Durezza dell’acqua e gradi francesi
Cosa misura la durezza e i gradi francesi
La durezza esprime la concentrazione di sali di calcio e magnesio disciolti nell’acqua e si misura comunemente in gradi francesi (°F): 1 °F corrisponde a 10 mg/L di carbonato di calcio. Un’acqua “dura” ha molti sali e tende a formare incrostazioni su tubature ed elettrodomestici; un’acqua “dolce” ne ha pochi. La durezza è un parametro indicatore, non un rischio sanitario, ma incide su comfort, consumi e durata degli impianti.
L’intervallo consigliato dal D.Lgs 18/2023
Per le acque destinate al consumo umano il D.Lgs 18/2023 indica per la durezza un intervallo di valori consigliato, orientativamente tra 15 e 50 °F. Si tratta di un valore consigliato, non di un limite tassativo di potabilità. L’intervallo effettivamente applicabile al caso concreto, con eventuali aggiornamenti, è quello riportato nel Rapporto di Prova accreditato. Un’acqua fuori intervallo non è necessariamente non potabile, ma può richiedere accorgimenti sugli impianti.
Come si analizza
La durezza si determina su un campione d’acqua e rientra nei profili dell’acqua potabile e di pozzo. Il risultato è espresso in °F e riportato nel Rapporto di Prova con l’intervallo di riferimento; le prove sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025.
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Domande frequenti
- Qual è la durezza ideale dell’acqua potabile?
- Il D.Lgs 18/2023 indica un intervallo consigliato, orientativamente tra 15 e 50 °F. È un valore consigliato, non un limite di potabilità; l’intervallo applicabile al caso concreto è quello riportato nel Rapporto di Prova accreditato.
- L’acqua dura fa male?
- No, la durezza è un parametro indicatore e non un rischio sanitario. Un’acqua molto dura incide soprattutto su incrostazioni, consumi di detergenti e durata degli impianti.
Ultimo aggiornamento: 2026-06-23