Solventi clorurati nell’acqua di pozzo
Perché un pozzo privato è il caso più esposto
I solventi clorurati sono composti organici volatili usati per decenni come sgrassanti nella metalmeccanica, nelle lavanderie a secco, nell’elettronica e nella chimica. Il tetracloroetilene e il tricloroetilene sono i più diffusi; il cloruro di vinile e il dicloroetilene si formano spesso dalla loro degradazione nel sottosuolo. Le caratteristiche delle singole sostanze sono descritte nella guida su tetracloroetilene e tricloroetilene nell’acqua.
Chi beve l’acqua dell’acquedotto è protetto dai controlli del gestore, che conosce la falda e tratta l’acqua, ad esempio con carboni attivi. Chi usa un pozzo privato no: l’acqua passa dalla falda al rubinetto senza barriere e nessuno la controlla se non il proprietario. Per questo il pozzo domestico in pianura, vicino a zone produttive, è la situazione in cui questi contaminanti arrivano più facilmente nel bicchiere.
Il problema è che non danno segnali. Alle concentrazioni che contano per la salute, nell’ordine dei microgrammi per litro, l’acqua resta limpida, senza odore e senza sapore anomali. Un’analisi microbiologica o chimica di base, che cerca batteri, nitrati e sali, risulta perfettamente regolare anche in un pozzo contaminato.
Quando sospettarli: i segnali da considerare
Non serve cercare i solventi in ogni pozzo. Serve cercarli quando il contesto lo suggerisce, e alcuni elementi fanno pendere la bilancia verso l’analisi.
- Attività vicine, presenti o passate: officine meccaniche, galvaniche, verniciature, lavanderie, tintorie, concerie, distributori di carburante, aree artigianali.
- Pozzi perdenti, vecchie discariche o cisterne interrate nei dintorni: sono le vie con cui i solventi sono stati immessi direttamente nel sottosuolo.
- Notizie di contaminazione della falda nel proprio comune, ordinanze del sindaco o pozzi pubblici chiusi o dotati di filtri.
- Pozzo in pianura alluvionale, con falda freatica poco profonda e terreni permeabili.
- Acquisto di un immobile con pozzo in area ex industriale, o cambio d’uso del pozzo da irriguo a potabile.
Un dettaglio spesso sottovalutato: i solventi clorurati sono più densi dell’acqua. Una volta entrati in falda tendono a scendere e ad accumularsi sopra gli strati meno permeabili, per cui un pozzo profondo non è automaticamente più sicuro di uno superficiale. Un rapporto di ARPA Piemonte sui solventi clorurati nelle acque sotterranee descrive proprio la migrazione dalla falda superficiale a quella profonda, legata a contaminazioni pregresse.
Esempio: una casa di campagna a due chilometri da una zona artigianale attiva dagli anni Settanta, servita da un pozzo di 40 metri. Anche senza segnali visibili, in un caso così ha senso affiancare all’analisi di base la ricerca dei solventi almeno una volta, prima di usare l’acqua per bere e cucinare.
Quali composti chiedere e con quali valori confrontarli
Il pacchetto minimo per un pozzo a uso potabile comprende i composti per cui il D.Lgs. 18/2023 fissa un valore di parametro nell’Allegato I. I laboratori li determinano in genere in un’unica corsa analitica, insieme ad altri solventi alogenati utili a interpretare il quadro.
| Composto | Valore di parametro D.Lgs. 18/2023 | Note |
|---|---|---|
| Tetracloroetilene + tricloroetilene | 10 µg/L | il valore si applica alla somma dei due |
| Cloruro di vinile | 0,50 µg/L | prodotto di degradazione, il più tossico della catena |
| 1,2-dicloroetano | 3,0 µg/L | solvente e intermedio di sintesi |
| Trialometani totali | 30 µg/L | rilevanti solo se l’acqua del pozzo viene clorata |
Le stesse sostanze compaiono anche nel D.Lgs. 152/2006 tra le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) delle acque sotterranee, con valori diversi e molto più bassi per i singoli composti: 1,1 µg/L per il tetracloroetilene, 1,5 µg/L per il tricloroetilene, 0,5 µg/L per il cloruro di vinile. Le due serie di numeri rispondono a domande diverse: la prima dice se l’acqua è idonea al consumo umano, la seconda se la falda è contaminata dal punto di vista ambientale. Il quadro ambientale è spiegato nella pagina sui solventi clorurati nelle acque sotterranee.
Nel caso di un pozzo privato conta in primo luogo il confronto con il D.Lgs. 18/2023. Un valore sopra le CSC ma sotto i 10 µg/L dice comunque che la falda è interessata da una contaminazione, ed è un’informazione da non archiviare.
Il campionamento: dove si perde il risultato
I solventi clorurati sono volatili: basta un flacone mezzo vuoto o un getto che gorgoglia per perderne una parte prima dell’analisi. Un campionamento fatto male produce un falso negativo, il peggiore degli esiti perché tranquillizza senza motivo.
- Prelevare da un rubinetto vicino alla testa del pozzo, a monte di filtri, addolcitori o carboni attivi, così da misurare l’acqua di falda e non quella trattata.
- Far scorrere l’acqua fino a temperatura stabile, in modo da campionare acqua del pozzo e non quella ferma nelle tubazioni.
- Ridurre il getto a un filo sottile prima di riempire, per evitare turbolenza e bolle.
- Usare le vials in vetro fornite dal laboratorio, riempirle fino a formare un menisco convesso e chiuderle senza lasciare bolle d’aria; capovolgendole non deve comparire alcuna bolla.
- Conservarle al fresco, al buio, e consegnarle nei tempi indicati dal laboratorio.
