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Legionella in ospedali e strutture sanitarie

Perché in ospedale la Legionella è un rischio diverso

In un hotel la maggior parte degli ospiti è sana; in un ospedale la popolazione esposta è per definizione fragile. Pazienti trapiantati, oncoematologici, in terapia con corticosteroidi o immunosoppressori, dializzati, anziani con malattie respiratorie croniche: per queste persone un’esposizione all’aerosol contaminato può tradursi in una polmonite grave. Per questo una concentrazione considerata accettabile in un edificio residenziale può non esserlo in un reparto trapianti.

Il secondo fattore è l’impianto. Gli ospedali hanno reti idriche molto estese, costruite in fasi successive, con padiglioni chiusi o riconvertiti, tratti morti lasciati da vecchi reparti, miscelatori termostatici e terminali usati poco, come i bagni delle stanze di isolamento. Ogni ristrutturazione modifica i flussi e può staccare biofilm dalle tubazioni.

Le Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi, approvate in Conferenza Stato-Regioni il 7 maggio 2015, dedicano alle strutture sanitarie un capitolo specifico, distinto da quello delle strutture turistico-ricettive. Il riassunto dei loro contenuti generali è nella pagina sulle Linee guida Legionella.

Il quadro normativo per le strutture sanitarie

Tre riferimenti si sommano e rispondono a domande diverse.

RiferimentoCosa chiedeA chi si rivolge
Linee guida legionellosi 2015valutazione del rischio, piano di controllo e campionamento, obiettivi graduati per tipo di paziente, sorveglianza dei casidirezione sanitaria e gestore della struttura
D.Lgs. 18/2023valutazione e gestione del rischio dei sistemi di distribuzione interni; valore di parametro di 1.000 UFC/L per Legionella (Allegato I, parte D)gestore del sistema idrico interno dell’edificio
D.Lgs. 81/2008, Titolo Xvalutazione del rischio biologico per i lavoratoridatore di lavoro

Il D.Lgs. 18/2023 elenca in un allegato gli edifici prioritari, e gli ospedali in regime di ricovero sono nella classe di priorità più alta, seguiti dalle strutture sanitarie e socio-sanitarie senza ricovero. Per gli ospedali, quindi, la valutazione del rischio dell’impianto idrico non è solo una buona pratica raccomandata dalle Linee guida, ma un adempimento del gestore del sistema interno.

Il valore di 1.000 UFC/L del decreto non è un obiettivo da raggiungere in un reparto con pazienti ad altissimo rischio. La nota dello stesso Allegato I precisa che le azioni correttive possono essere prese in considerazione anche sotto quel valore, in particolare in caso di infezioni e focolai.

Obiettivi graduati per reparto

Le Linee guida 2015 differenziano gli obiettivi di controllo in base alla vulnerabilità dei pazienti. Nei reparti che ospitano pazienti fortemente immunodepressi, come centri trapianto e oncoematologia, l’obiettivo è che la Legionella non sia rilevabile nell’acqua dei terminali. Negli altri reparti valgono le soglie di intervento graduate, che portano a verifiche, disinfezioni e revisione della valutazione del rischio al crescere della concentrazione.

Nella pratica ospedaliera questo si traduce in una mappa dei reparti per livello di rischio, che orienta numero di punti, frequenza dei controlli e misure aggiuntive.

Livello di rischioEsempi di areeMisure tipiche oltre al controllo dell’impianto
Molto altotrapianti, oncoematologia, terapie intensiveLegionella non rilevabile come obiettivo; filtri al punto d’uso dove indicato dalla valutazione; acqua sterile per igiene e dispositivi a rischio
Altopneumologia, nefrologia, geriatria, medicina internacontrolli più ravvicinati sui terminali delle stanze di degenza
Ordinarioambulatori, uffici, servizicontrollo dell’impianto secondo il piano generale

I filtri al punto d’uso sono una misura di protezione del paziente, non una bonifica: vanno sostituiti alla scadenza indicata dal produttore e non eliminano la contaminazione a monte. Per le strutture residenziali per anziani gli stessi principi sono declinati nella guida sulla Legionella nelle RSA.

Dove campionare in un ospedale

Il piano di campionamento parte dallo schema dell’impianto e segue il percorso dell’acqua, dalla produzione ai terminali più sfavoriti. In un presidio con più padiglioni ogni centrale di produzione dell’acqua calda ha il proprio gruppo di punti.

  1. Uscita degli accumuli o degli scambiatori dell’acqua calda, con misura della temperatura.
  2. Ritorno del ricircolo per ogni anello, che rivela i tratti che si raffreddano.
  3. Fondo degli accumuli, dove si depositano sedimenti.
  4. Docce e rubinetti delle stanze di degenza dei reparti a rischio più alto, a partire da quelle più lontane dalla centrale.
  5. Terminali poco usati: bagni di isolamento, stanze chiuse, ambulatori aperti pochi giorni a settimana.
  6. Acqua fredda nei tratti vicini a cavedi caldi o locali tecnici, dove può superare i 20 °C.
  7. Dispositivi che producono aerosol: umidificatori, apparecchi per terapia respiratoria, vasche per parto in acqua e fisioterapia.

Al terminale si preleva di norma il primo getto, senza flambare né smontare il rompigetto, per descrivere l’acqua a cui il paziente è davvero esposto. Il campionamento dopo scorrimento e disinfezione serve invece a valutare la rete a monte. Le differenze tra le due modalità e i requisiti di chi preleva sono spiegati nella guida su chi e come esegue il campionamento Legionella.

