Residuo fisso dell’acqua: cosa significa
Che cosa misura, esattamente
Il residuo fisso si ottiene in laboratorio facendo evaporare un volume noto di acqua filtrata e portando il residuo a peso costante in stufa, di solito a 180 °C. Quello che resta sul fondo della capsula sono i sali disciolti: bicarbonati, calcio, magnesio, sodio, potassio, solfati, cloruri, nitrati, silice. Il risultato si esprime in milligrammi per litro.
È quindi un dato di sintesi. Due acque con lo stesso residuo fisso possono essere molto diverse: una ricca di calcio e bicarbonati, l’altra di sodio e solfati. Per sapere di che sali si tratta servono i singoli parametri, che nel Rapporto di Prova compaiono accanto al residuo. La scheda del glossario sul residuo fisso riassume definizione e unità di misura.
La temperatura non è un dettaglio. A 180 °C l’acqua di cristallizzazione di alcuni sali viene in gran parte eliminata e i bicarbonati si trasformano in carbonati, perdendo una parte della massa. Per questo il residuo fisso non coincide con la somma algebrica degli ioni misurati, e un residuo a 260 °C, usato in alcuni contesti, dà valori un po’ diversi.
Le classi delle acque minerali
Il residuo fisso è famoso perché compare sull’etichetta delle acque minerali. Le diciture di legge derivano dall’Allegato III della direttiva 2009/54/CE sulle acque minerali naturali, recepita in Italia.
| Dicitura in etichetta | Criterio sul residuo fisso | Note |
|---|---|---|
| Minimamente mineralizzata | non superiore a 50 mg/L | acque molto leggere, spesso di montagna |
| Oligominerale o leggermente mineralizzata | non superiore a 500 mg/L | la classe più diffusa sul mercato |
| Senza dicitura specifica (spesso detta «mediominerale») | tra 500 e 1.500 mg/L | il termine non è una menzione di legge |
| Ricca di sali minerali | superiore a 1.500 mg/L | acque molto mineralizzate |
La fascia intermedia non ha una dicitura prevista dalla direttiva: «mediominerale» è un termine d’uso comune, non una classe ufficiale. Nessuna classe è più sana delle altre in assoluto. Le stesse acque minerali riportano in etichetta anche i singoli sali, ed è lì che si trovano le informazioni davvero utili, come il sodio per chi segue una dieta iposodica.
Acqua di rubinetto: perché non c’è un limite
Chi confronta l’analisi dell’acqua di casa con l’etichetta della minerale cerca spesso un limite per il residuo fisso. Nel D.Lgs. 18/2023 non c’è: tra i parametri indicatori dell’Allegato I figurano la conducibilità, 2.500 µS/cm a 20 °C, e i singoli sali come cloruri, solfati e sodio, ma non il residuo secco. Un valore massimo consigliato compariva invece nella disciplina precedente, il D.Lgs. 31/2001, oggi abrogata; il quadro storico è nella pagina sul D.Lgs. 31/2001.
Il decreto vigente contiene però un riferimento interessante nella direzione opposta. Per le acque sottoposte a dissalazione o addolcimento negli impianti dei gestori idrici raccomanda valori minimi, tra cui 100 mg/L di solidi disciolti totali e 15 °F di durezza, da ottenere per miscelazione o rimineralizzazione. Questi valori si riferiscono all’acqua in uscita dagli impianti di trattamento, non ai trattamenti installati a valle del punto di consegna, ma dicono chiaramente che un’acqua troppo povera di sali non è considerata un obiettivo.
In pratica, per l’acqua di rubinetto il residuo fisso è un dato descrittivo. Le acque degli acquedotti italiani variano molto, da poche decine a diverse centinaia di mg/L, e la conformità si giudica sui singoli parametri, non sul totale.
Stimarlo dalla conducibilità
La conducibilità elettrica dipende dagli stessi sali che formano il residuo fisso, ed è molto più rapida da misurare. Per acque di composizione simile i due dati sono proporzionali, e un fattore di conversione permette una stima.
- Leggi la conducibilità a 20 °C nel Rapporto di Prova, in µS/cm.
- Moltiplicala per un fattore compreso indicativamente tra 0,55 e 0,75; per le comuni acque bicarbonato-calciche si usa spesso un valore intorno a 0,65–0,7.
