Come leggere un Rapporto di Prova
Cosa deve contenere un Rapporto di Prova secondo la ISO/IEC 17025
La norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 (punto 7.8) elenca le informazioni minime che un laboratorio deve riportare. In pratica trovi sempre: un titolo che identifica il documento come Rapporto di Prova; nome e indirizzo del laboratorio e luogo in cui sono state svolte le attività; un numero identificativo univoco ripetuto su ogni pagina insieme alla numerazione «pag. 1 di 3», così da capire se il documento è completo; nome e recapiti del cliente; descrizione e codice del campione; date di campionamento (se rilevante), di ricevimento, di esecuzione delle prove e di emissione; metodo di prova; risultati con unità di misura; nome e ruolo di chi autorizza il rapporto. Se una pagina manca o il numero di rapporto non coincide tra le pagine, il documento non è integro: chiedi una copia completa prima di usarlo.
Intestazione e dati del campione: le prime verifiche da fare
Prima di guardare i numeri controlla che il campione descritto sia davvero quello che ti interessa: indirizzo e punto di prelievo (per esempio «rubinetto cucina, primo piano» oppure «pozzo, uscita autoclave»), tipo di matrice (acqua potabile, acqua di pozzo, alimento, tampone), lotto o descrizione del prodotto. Verifica poi chi ha prelevato il campione. Se il prelievo è stato fatto da te, il rapporto riporta di solito una dicitura del tipo «campionamento a cura del cliente» e «i risultati si riferiscono al campione così come ricevuto»: il laboratorio risponde dell’analisi, non della rappresentatività del prelievo. Se il campionamento è stato eseguito da un tecnico, il rapporto indica il piano o il metodo di campionamento e, quando è il caso, condizioni come la temperatura dell’acqua al prelievo.
La tabella dei risultati: parametro, metodo, unità di misura
Ogni riga della tabella corrisponde a una prova. Accanto al nome del parametro trovi il metodo (per esempio UNI EN ISO 9308-1 per Escherichia coli o UNI EN ISO 17294-2 per i metalli), il risultato e l’unità di misura. Fai attenzione alle unità: mg/L e µg/L differiscono di mille volte, e 10 µg/L equivalgono a 0,010 mg/L. Nei parametri microbiologici l’unità è riferita a un volume o a una massa precisi (UFC/100 mL per l’acqua potabile, UFC/L per la Legionella, UFC/g per gli alimenti). Un risultato preceduto dal simbolo «<» (per esempio «< 1 µg/L») significa che il parametro non è stato quantificato sopra il limite di quantificazione (LOQ) del metodo: non vuol dire «zero», ma «inferiore alla soglia che il metodo misura in modo affidabile».
Prove accreditate e non accreditate: come distinguerle
Un Rapporto di Prova può contenere sia prove accreditate sia prove non accreditate. Le prove accreditate sono quelle incluse nel campo di accreditamento del laboratorio per quella matrice e quel metodo; il laboratorio le identifica in modo esplicito, di solito con un simbolo (spesso un asterisco) e una nota a piè di pagina che spiega la convenzione. Il marchio ACCREDIA, quando presente, può essere apposto solo dal laboratorio accreditato e solo in relazione alle prove accreditate. Se per il tuo scopo (per esempio una pratica con l’ASL) serve una prova accreditata, controlla riga per riga: la presenza del marchio in intestazione non rende accreditate tutte le prove del documento.
Valore di riferimento e giudizio di conformità
Se lo hai chiesto, il laboratorio affianca a ciascun risultato un valore di riferimento (per esempio il valore di parametro del D.Lgs. 18/2023 per l’acqua destinata al consumo umano) e può esprimere una dichiarazione di conformità. In questo caso la ISO/IEC 17025 richiede che sia indicata la regola decisionale adottata, cioè come si è tenuto conto dell’incertezza di misura nel confrontare il risultato con il limite. Un risultato vicino al limite può quindi essere dichiarato conforme, non conforme o non conclusivo a seconda della regola concordata. Il giudizio vale solo per i parametri analizzati: un rapporto «conforme» su 10 parametri non dice nulla sui parametri non cercati. Senza un riferimento normativo indicato, il rapporto riporta solo i dati e la valutazione spetta a te o al tuo consulente.
Errori di lettura più comuni
Gli equivoci ricorrenti sono pochi ma pesano. Confondere il limite di quantificazione con il limite di legge: un «< 5 µg/L» è utile solo se il LOQ è inferiore al valore di parametro che ti interessa. Leggere un risultato microbiologico «< 1 UFC/100 mL» come «acqua sterile»: significa solo che nel volume analizzato non sono state rilevate colonie. Estendere il risultato nel tempo: il Rapporto di Prova fotografa il campione nel giorno del prelievo e non ha una «scadenza», ma per l’autocontrollo conta la frequenza prevista dal tuo piano. Infine, trattare un rapporto su un singolo rubinetto come rappresentativo di un intero edificio: per reti complesse servono più punti di prelievo.
Cosa fare se un valore è fuori limite
Un risultato non conforme non va ignorato né interpretato da solo. I passi tipici sono: verificare che campione e punto di prelievo siano corretti; capire se l’origine è la fonte (falda, acquedotto) o l’impianto interno (tubazioni, serbatoi, addolcitori); ripetere il campionamento in modo mirato, per esempio confrontando un prelievo dopo ristagno e uno dopo scorrimento; adottare le misure correttive previste dal tuo piano di autocontrollo e, nei casi previsti dalla normativa (acqua distribuita a terzi, attività alimentari), informare l’autorità sanitaria competente. Il Rapporto di Prova documenta lo stato del campione; le decisioni sanitarie spettano alle autorità e ai professionisti competenti.
Rapporto di Prova e piattaforma: chi fa cosa
Quando ordini un’analisi tramite la piattaforma, il Rapporto di Prova è emesso dal laboratorio partner che esegue le prove, accreditato UNI CEI EN ISO/IEC 17025: le prove sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Il rapporto riporta quindi i dati del laboratorio esecutore, non della piattaforma. Se hai dubbi su una riga del rapporto, chiedi un chiarimento tecnico citando numero di rapporto e parametro: è il modo più rapido per ottenere una risposta precisa.
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Domande frequenti
- Il Rapporto di Prova ha una data di scadenza?
- No. Descrive il campione nel momento in cui è stato prelevato e analizzato. Quanto spesso ripetere le analisi lo stabiliscono la normativa di settore, il tuo piano di autocontrollo o le richieste dell’ente che lo riceve.
- Cosa significa «< LOQ» o il simbolo «<» davanti a un numero?
- Che il parametro non è stato quantificato sopra il limite di quantificazione del metodo. Non equivale a zero: conta che il LOQ sia sufficientemente basso rispetto al limite di legge con cui vuoi confrontare il dato.
- Posso usare lo stesso Rapporto di Prova per un altro immobile o un altro lotto?
- No. Il rapporto si riferisce solo al campione identificato nel documento. Per un altro punto di prelievo, un altro edificio o un altro lotto di produzione serve un nuovo campionamento.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-14 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org