Casi nosocomiali: definizioni e cosa scatta

Le Linee guida 2015 adottano le definizioni dell’OMS per collegare un caso di legionellosi alla degenza. Un caso è considerato nosocomiale accertato quando il paziente era ricoverato continuativamente da almeno 10 giorni prima dell’inizio dei sintomi. È probabile quando il ricovero copre solo una parte dei 10 giorni precedenti e la struttura ha già avuto casi, oppure un isolato clinico corrisponde per tipizzazione molecolare a un isolato ambientale della struttura. È possibile quando il ricovero è parziale ma mancano sia casi precedenti sia il legame microbiologico.

Quando compare un caso associato all’assistenza, la struttura deve avviare subito un’indagine ambientale con prelievo di campioni. In presenza di un cluster, cioè più casi collegati, i campioni ambientali vanno analizzati dai laboratori di riferimento regionali, così da permettere il confronto tra ceppi clinici e ambientali.

Per questo conviene che i controlli di routine richiedano, oltre alla conta, l’identificazione della specie e del sierogruppo: la nota del D.Lgs. 18/2023 chiede di confermare la fonte dell’infezione e di identificare la specie di Legionella. Il valore delle due informazioni è spiegato nella pagina sulla Legionella non pneumophila.

Dispositivi e acque speciali in ambito sanitario

La rete idrica non è l’unica sorgente. In una struttura sanitaria ci sono apparecchi che usano acqua e possono nebulizzarla o portarla a contatto con mucose e ferite, e che richiedono controlli propri.

  • Riuniti odontoiatrici: le linee idriche sottili e l’acqua stagnante tra un paziente e l’altro favoriscono biofilm. I controlli sono descritti nella guida sui riuniti odontoiatrici.
  • Acqua per emodialisi: ha requisiti chimici e microbiologici specifici, diversi da quelli dell’acqua potabile, illustrati nella guida sull’acqua per emodialisi.
  • Torri evaporative dell’impianto di climatizzazione: possono disperdere aerosol anche fuori dall’edificio, verso parcheggi e ingressi.
  • Apparecchi per terapia respiratoria e umidificatori: vanno riempiti con acqua sterile, non con acqua di rete.

Un errore che si ripete nelle ispezioni è considerare chiuso il problema quando la rete principale è negativa, mentre il caso nasce da un dispositivo mai inserito nel piano.

Esempio di piano operativo annuale

Esempio: un ospedale di medie dimensioni con due centrali di produzione dell’acqua calda, un reparto di oncoematologia e una terapia intensiva. Il gruppo di lavoro, che di solito riunisce direzione sanitaria, ufficio tecnico, comitato per le infezioni correlate all’assistenza e manutentore, organizza l’anno così.

AttivitàChi la svolgeEsito documentato
Revisione della valutazione del rischiogruppo di lavorodocumento aggiornato con mappa dei reparti
Registrazione delle temperatureufficio tecnico, manutentoreregistro con valori di mandata, ritorno e terminali
Flussaggio dei terminali poco usatipersonale di repartocheck-list firmata
Campionamenti programmatitecnico del laboratorioRapporto di Prova per ogni punto
Campionamenti dopo lavori o esiti positivitecnico del laboratorioRapporto di Prova di verifica

Le analisi si affidano a laboratori partner accreditati UNI CEI EN ISO/IEC 17025 che eseguono la coltura secondo UNI EN ISO 11731; le prove sono accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore. Per strutture sanitarie e socio-sanitarie è disponibile la ricerca Legionella dedicata, con prelievo on-site e Rapporto di Prova per ciascun punto.

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Domande frequenti

Qual è il limite di Legionella in un reparto ospedaliero?
Non esiste un limite unico. Il D.Lgs. 18/2023 fissa 1.000 UFC/L per i sistemi di distribuzione interni, ma le Linee guida 2015 chiedono obiettivi più severi dove sono ricoverati pazienti fortemente immunodepressi, fino alla Legionella non rilevabile nei terminali. Il livello da rispettare in ogni reparto va scritto nella valutazione del rischio della struttura, insieme alle azioni previste al superamento.
Ogni quanto si controlla la Legionella in un ospedale?
La frequenza la stabilisce la valutazione del rischio, in base al livello di rischio dei reparti, alla complessità dell’impianto e agli esiti precedenti. I reparti con pazienti ad altissimo rischio richiedono controlli più ravvicinati. I campionamenti vanno ripetuti anche dopo lavori sulla rete, riaperture di reparti chiusi, esiti positivi e ogni volta che si sospetta un caso nosocomiale.
Un caso di legionellosi in un paziente ricoverato è sempre nosocomiale?
No. Secondo le definizioni adottate dalle Linee guida 2015 il caso è accertato come nosocomiale se il paziente era ricoverato da almeno 10 giorni prima dei sintomi. Con ricoveri più brevi il caso può essere probabile o possibile, a seconda che ci siano casi precedenti nella struttura o una corrispondenza tra ceppo clinico e ceppo ambientale.
I filtri al punto d’uso risolvono il problema Legionella?
Proteggono il paziente al singolo terminale, ma non risolvono la contaminazione dell’impianto. Sono utili nei reparti a rischio molto alto e come misura temporanea durante le bonifiche, a condizione di sostituirli alla scadenza del produttore. Il controllo vero resta sull’impianto: temperature corrette, ricircolo efficiente, eliminazione dei rami morti e verifiche analitiche periodiche.

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Revisione tecnica: Giulio Morelli (RSPP — Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione)

Ultimo aggiornamento: 2026-10-16 · Contenuto a cura della redazione di laboratorioaccreditato.org