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Cloro residuo

Che cos’è

Il cloro residuo è la quota di disinfettante a base di cloro che resta disponibile nell’acqua dopo il trattamento. Si distingue in cloro libero, la frazione attiva come disinfettante, e cloro combinato (clorammine), che si forma dalla reazione con composti azotati ed è responsabile del tipico “odore di piscina” e delle irritazioni.

Dove si trova

Nelle acque potabili di reti disinfettate con cloro o ipoclorito, nei serbatoi e negli impianti privati con clorazione, e nelle acque di piscina, vasche idromassaggio e centri termali trattati con prodotti clorati.

Perché si analizza

Un livello adeguato di cloro libero protegge l’acqua da contaminazioni lungo la rete o in vasca; un livello troppo basso riduce la protezione microbiologica, uno troppo alto aumenta sapore sgradevole, irritazioni e formazione di sottoprodotti come trialometani e clorati.

Matrici

Acque potabili, Acque di piscina, Vasche idromassaggio e SPA, Acque termali

Riferimenti normativi

D.Lgs. 18/2023 (All. I), Accordo Stato-Regioni 16/01/2003 (piscine), UNI EN ISO 7393-2

Acqua destinata al consumo umano: per il cloro residuo libero il D.Lgs. 18/2023 indica un valore consigliato di 0,2 mg/L, quando si utilizza la disinfezione a cloro (non è un limite massimo vincolante). Piscine: l’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 indica in vasca un cloro attivo libero di 0,7–1,5 mg/L e un cloro combinato non superiore a 0,4 mg/L (0,2 mg/L nell’acqua di immissione); le norme regionali possono precisare questi valori.

Cloro libero e cloro combinato: perché vanno distinti

Il cloro libero è quello che disinfetta. Quando reagisce con sudore, urina e altri composti azotati portati dai bagnanti forma le clorammine, cioè il cloro combinato: disinfetta molto meno, irrita occhi e vie respiratorie e dà il caratteristico odore. Un forte “odore di cloro” in piscina, quindi, indica spesso troppo cloro combinato e non troppo cloro libero. Per questo i controlli di gestione misurano entrambi e calcolano il combinato come differenza tra cloro totale e cloro libero.

Come si misura

Il metodo di riferimento è quello colorimetrico al DPD (UNI EN ISO 7393-2), che consente di misurare cloro libero e cloro totale. Poiché il cloro si consuma rapidamente, la misura deve essere eseguita sul posto, al momento del prelievo: per questo nelle piscine la si effettua più volte al giorno con kit fotometrici, mentre i controlli eseguiti da tecnico la documentano con strumenti tarati. Le misure e le altre prove richieste sono riportate nel Rapporto di Prova del laboratorio partner, con prove accreditate ove incluse nel campo di accreditamento del laboratorio partner esecutore.

Come interpretare il risultato

Nella rete potabile, un cloro libero rilevabile ai rubinetti periferici indica che la disinfezione arriva fino all’utente; valori nulli in punti lontani o dopo serbatoi suggeriscono ristagni o consumo eccessivo. Valori alti possono dare sapore e odore sgradevoli. In piscina, cloro libero sotto l’intervallo riduce la sicurezza microbiologica; cloro combinato sopra 0,4 mg/L in vasca indica che serve più ricambio d’acqua o un trattamento specifico. Il cloro va sempre letto insieme al pH, che ne condiziona l’efficacia.

Cosa fare se il cloro è fuori intervallo

In piscina regola il dosaggio, verifica il pH e, se il cloro combinato è alto, aumenta il ricambio di acqua nuova e valuta trattamenti di clorazione shock o sistemi di declorazione come i raggi UV. Nelle reti e negli impianti privati, un cloro troppo basso richiede di controllare dosaggi e ristagni; uno troppo alto va corretto per limitare i sottoprodotti. Se il cloro è basso, abbina un controllo microbiologico.

In quali analisi è compreso

Il cloro residuo è incluso nelle analisi delle acque di piscina (profilo base e completo), delle vasche idromassaggio e SPA, delle terme e piscine termali e nell’analisi del cloro residuo e dei sottoprodotti nell’acqua potabile.

Analisi che includono Cloro residuo

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Domande frequenti

Quanto cloro deve esserci nell’acqua del rubinetto?
Il D.Lgs. 18/2023 indica un valore consigliato di 0,2 mg/L di cloro residuo libero quando la rete è disinfettata con cloro. Non è un limite massimo: l’importante è garantire la disinfezione limitando sapore e sottoprodotti.
Perché in piscina c’è un forte odore di cloro?
Di solito per un eccesso di cloro combinato (clorammine), che si forma dalla reazione del cloro con le sostanze portate dai bagnanti. Serve più ricambio d’acqua, non più cloro.
Il cloro residuo si può analizzare con un campione spedito?
No: il cloro si consuma in poche ore, quindi va misurato sul posto al momento del prelievo. Per questo le analisi di piscina prevedono il campionamento da tecnico.

Ultimo aggiornamento: 2026-10-14