Cloro e disinfezione dell’acqua potabile
A cosa serve il cloro nell’acqua del rubinetto
La disinfezione ha due compiti distinti. Il primo è abbattere batteri, virus e protozoi presenti nell’acqua all’uscita dell’impianto di trattamento o del pozzo. Il secondo è mantenere l’acqua protetta durante il viaggio nella rete, che può durare ore o giorni, contro contaminazioni da infiltrazioni, rotture o ricrescita di biofilm. Il cloro è usato così diffusamente perché svolge entrambi i compiti: disinfetta e lascia un residuo misurabile.
Altri trattamenti disinfettano senza lasciare residuo. I raggi ultravioletti, per esempio, inattivano i microrganismi solo nell’istante in cui l’acqua attraversa la lampada: per questo negli acquedotti sono spesso abbinati a una piccola dose di cloro in uscita.
La direttiva (UE) 2020/2184, recepita in Italia dal D.Lgs. 18/2023, sintetizza l’equilibrio richiesto: l’efficacia della disinfezione va verificata e la contaminazione da sottoprodotti va mantenuta al livello più basso possibile, senza compromettere la disinfezione stessa.
Come agisce: cloro libero, combinato e il ruolo del pH
Il cloro aggiunto all’acqua, sotto forma di ipoclorito di sodio o di cloro gassoso, forma acido ipocloroso e ione ipoclorito. Insieme costituiscono il cloro libero, la frazione che disinfetta. L’acido ipocloroso è molto più efficace dello ione ipoclorito, e la proporzione tra i due dipende dal pH: intorno a pH 7,5 sono in quantità simili, mentre a pH più alto prevale lo ione ipoclorito e la disinfezione rallenta.
Una parte del cloro reagisce con l’ammoniaca e con i composti azotati e forma le clorammine, cioè il cloro combinato. Le clorammine disinfettano molto più lentamente, ma sono più stabili e durano più a lungo nella rete. Il cloro totale è la somma delle due forme.
Per l’efficacia contano tre variabili insieme: concentrazione del cloro libero, tempo di contatto e temperatura. Una dose bassa con un tempo di contatto lungo può essere efficace quanto una dose alta con un contatto breve. Per questo gli impianti progettano vasche o serbatoi di contatto prima della distribuzione, e un sistema di clorazione installato direttamente sulla tubazione di un pozzo, senza accumulo, può non garantire il tempo necessario. I significati del parametro sono riassunti alla voce cloro.
Ipoclorito, biossido di cloro, clorammine: le alternative
Non tutte le reti usano lo stesso disinfettante, e la scelta determina quali sottoprodotti controllare.
| Disinfettante | Punti di forza | Limiti | Sottoprodotti da controllare |
|---|---|---|---|
| Ipoclorito di sodio o cloro gassoso | economico, residuo stabile, facile da misurare | efficacia ridotta a pH alto; forma sottoprodotti con la sostanza organica | trialometani, acidi aloacetici; clorato se l’ipoclorito è conservato a lungo |
| Biossido di cloro | efficace in un ampio intervallo di pH; forma meno trialometani | va prodotto sul posto; residuo meno persistente | clorito e clorato |
| Clorammine | residuo molto persistente in reti lunghe | disinfezione lenta; richiede controllo dell’ammonio | trialometani in misura minore |
| Ozono o raggi UV | forte azione disinfettante | nessun residuo in rete | bromato, con l’ozono in acque ricche di bromuri |
Per chi gestisce un pozzo privato o una piccola rete la scelta più comune resta l’ipoclorito di sodio con pompa dosatrice. Il prodotto va conservato al fresco e al buio e consumato in tempi ragionevoli: l’ipoclorito invecchiato perde titolo e accumula clorato, che finisce nell’acqua insieme alla dose.
I sottoprodotti e i valori del D.Lgs. 18/2023
Il cloro reagisce con la sostanza organica naturale dell’acqua, misurabile come carbonio organico totale, e forma composti indesiderati. L’Allegato I, parte B, del D.Lgs. 18/2023 fissa questi valori di parametro.
| Sottoprodotto | Valore di parametro | Quando si forma |
|---|---|---|
| Trialometani totali | 30 µg/L | cloro e sostanza organica |
| Acidi aloacetici (somma di 5) | 60 µg/L | cloro e sostanza organica |
| Bromato | 10 µg/L | ozonizzazione di acque con bromuri |
| Clorito | 0,25 mg/L; 0,70 mg/L con disinfezione che genera clorito, in particolare biossido di cloro | biossido di cloro |
| Clorato | 0,25 mg/L; 0,70 mg/L con disinfezione che genera clorato | biossido di cloro, ipoclorito invecchiato |
Per i trialometani il valore italiano è più severo dei 100 µg/L della direttiva europea, e la nota del decreto chiede di puntare a valori inferiori ove possibile senza compromettere la disinfezione. Clorito e clorato si misurano solo dove si usano i metodi di disinfezione che li generano. Un approfondimento su ciascun gruppo di composti e sui metodi di analisi è nella guida sui sottoprodotti della disinfezione.
