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Radon: norme tecniche e metodi di misura

La misura del radon non è un’analisi “una tantum”: la concentrazione cambia tra giorno e notte e tra estate e inverno, per cui il dato utile è la media annua. La serie ISO 11665 descrive le tecniche disponibili, dai dosimetri passivi a tracce nucleari ai monitor in continuo. Questa pagina ti aiuta a scegliere il metodo, posizionare correttamente i dosimetri e leggere il risultato rispetto ai livelli del D.Lgs. 101/2020.

Perché serve una misura lunga

Il radon entra negli edifici dal suolo attraverso fessure, giunti e passaggi di impianti, spinto dalla differenza di pressione tra interno ed esterno. La concentrazione è in genere più alta d’inverno, con riscaldamento acceso e finestre chiuse, e di notte; varia anche con meteo, ventilazione e utilizzo dei locali. Una misura di pochi giorni può quindi sovrastimare o sottostimare molto la media. Per questo il riferimento di legge è la concentrazione media annua, ottenuta con misure integrate su dodici mesi.

Le tecniche di misura

I dosimetri passivi a tracce nucleari, con rivelatori in policarbonato di tipo CR-39, sono la tecnica più diffusa per le misure di lungo periodo: le particelle alfa del radon e dei suoi discendenti lasciano tracce che, dopo attacco chimico in laboratorio, vengono contate e convertite in concentrazione media. Le camere a elettrete misurano la scarica di un disco elettricamente carico e si usano per periodi da giorni a mesi. I rivelatori a carbone attivo servono per screening di pochi giorni. I monitor elettronici in continuo registrano l’andamento orario e sono utili per diagnosi e verifica dei risanamenti.

La serie ISO 11665

La serie ISO 11665 tratta la misura della radioattività nell’ambiente per il radon-222. Tra le parti più rilevanti: la parte 1 sugli aspetti generali del radon e dei suoi discendenti; la parte 4 sul metodo di misura integrato con campionamento passivo e analisi differita, cioè i dosimetri a tracce; la parte 5 sulla misura in continuo; la parte 8 sulle metodologie di indagine iniziale e di approfondimento negli edifici. I laboratori di misura partecipano inoltre a interconfronti per verificare la qualità dei risultati.

Dove e come posizionare i dosimetri

I dosimetri vanno collocati nei locali effettivamente occupati, a un’altezza indicativa tra uno e due metri dal pavimento, lontano da finestre, porte, fonti di calore, correnti d’aria e pareti esterne, e non dentro armadi o cassetti. Il numero di punti dipende dalla superficie e dalla configurazione dei locali: ogni ambiente con caratteristiche diverse (piano, tipo di pavimento, contatto con il terreno) va rappresentato. È importante annotare posizione, date di inizio e fine esposizione e non spostare i dosimetri durante la misura.

Come leggere il risultato

Il rapporto riporta per ogni punto la concentrazione media nel periodo, in Bq/m³, con la relativa incertezza, e, per le misure su due semestri, la media annua. Il confronto con i 300 Bq/m³ (o 200 Bq/m³ per le abitazioni costruite dopo il 2024) va fatto sulla media annua del locale. Valori molto diversi tra locali dello stesso piano possono indicare vie di ingresso localizzate, utili per progettare il risanamento.

Errori frequenti

Misurare solo d’estate e considerarlo rappresentativo dell’anno; collocare il dosimetro vicino a una finestra spesso aperta; esporlo in un locale chiuso e non utilizzato; perdere o danneggiare il dosimetro; restituirlo in ritardo al laboratorio senza indicare le date reali di esposizione. Ognuno di questi errori rende il dato poco affidabile e può costringere a ripetere un anno di misura.

Norma tecnica e obbligo di legge

Le norme tecniche dicono come si misura; il D.Lgs. 101/2020 dice chi deve misurare, entro quando e cosa fare se il livello è superato: lo trovi nella pagina dedicata al decreto. Le misure offerte sono eseguite tramite laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

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Fonti

Domande frequenti

Quanto deve durare una misura del radon?
Per il confronto con i livelli di riferimento serve la media annua: dosimetri passivi esposti per dodici mesi, spesso in due semestri consecutivi. Misure di pochi giorni sono solo indicative.
Un monitor elettronico sostituisce i dosimetri?
È utile per capire l’andamento e verificare un risanamento, ma per la media annua richiesta dalla legge si usano di norma dosimetri integrati su lungo periodo, eseguiti da un servizio di dosimetria idoneo.
Dove metto il dosimetro in casa?
Nei locali più vissuti (camera da letto, soggiorno) ai piani più bassi, a un’altezza tra uno e due metri, lontano da finestre, porte e fonti di calore, e senza spostarlo per tutto il periodo.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14