Durezza dell’acqua e gradi francesi
Che cosa misura un grado francese
La durezza totale è la somma di calcio e magnesio disciolti nell’acqua. Poiché i due ioni hanno pesi diversi, per sommarli si convertono in una grandezza comune, il carbonato di calcio equivalente. Il grado francese è definito proprio così: 1 °F equivale a 10 mg/L di CaCO3, cioè 1 g di carbonato di calcio ogni 100 litri.
In Italia il grado francese è l’unità più usata nei Rapporti di Prova e nelle bollette dei gestori, ma elettrodomestici, addolcitori e manuali tecnici di origine tedesca usano spesso i gradi tedeschi (°dH). Confondere le due unità è l’errore più comune nella taratura di lavastoviglie e addolcitori.
La durezza è un parametro di qualità tecnica e organolettica, non di sicurezza sanitaria. Gli aspetti legati alle incrostazioni sono approfonditi nella guida su durezza e calcare; qui ci concentriamo su unità, conversioni e lettura del numero.
Tabella di conversione tra le unità
Le conversioni tra le unità più diffuse sono fisse e si possono applicare a qualunque referto.
| Unità | Simbolo | Equivale a 1 °F | 1 unità vale in °F |
|---|---|---|---|
| Grado francese | °F | 1 | 1 |
| Grado tedesco | °dH | 0,56 | 1,78 |
| Grado inglese | °e | 0,70 | 1,43 |
| Milligrammi per litro di CaCO3 | mg/L CaCO3 | 10 | 0,1 |
| Millimoli per litro | mmol/L | 0,1 | 10 |
Esempio: un’acqua da 32 °F corrisponde a circa 18 °dH, a 320 mg/L di CaCO3 e a 3,2 mmol/L. Se il manuale della lavastoviglie chiede la durezza in °dH e si inserisce 32, l’addolcitore interno sarà regolato per un’acqua quasi doppia rispetto al reale, con spreco di sale e rigenerazioni inutili.
Alcuni referti riportano la durezza in mmol/L, l’unità del Sistema Internazionale. Moltiplicando per 10 si ottengono i gradi francesi: 2,5 mmol/L sono 25 °F.
Calcolare i gradi francesi da calcio e magnesio
Quando il Rapporto di Prova riporta calcio e magnesio separati, ma non la durezza, la si può calcolare. La formula deriva dal rapporto tra il peso del carbonato di calcio e quello dei due ioni.
- Moltiplica il calcio in mg/L per 2,497.
- Moltiplica il magnesio in mg/L per 4,118.
- Somma i due risultati: ottieni la durezza in mg/L di CaCO3.
- Dividi per 10: ottieni i gradi francesi.
Esempio: calcio 100 mg/L e magnesio 20 mg/L danno 249,7 + 82,4 = 332,1 mg/L di CaCO3, cioè circa 33 °F. Il calcolo serve anche al contrario, per controllare la coerenza di un referto: se la durezza dichiarata si discosta molto dalla somma calcolata, conviene chiedere chiarimenti al laboratorio.
Il calcolo mostra anche perché acque con la stessa durezza possono comportarsi diversamente. Il magnesio pesa di più nella formula, ma forma incrostazioni meno compatte del calcio: un’acqua ricca di magnesio ha meno calcare visibile a parità di gradi. Le schede su calcio e magnesio e sulla durezza riportano i dettagli.
I valori consigliati e come classificare l’acqua
Il D.Lgs. 18/2023, che recepisce la direttiva (UE) 2020/2184, non fissa un limite di potabilità per la durezza: cita un valore minimo consigliato di 15 °F solo per l’acqua dei dissalatori. L’intervallo 15–50 °F che si trova spesso citato era il valore consigliato del D.Lgs. 31/2001, oggi abrogato, e resta un riferimento tecnico. Non è un limite di potabilità: un’acqua a 55 °F resta bevibile, e un’acqua a 10 °F non è irregolare. È un intervallo che bilancia due esigenze, limitare le incrostazioni da un lato e la corrosività delle acque troppo dolci dall’altro.