L’analisi si esegue in gascromatografia, con estrazione dei composti volatili per spazio di testa o per purge and trap e rivelazione con spettrometria di massa o con rivelatore a cattura di elettroni. La norma di riferimento per gli idrocarburi alogenati volatili nelle acque è la UNI EN ISO 10301. Le regole generali sul prelievo delle acque sono quelle della serie UNI EN ISO 5667.
Come leggere il Rapporto di Prova
Nel Rapporto di Prova ogni composto compare con il suo risultato e il limite di quantificazione del metodo. La scritta «< 0,5 µg/L» non significa zero: significa che il composto, se presente, è sotto la soglia che il metodo riesce a quantificare. Verifica che il limite di quantificazione sia adeguato al valore con cui confronti il risultato, soprattutto per il cloruro di vinile, che ha un valore di parametro molto basso.
Per tetracloroetilene e tricloroetilene il confronto va fatto sulla somma, non sui singoli valori. Esempio: 6 µg/L di tetracloroetilene e 5 µg/L di tricloroetilene danno 11 µg/L, oltre il valore di parametro anche se nessuno dei due, preso da solo, raggiunge 10.
La presenza di cis-1,2-dicloroetilene o di cloruro di vinile insieme ai composti di partenza indica che nel sottosuolo è in corso la degradazione biologica. Non è una buona notizia in sé: il cloruro di vinile è più tossico e più mobile delle sostanze da cui deriva. La lettura di unità di misura, incertezza e limiti di quantificazione è spiegata nella guida su come leggere un Rapporto di Prova.
Se il risultato è positivo
Un risultato sopra il valore di parametro significa che l’acqua non va usata per bere, cucinare o preparare alimenti finché la situazione non è chiarita. Bollirla non serve e può persino peggiorare l’esposizione, perché i composti volatili passano nell’aria della cucina. Lo stesso vale per docce lunghe in ambienti chiusi: l’inalazione dei vapori è una via di esposizione reale per queste sostanze.
I passi successivi sono, in ordine:
- Ripetere il campionamento con la massima cura per confermare il dato e verificare la variabilità.
- Informare l’Azienda sanitaria locale e il Comune, che possono sapere se nella zona è già nota una contaminazione e se esiste un procedimento di bonifica in corso.
- Valutare l’allacciamento all’acquedotto, se disponibile: è la soluzione più sicura nel lungo periodo.
- In alternativa, valutare con un tecnico un trattamento a carboni attivi dimensionato sul livello misurato, con manutenzione programmata e controlli periodici dell’acqua trattata.
Un trattamento a carboni attivi trattiene bene tetracloroetilene e tricloroetilene ma meno il cloruro di vinile, e quando il carbone si esaurisce il rilascio può essere improvviso. Per questo, dopo l’installazione, serve un piano di controllo dell’acqua in uscita, non solo di quella in ingresso. La frequenza dei controlli di un pozzo è trattata nella guida su ogni quanto analizzare l’acqua di pozzo.
Quale analisi richiedere
Se il pozzo non è mai stato analizzato, il punto di partenza è un profilo completo che comprenda microbiologia, parametri chimici di base e metalli, come l’analisi completa dell’acqua di pozzo. A questo si affianca l’analisi dei solventi clorurati nell’acqua quando il contesto descritto sopra lo giustifica.
Se il pozzo è già noto e i parametri di base sono regolari, la ricerca dei solventi si può programmare da sola, ad esempio dopo l’acquisto della casa o dopo una notizia di contaminazione in zona. Nelle aree in cui sono attesi anche idrocarburi da carburanti, ha senso valutare la ricerca di benzene e idrocarburi sullo stesso campione.
Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. L’esito è riportato nel Rapporto di Prova, con il metodo utilizzato e il confronto con i valori di parametro.
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Domande frequenti
- Un’analisi di base del pozzo esclude la presenza di solventi clorurati?
- No. I profili di base cercano batteri, nitrati, sali e pochi altri parametri, e restano regolari anche in un pozzo contaminato da solventi. Tetracloroetilene, tricloroetilene e cloruro di vinile richiedono una prova dedicata in gascromatografia, con un campione prelevato in vials senza bolle d’aria. Va richiesta esplicitamente quando il pozzo si trova in un contesto a rischio.
- Qual è il limite dei solventi clorurati nell’acqua potabile?
- Il D.Lgs. 18/2023 fissa 10 µg/L per la somma di tetracloroetilene e tricloroetilene, 0,50 µg/L per il cloruro di vinile e 3,0 µg/L per l’1,2-dicloroetano. Il confronto sulla somma è importante: due valori singoli sotto 10 possono superare il valore di parametro una volta sommati. Le soglie ambientali del D.Lgs. 152/2006 per la falda sono più basse e hanno un altro scopo.
- Bollire l’acqua elimina i solventi clorurati?
- Non è un rimedio da usare. I solventi sono volatili e con l’ebollizione passano in parte nell’aria della cucina, dove vengono inalati, senza alcuna garanzia che l’acqua scenda sotto i valori di parametro. Se l’acqua supera i limiti va sostituita per bere e cucinare, in attesa dell’allacciamento all’acquedotto o di un trattamento adeguato e controllato.
- Un pozzo profondo è al riparo dai solventi?
- Non necessariamente. I solventi clorurati sono più densi dell’acqua e tendono a scendere nella falda fino a incontrare strati meno permeabili. Gli studi delle agenzie ambientali hanno documentato la migrazione dalla falda superficiale a quella profonda. La profondità riduce alcuni rischi, ad esempio quelli microbiologici, ma non autorizza a saltare l’analisi in una zona esposta.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org