- Confronta la stima con il residuo fisso misurato, se disponibile: lo scostamento ti dice quale fattore usare in futuro per quell’acqua.
Esempio: un’acqua con conducibilità di 450 µS/cm ha un residuo fisso stimato tra circa 250 e 340 mg/L. Il valore esatto dipende dalla composizione, ma la stima basta per capire se l’acqua è leggera o ricca di sali e per seguire nel tempo un pozzo o un impianto di trattamento. Le basi della misura sono nella guida su cosa indica la conducibilità.
Il misuratore TDS venduto per uso domestico fa esattamente questo calcolo: misura la conducibilità e la converte con un fattore fisso. È utile per vedere se un’osmosi funziona, non per sostituire una misura di laboratorio.
Valori alti e valori bassi: cosa comportano
Un residuo fisso alto, sopra il migliaio di mg/L, indica un’acqua ricca di sali. Le conseguenze dipendono da quali sali: con molto calcio e bicarbonati prevale il calcare, con solfati e magnesio può comparire un effetto lassativo, con sodio e cloruri un sapore salato e una maggiore corrosività. Il legame con il calcare è spiegato nella guida su durezza e calcare.
Un residuo fisso molto basso, sotto le poche decine di mg/L, è tipico di acque di montagna in rocce silicatiche e delle acque trattate con osmosi inversa. Queste acque hanno poco potere tampone, spesso un pH leggermente acido e tendono a essere aggressive verso tubazioni metalliche. Il tema è approfondito nella guida sull’osmosi inversa domestica.
Una variazione improvvisa conta più del valore assoluto. Se il residuo fisso o la conducibilità di un pozzo cambiano in modo marcato da un anno all’altro, è entrata in gioco una nuova fonte di sali, ad esempio un’intrusione salina o uno scarico, e conviene approfondire con i singoli parametri.
Come si analizza e cosa richiedere
Il residuo fisso a 180 °C si determina per via gravimetrica, con filtrazione, evaporazione, essiccamento e pesata. Il campione non richiede conservanti: basta un flacone pulito riempito con acqua fatta scorrere qualche minuto. Molti laboratori riportano accanto anche conducibilità e durezza, che aiutano a interpretarlo.
Per l’acqua di casa il residuo fisso ha senso dentro un profilo più ampio, come l’analisi di base dell’acqua potabile, che comprende anche i parametri microbiologici. Se l’interesse è soprattutto il calcare, l’analisi della durezza dell’acqua è più mirata.
Le analisi sono eseguite da laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Nel Rapporto di Prova trovi il valore, il metodo e la temperatura di essiccamento.
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Domande frequenti
- Un residuo fisso basso significa che l’acqua è migliore?
- No. Il residuo fisso dice quanti sali ci sono, non se l’acqua è sicura. Un’acqua leggera può essere contaminata da batteri o nitrati, e un’acqua ricca di sali può essere perfettamente conforme. Le acque molto povere di sali tendono anzi a essere aggressive verso le tubazioni. La qualità si giudica sui singoli parametri microbiologici e chimici.
- Qual è il limite di residuo fisso per l’acqua di rubinetto?
- Il D.Lgs. 18/2023 non prevede un limite per il residuo fisso. Tra i parametri indicatori c’è la conducibilità, con 2.500 µS/cm a 20 °C, e ci sono i singoli sali come cloruri, solfati e sodio. Il residuo fisso resta un dato descrittivo, utile per capire il tipo di acqua e per seguirne le variazioni nel tempo.
- Residuo fisso, durezza e conducibilità sono la stessa cosa?
- Sono collegati ma diversi. Il residuo fisso pesa tutti i sali disciolti dopo evaporazione a 180 °C. La durezza misura solo calcio e magnesio, responsabili del calcare. La conducibilità misura quanto l’acqua conduce corrente, cosa che dipende da tutti i sali in forma ionica, e permette di stimare il residuo fisso con un fattore di conversione.
- Il misuratore TDS casalingo misura il residuo fisso?
- Lo stima. Questi strumenti misurano la conducibilità e la convertono in milligrammi per litro con un fattore fisso, che non tiene conto della composizione reale dell’acqua. Sono utili per confronti rapidi, ad esempio prima e dopo un impianto a osmosi, ma il valore può discostarsi in modo apprezzabile da quello gravimetrico di laboratorio.
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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)
Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org