuare la causa e intervenire.

Per chi vuole ridurre l’esposizione domestica, aerare il bagno durante e dopo la doccia è semplice ed efficace. Per l’acqua da bere i filtri a carbone attivo trattengono i THM finché la cartuccia non è satura, quindi la sostituzione alla scadenza indicata è essenziale. I sistemi a osmosi inversa includono di norma uno stadio a carbone che svolge la stessa funzione.

Come si preleva e si analizza il campione

Il risultato dipende dal prelievo più che in quasi ogni altra analisi chimica dell’acqua, perché i THM sono volatili e il cloro residuo continua a produrli dopo il prelievo.

  • Si usano vial di vetro con tappo a setto, riempite fino all’orlo senza spazio di testa: una bolla d’aria fa evaporare una parte dei composti e porta a sottostimare.
  • Nel contenitore è presente di norma un agente che neutralizza il cloro residuo, così la reazione si ferma al momento del prelievo e il campione non continua a formare THM in viaggio.
  • Si preleva a getto lento, per non incorporare aria, e il campione viaggia refrigerato e al riparo dalla luce fino al laboratorio.
  • Insieme ai THM conviene misurare sul posto il cloro libero, che aiuta a interpretare il dato.

L’analisi è gascromatografica; tra i metodi di riferimento c’è la UNI EN ISO 10301 per gli idrocarburi alogenati volatili. Il Rapporto di Prova riporta i quattro composti, il loro limite di quantificazione e la somma da confrontare con 30 µg/L. Le prove sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Esempio di lettura e interventi

Esempio: una piccola rete rurale alimentata da una sorgente con apporti superficiali, clorata con ipoclorito. Il Rapporto di Prova al rubinetto più lontano, ad agosto, riporta cloroformio 22 µg/L, bromodiclorometano 8 µg/L, dibromoclorometano 3 µg/L e bromoformio sotto il limite di quantificazione. La somma è 33 µg/L: il valore di 30 µg/L è superato.

La composizione, dominata dal cloroformio, indica un’acqua povera di bromuri con molta sostanza organica. Gli interventi si scelgono in quest’ordine:

  1. verificare il cloro libero ai diversi punti e riportare la dose al minimo che garantisce un residuo misurabile al terminale più lontano;
  2. ridurre i tempi di permanenza, eliminando volumi di accumulo inutili e programmando flussaggi dei tratti terminali;
  3. ridurre i precursori prima della clorazione, migliorando filtrazione o aggiungendo carbone attivo granulare, e verificare l’effetto con il TOC;
  4. ripetere l’analisi dei trialometani negli stessi punti e nello stesso periodo dell’anno, per un confronto onesto.

Il controllo del disinfettante va sempre di pari passo: come funziona e come si misura il cloro in rete è spiegato nella guida su cloro e disinfezione dell’acqua potabile.

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Domande frequenti

Bollire l’acqua elimina i trialometani?
In parte, perché i THM sono volatili e una parte evapora con l’ebollizione. Non è però un metodo affidabile per l’uso quotidiano: l’effetto dipende da tempo e recipiente, e il cloro residuo può continuare a reagire durante il riscaldamento. Per ridurre i THM nell’acqua da bere è più efficace un filtro a carbone attivo con cartuccia sostituita alla scadenza indicata dal produttore.
Le acque in bottiglia contengono trialometani?
Le acque minerali naturali non vengono disinfettate con il cloro, quindi in genere non contengono THM in quantità rilevanti. Sono regolate da una normativa diversa da quella dell’acqua del rubinetto. Questo non significa che l’acqua di rete sia meno sicura: a 30 µg/L o meno i THM rientrano nel valore fissato per un consumo che dura tutta la vita.
Ho un pozzo senza clorazione: devo analizzare i trialometani?
Di solito no. I THM si formano dalla reazione tra cloro e sostanza organica, quindi senza clorazione non ci sono le condizioni per produrli. Per un pozzo non trattato contano di più gli indicatori microbiologici, i nitrati e i contaminanti della zona. Se invece si installa una pompa dosatrice di cloro, conviene inserire i THM nel primo controllo dopo l’avvio.
Perché il valore dei trialometani cambia tra un’analisi e l’altra?
Perché dipende da temperatura, dose di cloro, tempo di permanenza in rete e punto di prelievo. Lo stesso rubinetto può dare valori più alti d’estate che d’inverno, e un punto lontano dal dosaggio più alti di uno vicino. Per confrontare i risultati nel tempo conviene prelevare negli stessi punti e nello stesso periodo dell’anno, con la stessa procedura.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org