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Analisi acqua per macchine da caffè

Questa analisi verifica l’acqua che esce dalla macchina da caffè, non quella del contatore: carica batterica totale e coliformi dicono se caldaia, addolcitore e tubazioni interne stanno peggiorando l’acqua di rete, la durezza dice se il filtro anticalcare lavora. È pensata per bar, ristoranti, hotel e gestori di vending. Ricevi un Rapporto di Prova emesso secondo la UNI CEI EN ISO/IEC 17025.

Tempi di risposta
5 giorni lavorativi
Modalità di campionamento
Kit fai-da-te
Validità indicativa
365 giorni
Riferimenti normativi
D.Lgs. 18/2023, Reg. CE 852/2004

Quando serve analizzare l’acqua della macchina da caffè

Il Reg. (CE) 852/2004, Allegato II, capitolo VII, chiede alle imprese alimentari un approvvigionamento di acqua potabile; il D.Lgs. 18/2023, recependo l’articolo 6 della direttiva (UE) 2020/2184, colloca il punto di rispetto dei valori, per le imprese alimentari, nel punto in cui l’acqua è utilizzata nell’impresa. Per un bar quel punto è anche la lancia o il gruppo della macchina: un’acqua conforme al rubinetto non basta, se poi ristagna in un addolcitore non rigenerato.

La legge non fissa una frequenza per questo controllo: la stabilisce il tuo piano di autocontrollo in base al rischio. I momenti in cui l’analisi è più utile sono la riapertura dopo una chiusura stagionale, l’installazione o la sostituzione di un addolcitore o di un filtro, un cambio di fornitore della manutenzione e la presenza di odori o sapori anomali nell’acqua calda.

Se vuoi verificare solo l’acqua di rete della cucina, con E. coli ed enterococchi, la scelta giusta è l’analisi acqua per HACCP; questo profilo serve invece a capire che cosa succede dentro la macchina.

Cosa misurano i tre parametri e con quali riferimenti

I tre parametri rispondono a domande diverse. La tabella riassume il significato e il riferimento che il laboratorio usa per il confronto.

ParametroCosa indica nella macchinaRiferimento
Carica batterica totale a 22 °CRistagno e biofilm in caldaia, serbatoi e addolcitoreD.Lgs. 18/2023, parametro indicatore: senza variazioni anomale
ColiformiContaminazione igienica del circuito o dell’acqua in ingressoD.Lgs. 18/2023: 0 UFC/100 mL
DurezzaRischio calcare su resistenze, scambiatori e valvoleNessun limite di potabilità vincolante; il valore utile è quello indicato dal costruttore

La carica batterica non ha un numero limite: si valuta come variazione rispetto all’acqua in ingresso. Per questo conviene prelevare anche un campione di rete, così il confronto diventa leggibile. La durezza si esprime in gradi francesi: 1 °F corrisponde a 10 mg/L di carbonato di calcio, e i manuali delle macchine che usano i gradi tedeschi si convertono con 1 °dH ≈ 1,78 °F.

Come prelevare con il kit senza falsare il risultato

Il kit contiene contenitori sterili e istruzioni; il prelievo richiede pochi minuti ma alcuni passaggi fanno la differenza.

  1. Scegli il punto: erogatore dell’acqua calda o rubinetto di carico a valle dell’addolcitore, secondo quanto vuoi verificare.
  2. Fai scorrere l’acqua per il tempo indicato nelle istruzioni, senza flambare né disinfettare se vuoi fotografare l’acqua come la beve il cliente.
  3. Riempi il flacone sterile senza toccare l’interno del tappo e senza sciacquarlo.
  4. Etichetta con data, ora e punto di prelievo, conserva al fresco e spedisci nello stesso giorno.

Gli errori più comuni sono tre: prelevare subito dopo la sanificazione (il risultato esce bello ma non rappresenta l’uso normale), lasciare il campione al caldo per un fine settimana e prelevare dalla lancia vapore, dove la temperatura altera la carica batterica. Se l’addolcitore è appena stato rigenerato, annotalo: aiuta a leggere la durezza.

Come leggere il Rapporto di Prova e cosa fare se un valore non va

Il Rapporto di Prova riporta per ogni parametro il valore misurato, l’unità di misura, il metodo e il riferimento normativo; le prove accreditate sono indicate come tali, ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Per leggerlo con calma c’è la guida su come leggere un Rapporto di Prova.

Se i coliformi risultano presenti, sospendi l’uso dell’acqua della macchina per bevande senza ebollizione prolungata, fai sanificare il circuito e l’addolcitore dal tecnico e ripeti l’analisi dopo l’intervento. Se la carica batterica è molto più alta all’erogatore che in rete, il problema è interno: filtro esausto, resine non rigenerate o ristagni. Se la durezza in uscita è vicina a quella di rete, il filtro o l’addolcitore non sta lavorando; se è prossima a zero, la miscelazione è regolata male e l’acqua può diventare aggressiva verso le parti metalliche.

Esempio pratico: un bar con due macchine

Esempio: un bar con una macchina a due gruppi e un addolcitore in comune, più una seconda macchina al banco della pasticceria. Un piano ragionevole prevede un prelievo all’erogatore di ciascuna macchina e uno di rete come confronto: tre analisi a 79 € l’una, 237 € in totale, con esito in circa 5 giorni lavorativi dal ricevimento in laboratorio.

Se la rete è pulita e una sola macchina mostra coliformi, l’intervento si concentra su quella; se entrambe hanno durezza alta, si interviene sull’addolcitore comune. Chi gestisce anche ghiaccio o distributori può affiancare l’analisi del ghiaccio alimentare. Altri consigli per il settore sono nella guida sull’acqua delle macchine da caffè nella ristorazione e nella pagina dedicata a ristorazione e Horeca.

Domande frequenti

Perché analizzare l’acqua della macchina se l’acquedotto è già controllato?
Il gestore dell’acquedotto risponde dell’acqua fino al contatore. Dentro il locale l’acqua passa per addolcitori, filtri, serbatoi e caldaie dove può ristagnare e peggiorare. Il D.Lgs. 18/2023 colloca il punto di rispetto dei valori, per le imprese alimentari, dove l’acqua viene usata: per un bar, anche la macchina da caffè. Il controllo all’erogatore documenta proprio quel tratto.
Che durezza deve avere l’acqua per la macchina da caffè?
La normativa sull’acqua potabile non fissa un valore obbligatorio di durezza. Il riferimento pratico è il manuale della macchina o del filtro, che indica l’intervallo di lavoro, spesso in gradi tedeschi o francesi. Un’acqua troppo dura forma calcare, una quasi a zero può risultare aggressiva e peggiorare l’estrazione: per questo si confronta il valore in uscita con quello di rete.
Meglio prelevare dall’acqua calda o dal rubinetto a valle dell’addolcitore?
Dipende dalla domanda. Il prelievo all’erogatore dell’acqua calda descrive l’acqua che arriva in tazza e include l’effetto della caldaia. Il prelievo subito dopo l’addolcitore isola il contributo del trattamento. Se il budget lo consente, un campione per punto più uno di rete permette di capire dove nasce un eventuale problema.
Il kit va bene anche per un distributore automatico?
Sì, il prelievo si esegue al punto di erogazione dell’acqua secondo le istruzioni del kit. Per le case dell’acqua e i distributori di acqua refrigerata o gassata, dove contano anche altri indicatori, è più adatto il profilo dedicato ai distributori e alle case dell’acqua, presente nel catalogo acque.

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