Non esiste una classificazione di legge in «dolce» e «dura». La scala che segue è un orientamento pratico, utile per decidere se il dato richiede attenzione.
| Durezza | Lettura pratica | Effetti tipici |
|---|---|---|
| sotto 15 °F | acqua dolce | poco calcare; possibile aggressività verso tubi metallici |
| 15–30 °F | durezza media | calcare moderato, gestibile con manutenzione ordinaria |
| 30–50 °F | acqua dura | incrostazioni su resistenze, caldaie, rubinetti |
| oltre 50 °F | acqua molto dura | depositi rapidi; spesso valutato un trattamento |
Esempio: una famiglia che misura 42 °F e cambia la resistenza dello scaldabagno ogni due anni ha un motivo concreto per valutare un trattamento; una famiglia a 22 °F con lo stesso problema dovrebbe prima controllare temperatura impostata e manutenzione. Quando un addolcitore è giustificato è spiegato nella guida su quando serve un addolcitore.
Durezza temporanea, permanente e residuo fisso
Non tutta la durezza diventa calcare. La quota legata ai bicarbonati, detta durezza temporanea o carbonatica, precipita come carbonato di calcio quando l’acqua viene scaldata: è quella che incrosta bollitori e caldaie. La quota legata a solfati e cloruri, detta durezza permanente, resta in soluzione anche dopo il riscaldamento.
Per questo due acque da 35 °F possono incrostare in modo diverso. Un referto che riporta anche l’alcalinità o i bicarbonati permette di stimare la quota temporanea: in molte acque italiane di origine calcarea è la parte prevalente.
La durezza non va confusa con il residuo fisso, che misura tutti i sali disciolti, compresi sodio, cloruri e solfati. Un’acqua può avere residuo fisso alto e durezza moderata, ad esempio se ricca di sodio. La guida sul residuo fisso chiarisce la differenza, e la scheda sulla conducibilità spiega come usarla per stimare rapidamente la mineralizzazione.
Strisce, kit o laboratorio: quale misura usare
Le strisce reattive fornite con lavastoviglie e addolcitori danno una stima a fasce, con errori di diversi gradi. Vanno bene per regolare un elettrodomestico, non per decidere l’acquisto di un impianto o per verificare un addolcitore già installato.
I kit a gocce con titolazione arrivano a una risoluzione di 1 °F e sono utili per i controlli periodici a valle di un addolcitore. La misura di laboratorio, eseguita per titolazione con EDTA o calcolata da calcio e magnesio determinati strumentalmente, è quella da usare come riferimento. Il metodo è descritto nella scheda sul metodo titrimetrico per la durezza.
L’analisi della durezza dell’acqua determina durezza totale, calcio, magnesio e conducibilità; per chi ha già un impianto è disponibile l’analisi dell’acqua addolcita, che verifica la durezza residua. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore; il risultato è riportato nel Rapporto di Prova in °F.
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Domande frequenti
- Quanti gradi francesi deve avere l’acqua potabile?
- Il D.Lgs. 18/2023 indica valori consigliati tra 15 e 50 °F. Non è un limite di potabilità, quindi un’acqua fuori da questo intervallo non è per questo non bevibile. Sotto 15 °F l’acqua può essere aggressiva verso le tubazioni, sopra 50 °F le incrostazioni diventano rapide e un trattamento può essere giustificato.
- Come si convertono i gradi francesi in gradi tedeschi?
- Si moltiplicano i gradi francesi per 0,56. Ad esempio 30 °F corrispondono a circa 17 °dH. Al contrario, i gradi tedeschi si moltiplicano per 1,78 per ottenere i francesi. La conversione è importante perché molte lavastoviglie e addolcitori chiedono la durezza in °dH e una regolazione sbagliata spreca sale e acqua.
- L’acqua dura fa male alla salute?
- No, calcio e magnesio non sono un rischio sanitario alle concentrazioni delle acque potabili e contribuiscono anzi all’apporto di minerali. La durezza incide su calcare, consumi di detersivi e durata di caldaie ed elettrodomestici. Per questo il D.Lgs. 18/2023 la tratta con valori consigliati e non con un limite vincolante.
- Posso calcolare la durezza se nel referto ci sono solo calcio e magnesio?
- Sì. Moltiplica il calcio in mg/L per 2,497 e il magnesio per 4,118, somma i risultati e dividi per 10: ottieni i gradi francesi. Con 80 mg/L di calcio e 15 mg/L di magnesio, ad esempio, si arriva a circa 26 °F. Lo stesso calcolo aiuta a verificare la coerenza di un referto.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org