Metalli pesanti nell’acqua: rischi e analisi
Un rischio cronico, non acuto
Le concentrazioni di metalli che si trovano nelle acque potabili sono in genere lontane da quelle che provocano effetti acuti. I valori di parametro del D.Lgs. 18/2023 sono fissati per proteggere chi beve quell’acqua ogni giorno per tutta la vita, con ampi margini di sicurezza. Per questo un singolo superamento modesto non va letto in modo allarmistico, ma nemmeno ignorato: se il valore è stabile e l’acqua viene bevuta abitualmente, va individuata e rimossa la causa. Le categorie più sensibili sono lattanti, bambini e donne in gravidanza, soprattutto per piombo e arsenico.
Fonti naturali: arsenico e altri metalli di origine geologica
Alcuni metalli e metalloidi arrivano dalle rocce. L’arsenico è il caso più noto in Italia, legato soprattutto ad aree vulcaniche e a falde riducenti di alcune pianure: il valore di parametro è 10 µg/L. Il cromo può avere origine naturale in zone con rocce ofiolitiche, oltre che industriale. Anche boro, selenio, uranio e antimonio possono avere origine geologica. Per questi metalli la fonte è la falda: il valore è simile in ogni rubinetto alimentato da quel pozzo e non cambia facendo scorrere l’acqua.
Fonti dall’impianto: piombo, rame, nichel
Altri metalli vengono rilasciati dai materiali con cui l’acqua è a contatto dopo il contatore. Il piombo deriva da vecchie tubazioni (presenti soprattutto in edifici costruiti prima degli anni Settanta), saldature e alcuni componenti in ottone: il valore di parametro è 10 µg/L e scenderà a 5 µg/L entro il 2036. Il rame proviene dalle tubazioni in rame, specie con acqua aggressiva o in impianti nuovi (valore 2,0 mg/L). Il nichel può essere rilasciato da rubinetteria e raccordi cromati o nichelati, in particolare dopo il ristagno notturno (valore 20 µg/L). Per questi metalli la concentrazione dipende molto da quanto tempo l’acqua è rimasta ferma.
Fonti industriali e contaminazioni
Cadmio (valore 5 µg/L), mercurio (1 µg/L), cromo (25 µg/L dal 12 gennaio 2026, prima 50 µg/L) e nichel possono arrivare in falda da attività industriali, scarichi, discariche o siti contaminati. In questi casi la contaminazione riguarda spesso un’area più ampia del singolo pozzo e va segnalata alle autorità. Se il tuo pozzo è a valle di zone industriali o artigianali, è prudente includere nel profilo i metalli tipici delle lavorazioni presenti, insieme a parametri come solventi clorurati o idrocarburi.
Come campionare: primo getto o acqua scorsa?
Il metodo di prelievo cambia la risposta. Per valutare l’esposizione reale e i metalli rilasciati dall’impianto si preleva il primo getto dopo un ristagno (per esempio al mattino), senza far scorrere l’acqua. Per valutare la fonte si preleva dopo aver fatto scorrere l’acqua fino a temperatura costante. Prelevare entrambi i campioni allo stesso rubinetto è il modo più rapido per capire se il metallo viene dalla falda o dalle tubazioni. Il campione va raccolto in contenitori adatti ai metalli e acidificato secondo le indicazioni del laboratorio.
Quanta acqua bevi da quel rubinetto conta
La valutazione del rischio non dipende solo dalla concentrazione, ma anche dall’uso. Un rubinetto del giardino usato per irrigare ha un’importanza ben diversa da quello della cucina da cui si prende l’acqua per bere, cucinare e preparare il latte dei bambini. Allo stesso modo, in un ufficio o in una scuola conta il punto da cui le persone bevono davvero. Quando programmi le analisi, scegli i punti di prelievo in base all’uso reale e annota per ciascuno a cosa serve: renderà più semplice decidere se e dove intervenire.
Quali metalli analizzare nella tua situazione
Per un appartamento in un edificio datato, collegato all’acquedotto, le priorità sono piombo, rame, nichel ed eventualmente ferro e zinco. Per un pozzo in area vulcanica o di pianura con falde riducenti, arsenico, ferro e manganese. Per un pozzo vicino a zone industriali, cromo, nichel, cadmio, piombo e mercurio, insieme agli altri contaminanti tipici. Nei profili di laboratorio i metalli si analizzano in genere insieme con tecnica ICP-MS (UNI EN ISO 17294-2), quindi aggiungere uno o due elementi a un pannello incide poco sul lavoro analitico.
Cosa fare se un metallo supera il valore
Prima conferma il risultato con un nuovo prelievo, distinguendo primo getto e acqua scorsa. Se il problema è l’impianto, le misure possono andare dal far scorrere l’acqua prima di berla, come misura temporanea, alla sostituzione di tratti di tubazione o della rubinetteria. Se il problema è la falda, valuta un trattamento specifico per quel metallo, conforme al D.M. 25/2012,, con analisi di verifica a valle, oppure una fonte alternativa per l’uso potabile. Se l’acqua viene fornita a terzi o proviene dall’acquedotto, informa gestore e ASL. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
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Domande frequenti
- Bollire l’acqua elimina i metalli pesanti?
- No. La bollitura elimina i microrganismi ma non i metalli; anzi, facendo evaporare parte dell’acqua può concentrarli leggermente.
- Perché il piombo è più alto al mattino?
- Perché durante la notte l’acqua resta ferma nelle tubazioni e si arricchisce dei metalli rilasciati dai materiali. Il primo getto rappresenta proprio questo contributo.
- Un filtro a caraffa toglie i metalli?
- Alcuni filtri riducono certi metalli, ma l’efficacia dipende dal prodotto e dalla manutenzione. Se usi un sistema di trattamento, verifica con un’analisi a valle che funzioni sul metallo che ti interessa.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org