Controllo dell’acqua dei distributori e case dell’acqua
Perché l’acqua erogata va controllata a parte
L’acqua che entra in una casa dell’acqua è in genere acqua di acquedotto già controllata dal gestore. All’interno, però, attraversa componenti che possono modificarne la qualità: filtri a carbone attivo che, se non sostituiti, diventano un substrato per i batteri; serbatoi e serpentine di refrigerazione in cui l’acqua può ristagnare; il saturatore per l’anidride carbonica, che abbassa il pH e può rendere l’acqua più aggressiva verso i metalli; la lampada UV, efficace solo se pulita e funzionante; infine l’ugello di erogazione, esposto all’ambiente e al contatto con le bottiglie degli utenti. Il controllo serve proprio a verificare che il trattamento migliori l’acqua invece di peggiorarla.
Il quadro normativo in breve
L’acqua erogata è acqua destinata al consumo umano e deve rispettare i valori di parametro del D.Lgs. 18/2023 al punto di erogazione. Le apparecchiature di trattamento sono disciplinate dal D.M. 25/2012, che stabilisce requisiti tecnici, di manutenzione e di informazione per i dispositivi che trattano l’acqua potabile. In molte regioni la casa dell’acqua è gestita come un’attività soggetta a registrazione sanitaria, con un piano di autocontrollo basato sui principi HACCP. Le indicazioni operative possono variare tra regioni e ASL: verifica con l’autorità competente quali registrazioni e frequenze minime sono richieste nel tuo territorio.
Parametri da controllare nell’acqua erogata
Un piano tipico comprende parametri microbiologici, come Escherichia coli, enterococchi intestinali, coliformi totali e conteggio delle colonie a 22 °C e 36 °C, a cui spesso si aggiunge Pseudomonas aeruginosa, utile per valutare la contaminazione di filtri e tratti terminali. Tra i parametri chimico-fisici sono utili pH, conducibilità, torbidità, nitriti, ammonio e, per l’acqua gassata, i metalli che possono essere rilasciati da componenti a contatto con un’acqua più acida. Se l’impianto usa carboni attivi o resine, il confronto con l’acqua in ingresso dice se il trattamento sta funzionando.
Dove prelevare il campione
Il punto più importante è l’ugello di erogazione, con prelievo eseguito secondo la UNI EN ISO 19458: si valuta se prelevare l’acqua così come la riceve l’utente oppure dopo disinfezione dell’ugello, a seconda che si voglia verificare anche l’igiene del terminale o solo la qualità dell’acqua nell’impianto. È utile prelevare separatamente acqua liscia, refrigerata e gassata, se sono erogate da circuiti diversi, e periodicamente anche l’acqua in ingresso, così da distinguere i problemi della rete da quelli dell’impianto. Annota sempre data dell’ultima sostituzione dei filtri e della sanificazione.
Con quale frequenza
La frequenza dipende dal volume erogato, dal tipo di trattamento e dalle indicazioni dell’ASL. In linea generale i controlli microbiologici sono più frequenti di quelli chimici e andrebbero intensificati nei mesi caldi, quando le temperature favoriscono la crescita batterica nelle parti non refrigerate, dopo ogni intervento di manutenzione straordinaria e dopo periodi di fermo. Il piano di autocontrollo deve indicare frequenze, punti di prelievo e azioni correttive, e i Rapporti di Prova vanno conservati come evidenza dei controlli eseguiti.
Manutenzione e risultati: il collegamento
La maggior parte degli esiti sfavorevoli nelle case dell’acqua dipende dalla manutenzione: filtri sostituiti in ritardo, sanificazione dell’impianto non eseguita, lampade UV esaurite o con il quarzo opacizzato, ugelli incrostati. Per questo i risultati delle analisi vanno letti insieme al registro di manutenzione. Un aumento graduale della carica batterica a 22 °C, anche senza superare valori critici, è spesso il primo segnale di un filtro che si sta colonizzando: intervenire in quel momento costa molto meno che gestire un esito non conforme.
Cosa fare se un risultato non è conforme
Con un esito sfavorevole su un parametro microbiologico di origine fecale, come E. coli o enterococchi, la prassi è sospendere l’erogazione, informare l’ASL secondo le procedure previste, sanificare l’impianto, sostituire filtri e componenti a rischio e ripetere le analisi prima di riattivare il servizio. Per gli indicatori, come carica batterica o Pseudomonas, si interviene con manutenzione e sanificazione e si programma un controllo ravvicinato. Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.
Distributori in uffici, scuole e locali pubblici
Gli stessi principi valgono per i distributori allacciati alla rete installati in uffici, scuole, palestre e locali: refrigeratori, gasatori, erogatori a colonna. Anche qui le criticità sono filtri, serbatoi e ugelli; la differenza è che spesso il dispositivo è a noleggio e la manutenzione è affidata al fornitore. Chiedi il programma di sanificazione e sostituzione dei filtri e valuta un controllo microbiologico periodico all’erogatore, soprattutto dove l’utenza comprende bambini o persone fragili.
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Domande frequenti
- L’acqua della casa dell’acqua è più sicura di quella del rubinetto?
- Non necessariamente. Parte dalla stessa acqua di rete e la sua qualità finale dipende da come vengono gestiti filtri, serbatoi e ugelli. Per questo il gestore deve controllarla periodicamente.
- Perché si controlla Pseudomonas aeruginosa nei distributori?
- Perché è un batterio ambientale che colonizza facilmente filtri, guarnizioni e tratti terminali: la sua presenza indica una carenza di manutenzione o sanificazione.
- Cosa dovrebbe esporre una casa dell’acqua agli utenti?
- È buona pratica esporre le informazioni sul gestore, sui trattamenti applicati e sugli esiti più recenti dei controlli. Eventuali obblighi specifici dipendono dalle indicazioni regionali e dell’ASL.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org