Odore e sapore di cloro: cosa significano
L’odore di cloro è la lamentela più comune sull’acqua di rete, ma non indica necessariamente un eccesso. Spesso è dovuto alle clorammine, che hanno una soglia olfattiva più bassa e un odore più pungente del cloro libero. Nei parametri indicatori del D.Lgs. 18/2023 odore e sapore devono essere accettabili per i consumatori e senza variazioni anomale: un cambiamento improvviso è un segnale da riferire al gestore.
Per l’acqua di casa servita dall’acquedotto alcune soluzioni pratiche funzionano senza intervenire sull’impianto:
- lasciare l’acqua in una caraffa aperta in frigorifero per qualche ora, che riduce odore e sapore di cloro;
- usare filtri a carbone attivo, ricordando di sostituire la cartuccia alla scadenza, perché un filtro esaurito può diventare un punto di crescita batterica;
- far scorrere l’acqua al mattino o dopo un’assenza, quando quella ferma nelle tubazioni dell’alloggio ha perso il residuo.
Se invece l’acqua non sa mai di cloro in un edificio servito da una rete clorata, il residuo potrebbe esaurirsi negli accumuli interni. È un caso frequente nei condomini con serbatoi, descritto nella guida sui serbatoi di accumulo condominiali.
Chi deve misurare il cloro e come
Se l’acqua arriva dall’acquedotto senza trattamenti aggiuntivi, la gestione della disinfezione e dei sottoprodotti è compito del gestore del servizio idrico, che pubblica i dati di qualità. La misura diventa un compito proprio quando il cloro lo dosa chi usa l’acqua: un pozzo con pompa dosatrice, un agriturismo, un campeggio, una struttura ricettiva con serbatoi e riclorazione.
Il cloro è instabile: in un flacone esposto a luce e calore si consuma in poche ore. Per questo si misura sul posto, al momento del prelievo, con il metodo alla DPD descritto nella UNI EN ISO 7393, distinguendo cloro libero e totale. Un piano minimo prevede:
- un punto vicino al dosaggio, dopo il tempo di contatto, per verificare la dose;
- il rubinetto più lontano o meno usato, per verificare che il residuo arrivi;
- la misura del pH negli stessi punti, perché cambia l’efficacia del cloro libero;
- l’annotazione di data, ora e temperatura dell’acqua.
Il servizio di analisi del cloro residuo prevede la misura sul posto da parte di un tecnico; i sottoprodotti richiedono prelievi dedicati e analisi di laboratorio.
Esempio: un pozzo clorato in un agriturismo
Esempio: un agriturismo usa un pozzo con pompa dosatrice di ipoclorito e un serbatoio di accumulo da cui parte la rete verso cucina e camere. Le misure sul posto danno cloro libero adeguato all’uscita del serbatoio e quasi assente nelle camere più lontane, chiuse da settimane. L’odore lamentato in cucina è forte.
La lettura combinata indica due problemi diversi. Nelle camere il residuo si esaurisce per il ristagno: servono flussaggi periodici, non più cloro. In cucina il gestore aveva alzato la dose proprio per compensare le camere: il cloro libero è alto e aumentano le condizioni per la formazione di trialometani. Si riporta la dose al valore di progetto, si programma il flussaggio dei terminali poco usati e, dopo qualche settimana, si verifica con l’analisi dei trialometani al rubinetto più lontano.
Le analisi di laboratorio sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore, e l’esito è riportato nel Rapporto di Prova. Per il cloro nelle vasche, dove valgono regole diverse, si veda la guida sul cloro residuo in piscina.
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Domande frequenti
- Il cloro nell’acqua del rubinetto fa male?
- Alle concentrazioni usate per la disinfezione dell’acqua potabile il cloro non è considerato un rischio per la salute, mentre la sua assenza esporrebbe a contaminazioni microbiologiche. Il punto di attenzione sono i sottoprodotti, come trialometani e acidi aloacetici, per i quali il D.Lgs. 18/2023 fissa valori di parametro. Odore e sapore sgradevoli si riducono con una caraffa in frigorifero o un filtro a carbone attivo.
- Quanto cloro deve esserci nell’acqua del rubinetto?
- Il D.Lgs. 18/2023 non fissa un valore numerico di cloro residuo: chiede una disinfezione efficace con sottoprodotti al livello più basso possibile. L’obiettivo al rubinetto è definito dal gestore o, per chi clora in proprio, dal piano di autocontrollo, in base a rete, tempi di permanenza e indicazioni dell’ASL. In pratica si cerca un cloro libero misurabile anche nei punti più lontani, senza eccessi.
- Si può spedire un campione per misurare il cloro?
- Non è affidabile. Il cloro libero si consuma rapidamente nel flacone per effetto di luce, temperatura e sostanza organica, quindi un campione spedito arriva al laboratorio con un valore più basso di quello reale. Per questo la misura si esegue sul posto, al momento del prelievo, con il metodo alla DPD; in laboratorio si analizzano invece i sottoprodotti, con prelievi e conservanti dedicati.
- Perché l’acqua sa di cloro anche se il cloro misurato è basso?
- Perché l’odore più pungente viene spesso dal cloro combinato, cioè dalle clorammine che si formano quando il cloro reagisce con l’ammoniaca e altri composti azotati. Un’acqua può quindi avere poco cloro libero disinfettante e un odore marcato. Misurando separatamente cloro libero e cloro totale si capisce quale delle due situazioni è in corso.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org